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Come si può dimostrare di essere stati minacciati

31 Dicembre 2021
Come si può dimostrare di essere stati minacciati

Se non ci sono testimoni e registrazioni quale prova si può offrire del reato di minaccia?

Una persona, mentre sta guidando in una via piuttosto stretta, urta con lo specchietto della propria auto quello di un altro veicolo che proviene dal senso opposto. I due conducenti si fermano per trovare una soluzione ma il più aggressivo arriva a minacciare l’altro di morte se non lo risarcirà. Quest’ultimo gli dice «Ti denuncio: mi stai minacciando». E l’altro – con una certa faccia tosta – gli risponde «Ora sei tu che mi stai minacciando. E comunque non hai le prove!» consapevole del fatto che, attorno a loro, non c’è nessuno che possa sentire la discussione. 

Ecco una tipica situazione in cui potrebbe sorgere l’interrogativo: come si può dimostrare di essere stati minacciati? Se si è “uno contro uno”, senza testimoni e senza telecamere o registrazioni, quali prove potrebbero essere utilizzate per suffragare la querela? Facciamo il punto della situazione.

Quando c’è reato di minaccia?

Partiamo col dire che minacciare una persona di morte è reato. Anche minacciarla vagamente, senza prospettare quale tipo di azione si intende intraprendere, è reato se il tono e le parole usate sono tali da poter incutere timore. «Vedrai che ti faccio» oppure «Stai attento a te» o ancora «La pagherai cara e amara»: anche se in tali situazioni non si fa alcun riferimento all’uso della violenza o alla morte come conseguenza della propria volontà, c’è comunque il chiaro intento di esercitare un’azione illecita e probabilmente violenta, tale da generare ansia, preoccupazione e timore. Tanto basta per configurare il reato di minaccia.

La minaccia non sussiste quando l’evento prospettato è impossibile («Ti tiro un calcio e ti spedisco sulla luna») o quando non dipende da chi parla («Spero proprio che tu possa ammalarti gravemente» oppure «Ti auguro trent’anni di sfortuna») o quando l’evento non è realizzabile (si pensi a un vecchietto che minaccia un giovane di fargli cadere tutti i denti con un pugno). 

Non è neanche minaccia quella di chi paventa l’esercizio di un proprio diritto. Dire «Ti denuncio» non può essere reato perché l’azione di denunciare è prevista dall’ordinamento. E se anche non dovessero sussistere i presupposti del reato, la legge prevede delle forme di compensazione del danno a carico di chi intraprende azioni legali in malafede (ad esempio, il reato di calunnia) o con colpa (ad esempio, la condanna alle spese processuali).

Cosa si rischia per una minaccia?

Quanto alla pena, esistono due tipi di minaccia. C’è la minaccia che potremmo chiamare “ordinaria”, che incute timore ma non tanto da far perdere il proprio sonno, che è punita con una multa fino a 1.032 euro. 

E poi c’è la minaccia grave che invece è punita con il carcere fino a 1 anno. Si pensi a un mafioso che si presenta sotto casa di un’altra persona facendole chiaramente intendere che, se non pagherà il pizzo, brucerà la sua auto; o a un bullo che chiude una persona in un angolo e la fa circondare da tutti i propri scagnozzi per incuterle paura. Si pensi infine alla minaccia realizzata con un’arma.

Come si dimostra una minaccia?

Veniamo al problema principale: come si fa a dimostrare di essere stati minacciati se non ci sono testimoni o registrazioni? La questione può essere agevolmente spiegata tramite una regola del processo penale, regola in base alla quale le dichiarazioni della vittima del reato assumono, nel processo, valore di prova. In pratica, il giudice può basare la propria decisione, e quindi disporre la condanna, solo sulla base di quanto la parte lesa ha affermato. 

La ragione di tale apparente ingiustizia è di facile comprensione. Se così non fosse, molti reati che si consumano in assenza di testimoni, a “tu per tu” ed in luoghi isolati, non potrebbero mai essere puniti. Si pensi al racket, alla violenza sessuale, alle minacce, alla concussione: sono tutte condotte che vengono compiute in segretezza.

Insomma, nel diritto penale, non vale la regola «è la tua parola contro la mia, quindi nessuna delle due vale di più», regola piuttosto che potrebbe applicarsi nel diritto civile dove le parti in causa non possono essere testimoni.

In ogni caso, le dichiarazioni della vittima non devono apparire né inverosimili né contraddette da riscontri esterni. Invece, laddove credibili, possono da sole giustificare una condanna penale per minaccia.

Attenzione a non abusare però di questo diritto. Difatti, la legge prevede, a carico di chi accusa una persona pur sapendo che è innocente, una incriminazione – anche d’ufficio – per il reato di calunnia che è un reato contro l’amministrazione della giustizia e quindi molto più grave, punito infatti con la reclusione da due a sei anni. 



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