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Quando è prevista la compensazione delle spese di lite?

30 Dicembre 2021
Quando è prevista la compensazione delle spese di lite?

Il giudice non può condannare alle spese processuali se c’è un’interpretazione nuova che non è stata ancora rimessa alle sezioni unite della Cassazione.

Prima di iniziare la causa, è bene farsi quattro conti in tasca di quanto si dovrà spendere per essa, considerando anche il costo di un’eventuale sconfitta: sconfitta che, il più delle volte, comporta anche la cosiddetta condanna alle spese processuali ossia l’obbligo di pagare all’avversario tutti i costi da questi sostenuti per il processo, ivi compresa soprattutto la parcella del proprio avvocato.

È tuttavia possibile che il giudice stabilisca, in alternativa, la compensazione delle spese processuali: si tratta di un’eccezione che ricorre in ipotesi non così rare e improbabili. Scopo di questa guida è appunto stabilire quando è prevista la compensazione delle spese di lite.

La condanna alle spese

La regola vuole che chi perde paga. Dunque, il giudice, nello stabilire chi ha ragione e chi ha torto, nella sentenza mette a carico del secondo le spese di lite affrontate dal primo: diritti, onorari, notifiche, contributo unificato, consulenti, periti, avvocato difensore, imposte di registro. Un peso non solo per il portafogli, ma anche e soprattutto per il proprio orgoglio.

Quando l’esito del processo è netto, con una parte completamente sconfitta e l’altra totalmente vittoriosa, non c’è scampo: la condanna alle spese processuali è l’unica soluzione possibile per il giudice. Se così non facesse, la sentenza potrebbe essere appellata limitatamente a tale decisione.  

La compensazione delle spese di lite: casi

Come anticipato, esistono dei casi in cui il giudice può derogare a tale principio optando per la compensazione delle spese processuali. Ciò, sinteticamente, succede quando: 

  • il giudice riconosce le ragioni di entrambe le parti, trovando una soluzione intermedia alle due contrapposte posizioni; 
  • o quando viene affrontata una questione nuova in giurisprudenza, con conseguente incertezza circa l’esito del giudizio; 
  • o ancora quando l’interpretazione di una determinata legge cambia proprio in corso di causa; 
  • o in tutti gli altri casi in cui il giudice lo ritiene giusto, motivando tuttavia la propria scelta.

Qui di seguito tratteremo meglio tali ipotesi definendo appunto quando è prevista la compensazione delle spese processuali.

Soccombenza reciproca

Il primo caso di compensazione delle spese è quello della cosiddetta soccombenza reciproca, ossia quando il giudice respinge in parte la domanda dell’attore e in parte quella del convenuto (ad esempio, la domanda principale del primo e quella riconvenzionale del secondo) o quando accoglie solo alcuni capi dell’unica domanda dell’attore perché gli altri sono privi di prova. Così, ad esempio, se una persona dovesse chiedere un risarcimento di 100mila euro contro un’altra ma gliene dovesse essere riconosciuto solo la metà, il giudice potrebbe disporre la compensazione delle spese. 

Il giudice può disporre una compensazione delle spese:

  • totale quando ogni parte sopporta le spese che ha anticipato dall’inizio del giudizio;
  • parziale quando essa è proporzionata alla misura della reciproca soccombenza (ad esempio, compensa le spese per la metà e pone la restante metà a carico della parte soccombente). In caso di compensazione parziale, per la parte non compensata le spese devono fare carico al convenuto e non all’attore.

La sentenza deve motivare le ragioni della compensazione delle spese. 

Novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza 

Se il giudice decide una questione che non si era mai presentata in precedenza nel panorama della giurisprudenza italiana o se, nel corso del processo, cambia l’interpretazione della Cassazione in merito ad uno dei punti dirimenti della controversia, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese del giudizio tra le parti.

Dunque, l’assenza di un principio “consolidato” di giurisprudenza può giustificare la compensazione delle spese di lite tra le parti. Il che può succedere in presenza di un’interpretazione emersa solo negli ultimi anni e priva di conferma da parte delle Sezioni Unite della Cassazione [1].

Giusta causa

La Corte Costituzionale [2] ha riconosciuto al giudice il potere di compensare le spese tra le parti anche quando sussistono altre gravi ed eccezionali ragioni analoghe rispetto al mutamento della giurisprudenza o alla novità della questione come ad esempio:

  • comportamento preprocessuale della parte vittoriosa in ordine all’instaurazione del giudizio (avvio della causa senza preventivo interpello della controparte per verificare le sue intenzioni);
  • controversia di difficile, incerta o dubbia risoluzione, oppure in presenza di un contrasto;
  • assenza di precedenti giurisprudenziali rinvenibili con riferimento all’oggetto del contendere.

note

[1] Cass. sent. n. 41742/2021.

[2] C. Cost. 19 aprile 2018 n. 77


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