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Corso di studi scelto dai genitori: cosa fare?

31 Dicembre 2021
Corso di studi scelto dai genitori: cosa fare?

I genitori possono imporre al figlio un corso di studi? In caso di contrasti, possono il padre o la madre mandare il figlio via di casa o non pagargli gli studi se non condividono il percorso da questi scelto?

Non tutti i genitori hanno un atteggiamento democratico e rispettoso nei confronti dei figli e di quelle che sono le loro naturali inclinazioni. Così c’è chi vorrebbe imporre loro di seguire un determinato percorso piuttosto che un altro. Ma è legittimo un comportamento del genere? I genitori possono impedire al figlio la frequenza di un corso di studi che non condividono o, al contrario, imporne uno da loro ritenuto più idoneo? 

Cerchiamo di capire cosa fare se il corso di studi viene scelto dai genitori?

Ipotizziamo il caso di un giovane che voglia frequentare un corso universitario che, a detta dei genitori, non offre validi sbocchi occupazionali. Gli impongono così di iscriversi a un’altra facoltà che, almeno sulla carta, dovrebbe favorire maggiormente un impiego. Il ragazzo non ci sta e il padre, per risposta, lo minaccia di mandarlo via di casa e di non mantenerlo più. Un comportamento del genere sarebbe legittimo? E se il giovane fosse minorenne, le cose cambierebbero? Vediamo cosa dice la legge.

L’articolo 30 della Costituzione stabilisce che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio». La norma si riferisce non solo ai minorenni ma anche ai maggiorenni. Questo perché il padre e la madre – anche se separati o divorziati – devono garantire al figlio il mantenimento ed un tenore di vita proporzionato alle loro capacità reddituali fino a quando questi non raggiunge l’indipendenza economica. 

Al mantenimento viene equiparato l’obbligo di istruzione: il che non significa che il padre e la madre devono limitarsi a educare il giovane in casa ma devono anche pagargli le spese per gli studi, anche quelli successivi alla scuola dell’obbligo. 

Il genitore deve consigliare, sicuramente, al figlio il percorso di studi che ritiene più adatto alle sue capacità, ma la scelta finale resta sempre al giovane, anche se minorenne.

Anche la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo stabilisce che il diritto del genitore di educare i figli secondo le proprie idee e convinzioni trova un limite nel rispetto della personalità del figlio.

Nella famiglia moderna i genitori dovrebbero essere capaci di realizzare un bilanciamento tra il proprio sistema di vita e di idee e le tendenze e aspirazioni manifestate dai figli minori.

Costituirebbe quindi non tanto violazione delle norme ma soprattutto un danno psicologico per i figli se un genitore, ad esempio, imponesse una scelta non condivisa che sia un percorso di studio o un matrimonio o reprimesse l’eventuale natura omosessuale del figlio.

Questo significa che se un ragazzo viene mandato via di casa o non riceve alcun sostegno dal padre e dalla madre solo perché ha scelto un percorso di studi che questi non condividono potrebbe procedere legalmente contro di loro – dinanzi al tribunale ordinario se maggiorenne o dinanzi al tribunale dei minorenni se ha meno di 18 anni – per poter ottenere tutela. 

Del resto, al di là delle scelte relative all’istruzione, i genitori restano obbligati a mantenere i figli anche maggiorenni, che – non per loro colpa – non siano ancora in grado di mantenersi da soli. Pena un reato che potrebbe essere oggetto di apposita denuncia presso i carabinieri, la polizia o la Procura della Repubblica. 

I genitori però possono esigere che il figlio porti avanti la scelta intrapresa con coerenza e profitto. In altri termini, potrebbero negargli il mantenimento – e quindi anche il pagamento delle spese relative agli studi – laddove quest’ultimo non dovesse frequentare i corsi, dare gli esami e non profittare dell’occasione che gli è stata data. 



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