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Il giudice ti dà sempre torto? Nessuna “grave inimicizia” per la sostituzione

23 Luglio 2014
Il giudice ti dà sempre torto? Nessuna “grave inimicizia” per la sostituzione

Ricusazione del giudice: respinti i ricorsi dell’avvocato che aveva subìto decisioni avverse in altri procedimenti decisi dallo stesso giudice.

Il giudice ti dà sempre torto in sentenza? In udienza non ti fa parlare, ti contesta puntualmente, rigetta le tue richieste? Credi che ce l’abbia con te per una personale antipatia, non provabile, però, con fatti concreti estranei al processo?

Il codice di procedura civile [1] impone al magistrato di astenersi dal trattare e decidere un giudizio – e, conseguentemente, consente alla parte di chiederne la sostituzione (il termine tecnico è “ricusazione”) – nel caso in cui egli stesso o la moglie abbia una grave inimicizia con una delle parti o alcuno dei suoi difensori.

Tuttavia, l’antipatia “a pelle” non rientra in questa previsione della legge. A chiarirlo è una sentenza di ieri delle Sezioni Unite della Cassazione [2].

La “grave antipatia” cui fa riferimento la norma deve riguardare rapporti estranei al processo e non può, invece, riguardare comportamenti processuali del giudice, ritenuti anomali dalla parte.

Insomma, chi crede che il magistrato ce l’abbia con lui deve provare fatti concreti che rivelino l’esistenza di ragioni di rancore o di avversione.

La grave inimicizia del magistrato deve sempre trovare appiglio in dati precisi, non su semplici ipotesi – anche se fondate sulla statistica delle sentenze – estranei e autonomi rispetto alla realtà processuale. Il che è come dire: tutto ciò che succede in processo non rileva, perché il giudice ha il potere di interpretare il diritto per come meglio crede…

Casi tassativi in cui il magistrato ha l’obbligo di astenersi.

Esistono casi tassativi (non interpretabili in modo analogico ad ipotesi non previste dalla legge) in cui il magistrato ha l’obbligo di astenersi. Ciò avviene:

1. quando egli ha interesse nella causa sottoposta al suo esame;

2. se vi sono legami di parentela con le parti;

3. se il giudice o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito/debito con una delle parti;

4. se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa stessa o ha testimoniato o ha operato in qualità di consulente tecnico;

5. se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, datore di lavoro di una delle parti o è gestore di un ente che ha interesse nello stesso giudizio;

6. in ogni altro caso in cui gravi ragioni di convenienza consiglino al giudice di astenersi dal decidere.

Tale norma mira quindi ad assicurare l’imparzialità del giudice per la pronuncia di un sentenza il più possibile “giusta”.


Chi asserisce che vi sia una “grave inimicizia” col magistrato deve indicare situazioni concrete da cui derivi il rancore o l’avversione del giudicante. Altrimenti il ricorso per ricusazione verrà rigettato.

note

[1] Art. 51 cod. proc. civ.

[2] Cass. S.U. sent. n. 16627/14 del 22.07.2014.

Autore immagine: 123rf com


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