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Pensione unica tra marito e moglie: si può fare?

28 Aprile 2022 | Autore:
Pensione unica tra marito e moglie: si può fare?

Unificare i contributi dei coniugi per ottenere un solo trattamento pensionistico: l’Inps lo consente?

La necessità aguzza l’ingegno, si sa; così, in campo previdenziale, si studiano mille diverse combinazioni per arrivare ai tre fatidici obiettivi: andare in pensione il prima possibile, con l’importo più alto immaginabile e versando il minor ammontare di contributi consentito.

A volte, però, la fantasia supera la realtà; così, relativamente a quei casi in cui la contribuzione posseduta risulti troppo esigua per il diritto a qualsiasi trattamento pensionistico, c’è chi è arrivato a domandare: “la pensione unica tra marito e moglie si può fare?”.

In effetti, non sono poche le persone convinte- forse a causa di un’informazione previdenziale, da parte dei mass media, generalmente superficiale e lacunosa- che i coniugi possano sommare i propri contributi per ottenere un unico trattamento dall’Inps.

Se questa convinzione fosse vera, basterebbero 20 anni di contributi in due (ad esempio 10 anni di versamenti effettuati dal marito e 10 anni dalla moglie) per ottenere, a 67 anni, la pensione di vecchiaia ordinaria dall’Inps.

La posizione previdenziale, tuttavia, è personale: il nostro ordinamento non consente in alcun modo di sommare la contribuzione posseduta da due coniugi.

È anche vero, comunque, che la presenza di un coniuge può avere una certa influenza sul trattamento pensionistico spettante all’altro coniuge: ad esempio, sul diritto all’integrazione al minimo della pensione può influire non solo il reddito del beneficiario del trattamento, ma anche quello della coppia. Lo stesso vale per il diritto alla maggiorazione sociale e all’incremento al milione.

Non dimentichiamo, infine, che le pensioni erogate dall’Inps sono generalmente reversibili al coniuge superstite: alla morte del beneficiario del trattamento, in pratica, una quota della pensione è riconosciuta al coniuge superstite.

Ma procediamo con ordine e osserviamo i principali casi in cui la presenza di un coniuge può influenzare l’ammontare di un trattamento pensionistico.

Integrazione al trattamento minimo della pensione

In primo luogo, il diritto di integrare la pensione al trattamento minimo può non spettare, laddove il reddito dell’interessato, sommato a quello del coniuge, superi determinate soglie.

Ricordiamo che l’importo dell’integrazione al trattamento minimo è pari, per il 2022, a 523,83 euro mensili, 6.809,79 euro annui.

Questa integrazione spetta laddove l’assegno pensionistico risulti inferiore a 523,83 euro mensili e non si applica sulle pensioni calcolate col sistema integralmente contributivo.

L’integrazione al minimo spetta poi in misura ridotta se:

  • il reddito annuo del pensionato supera 6.809,79 euro annui;
  • il reddito annuo del pensionato, sommato a quello del coniuge, supera i 20.429,37 euro annui.

Se il reddito personale e del coniuge supera i 27.239,16 euro nell’anno, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.619,58 euro annui, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Incremento al milione della pensione

I beneficiari di pensione, a determinate condizioni, possono aver diritto all’incremento al milione dell’assegno, cioè ad un aumento del trattamento pensionistico sino a 660,27 euro mensili (valore 2022).

Per avere diritto al beneficio dell’incremento al milione è necessario soddisfare i seguenti requisiti reddituali:

  • redditi propri non superiori a 8.583,51 euro (il valore corrisponde all’importo massimo della pensione con incremento al milione, ossia a 660,27 euro, moltiplicato per 13 mensilità), qualora il beneficiario non sia coniugato;
  • redditi propri di importo non superiore a 8.583,51 euro e redditi propri cumulati con quelli del coniuge di importo annuo non superiore a 14.662,96 euro, qualora il beneficiario sia coniugato e non legalmente ed effettivamente separato.

Assegno sociale

L’assegno sociale non è un trattamento previdenziale, ma di assistenza: spetta agli over67, non titolari di pensione (è compatibile limitatamente con la prestazione soltanto la pensione calcolata con sistema interamente contributivo), il cui reddito proprio e del coniuge non superino determinate soglie.

Nel dettaglio, per il 2022, l’importo mensile dell’assegno sociale è pari a 467,65 euro, mentre l’importo annuo è pari a 6.079,45 euro. I limiti reddituali massimi annui sono pari a 6.079,45 euro, 12.158,90 euro se il pensionato è coniugato (il limite di reddito maggiore si riferisce alla coppia).

Se il titolare o il coniuge possiedono redditi, l’importo della prestazione viene corrispondentemente ridotto.

Il reddito del coniuge influisce, sulla base di soglie diverse, anche sul diritto alla pensione sociale, nonché alle maggiorazioni sociale ed agli incrementi al milione delle prestazioni di assistenza.

Moglie, marito e pensione

In base a quanto osservato, è chiaro che la presenza del coniuge non influisce positivamente, ma negativamente, sui trattamenti pensionistici e di assistenza.

In parole semplici, i contributi previdenziali del coniuge non servono per ottenere il diritto a pensione, ma le entrate del coniuge possono comportare la perdita della maggior parte delle prestazioni collegate al reddito.



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