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Che documenti servono per la convivenza?

23 Aprile 2022 | Autore:
Che documenti servono per la convivenza?

Per formalizzare una convivenza di fatto servono un’apposita dichiarazione resa dagli interessati all’ufficio anagrafe del Comune di residenza e un contratto di convivenza.

Tu e la tua ragazza avete deciso di andare a convivere, ovvero di iniziare ad abitare sotto lo stesso tetto sebbene non ancora sposati. Per voi, al momento, il matrimonio può anche attendere. Prima o poi lo celebrerete, forse quando arriveranno i figli. Ma cosa dovete fare per ufficializzare tale unione? Che documenti servono per la convivenza?

La materia è disciplinata dalla legge Cirinnà [1], che ha regolamentato le convivenze di fatto e ha istituito le unioni civili per le coppie omosessuali.

Alla luce di questa normativa, i conviventi di fatto sono due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, matrimonio o unione civile. Non importa se i due conviventi appartengano allo stesso sesso o meno.

I conviventi di fatto, quindi, rientrano nello stato civile libero non essendo legati l’uno all’altro da alcun vincolo matrimoniale né da altro rapporto matrimoniale. Pertanto, non sono considerate convivenze di fatto quelle in cui uno dei due conviventi sia separato dal precedente coniuge ma non divorziato. Inoltre, per essere definiti conviventi di fatto, è imprescindibile il requisito della stabilità del rapporto.

Quali sono i diritti dei conviventi di fatto?

Dalla convivenza di fatto scaturiscono alcuni specifici diritti. Più precisamente:

  • i conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario;
  • in caso di malattia e di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza, nonché di accesso alle informazioni personali secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate previste per i coniugi e i familiari;
  • ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute oppure, in caso di morte, per quanto riguarda la donazione degli organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
  • i conviventi di fatto hanno alcuni diritti inerenti alla casa di abitazione;
  • nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto;
  • i conviventi di fatto hanno particolari diritti nell’attività di impresa;
  • il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno ove ve ne siano i presupposti;
  • il convivente di fatto è equiparato al coniuge superstite agli effetti del risarcimento dei danni in caso di decesso dell’altro convivente derivante da fatto illecito di un terzo;
  • la convivenza di fatto viene inserita nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, qualora l’appartenenza a un nucleo familiare costituisca titolo o causa preferenziale;
  • in caso di cessazione della convivenza di fatto, per l’ex convivente è possibile ottenere dal giudice il diritto di ricevere dall’altro convivente gli alimenti, qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

Che documenti servono per la convivenza?

Per poter rientrare nella categoria dei conviventi di fatto e, di conseguenza, per poter esercitare i diritti e doveri che ne derivano, i due partner devono formalizzare la loro unione attraverso alcuni documenti necessari quali la carta di convivenza e il contratto di convivenza.

Cos’è la carta di convivenza?

La carta di convivenza è il documento con il quale i due conviventi formalizzano la loro unione presso il Comune di residenza tramite un’apposita dichiarazione resa all’ufficio anagrafe. In sostanza, i due conviventi dichiarano di costituire una coppia di fatto e di coabitare nella stessa casa.

La dichiarazione deve essere sottoscritta da entrambi gli interessati e va presentata unitamente alle copie dei documenti di identità.

La dichiarazione può essere resa:

  1. al momento del cambio di indirizzo all’interno dello stesso Comune;
  2. al momento di nuova iscrizione anagrafica per l’immigrazione nel Comune;
  3. successivamente alla costituzione della famiglia anagrafica.

Il documento può essere sottoscritto di fronte all’ufficiale d’anagrafe o inviato tramite fax o per via telematica.

In caso di invio telematico, di solito, è necessario che venga rispettata una delle seguenti condizioni:

  • dichiarazione sottoscritta con firma digitale o qualificata e trasmessa a mezzo posta elettronica semplice o via pec;
  • dichiarazione recante le firme autografe e le copie dei documenti di identità dei dichiaranti scansionate e trasmesse per posta elettronica semplice o a mezzo pec.

A seguito della dichiarazione resa con le modalità sopra indicate l’ufficio anagrafe procede a registrare la convivenza con decorrenza dalla data di presentazione della dichiarazione stessa.

L’ufficio anagrafe provvede comunque ad accertare la sussistenza dei requisiti previsti per l’istituzione della convivenza di fatto (assenza impedimenti e stabile convivenza [2]).

La registrazione della convivenza di fatto si intende confermata trascorsi 45 giorni dalla presentazione della dichiarazione resa o inviata, qualora l’ufficio anagrafe non abbia comunicato la mancanza dei requisiti richiesti dalla legge [3].

A seguito della presentazione della predetta dichiarazione i conviventi di fatto possono ottenere il rilascio del certificato di stato di famiglia.

La convivenza va obbligatoriamente formalizzata?

La convivenza di fatto non deve essere obbligatoriamente registrata all’ufficio anagrafe.

In caso di mancata registrazione, anche quando il rapporto sia stabile e duraturo, si parla di convivenza di fatto non formalizzata. I due conviventi costituiscono comunque una coppia, ma non godono dei diritti propri delle convivenze di fatto formalmente registrate.

In cosa consiste il contratto di convivenza?

I conviventi possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune sottoscrivendo un contratto di convivenza redatto in forma scritta a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato.

Ai fini dell’opponibilità ai terzi e al rilascio della certificazione anagrafica, il contratto di convivenza deve essere trasmesso dal notaio o dall’avvocato che ha redatto l’atto in forma pubblica o che ha autenticato le sottoscrizioni dei conviventi di fatto, al Comune di residenza di questi ultimi entro 10 giorni.

Il contratto di convivenza può contenere indicazioni relative al luogo di residenza dei conviventi, alle loro modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, “in relazione alle sostanze di ciascuno”, e all’eventuale regime patrimoniale di comunione dei beni.

Il regime di comunione dei beni è instaurato solo su specifica richiesta dei conviventi: diversamente, la coppia vive in separazione dei beni. Il regime patrimoniale scelto può in ogni caso essere cambiato dai conviventi in qualsiasi momento.

Il contratto di convivenza si risolve per:

  • accordo delle parti;
  • recesso unilaterale, cioè su esplicita richiesta di uno dei due conviventi;
  • matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona;
  • morte di uno dei contraenti.

La risoluzione del contratto di convivenza deve essere comunicata dal notaio o dall’avvocato all’ufficiale d’anagrafe ai fini dell’aggiornamento della registrazione anagrafica.

Come cessa la convivenza di fatto?

La convivenza di fatto può estinguersi per:

  1. matrimonio/unione civile tra i conviventi o con altre persone;
  2. decesso di uno dei due conviventi;
  3. cessazione della coabitazione (dichiarata dalle parti o accertata d’ufficio);
  4. cessazione del legame affettivo a seguito di dichiarazione di uno o di entrambi i conviventi.

note

[1] L. n. 76/2016.

[2] Art. 36 L. n. 26/2016

[3] Art. 10-bis L. n. 241/1990.


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