Diritto e Fisco | Articoli

Se qualcuno mi deruba e mentre si allontana, sparo, verrò accusato?

31 Dicembre 2021
Se qualcuno mi deruba e mentre si allontana, sparo, verrò accusato?

Legittima difesa: si può usare un’arma come una pistola contro un ladro?

Un lettore ci chiede: se qualcuno mi deruba e, mentre si allontana, sparo, verrò accusato? La risposta è affermativa e l’accusa sarà quella di lesioni o di omicidio a seconda delle conseguenze procurate al ladro. La ragione di tale conclusione è facilmente spiegabile.

Il comportamento di chi spara nei confronti del ladro potrebbe essere qualificabile come legittima difesa solo sussistendo i presupposti di tale causa di giustificazione, presupposti molto stringenti posti a tutela della (sola) integrità fisica (ne abbiamo già parlato ampiamente nell’articolo Ladro entra in casa col coltello: posso sparare?). Il discorso può essere sintetizzato nei seguenti termini. 

La legittima difesa può essere esercitata, anche con un’arma da fuoco, solo quando sussiste un grave ed imminente pericolo alla propria o altrui persona, secondo una valutazione ex ante (non ex post). Il che significa che, se nel momento specifico in cui la vittima viene aggredita dal malvivente, questa ha un fondato motivo di sentirsi minacciata, può esercitare una violenza proporzionata a quella subita se non ha altre vie di fuga. Il ricorso alla legittima difesa deve essere dunque l’ultima spiaggia per poter difendere sé o altri da un pericolo. 

Il pericolo deve essere non solo imminente e grave, ma anche diretto all’integrità fisica della vittima. Non si può quindi esercitare la legittima difesa per difendere il proprio patrimonio, ossia per recuperare il maltolto al ladro che scappa. Questo perché, nella scala dei valori costituzionali, il patrimonio viene posto su un livello inferiore rispetto alla salute.

Dunque, non si può sparare a qualcuno che si allontana per le seguenti ragioni:

  • il pericolo non è più imminente ma è ormai scampato (il ladro sta scappando e quindi non c’è più il rischio che questi possa adottare un comportamento violento sulla vittima);
  • l’attentato subìto non è all’integrità fisica della vittima ma al suo patrimonio che, come detto, non consente il ricorso alla legittima difesa (strumento questo posto a tutela solo della salute e non dei beni personali);
  • sparare non è l’unica via per risolvere il problema, potendo la vittima proporre querela. Difatti, l’uso della violenza non è tollerato dall’ordinamento per riprendere la refurtiva. In tal caso, si può essere denunciati anche per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. 

Le cose andrebbero diversamente se il furto fosse ancora in atto e il ladro, armato, dovesse dimostrare di poter costituire un serio pericolo per la sicurezza della vittima. In tal caso se questa, in base a una valutazione preventiva fatta sul momento, dovesse giudicare imminente un attacco, potrebbe difendersi usando un’arma da fuoco.

Ci si chiederà perché tanto garantismo nei confronti dei criminali. In realtà, non è questo il modo corretto di prospettare la questione. Lo Stato è tenuto a garantire e rispettare il senso di dignità, di umanità e il diritto alla vita delle persone anche quando queste non sono state umane né rispettose della vita altrui. 

È innegabile che, di fronte a efferati delitti, che procurano un generale senso di indignazione e rabbia, sia difficile accettare il principio costituzionale del trattamento “umano e civile” nei confronti di coloro che vengono definiti e percepiti come veri “mostri”. Ma la comunità, lo Stato hanno il compito di affrontare anche queste situazioni con pacatezza e autorevolezza: la storia dimostra l’assoluta inutilità di comminare pene come la tortura e la pena di morte al fine di prevenire i delitti. Basti ricordare che nei Paesi dove le pene vengono applicate con crudeltà e si infligge la pena di morte, il numero dei delitti gravi, lungi dal diminuire, aumenta progressivamente. In Cina, ad esempio, vengono giustiziati migliaia di condannati all’anno ma i delitti, anche efferati, sono costantemente in aumento. 

La scelta di vietare l’uccisione di un essere umano adottata dal legislatore costituzionale il cui rispetto è imposto a chiunque, anche allo Stato, rappresenta un importante esempio di comparazione tra valori e diritti fondamentali, ed è fondata comunque sul principio di proporzionalità. In sostanza, le forze dell’ordine possono legittimamente fare uso delle armi nei confronti di chi stia violando la legge ponendo in grave e imminente pericolo la loro incolumità personale o la vita di cittadini inermi.

Analogamente, la stessa regola si applica nei casi di legittima difesa tra privati. Chi stia subendo un’aggressione può legittimamente difendersi opponendo una resistenza proporzionata alla gravità dell’aggressione. Se si riceve un pugno, sarà legittimo difendersi con azioni di pari intensità ma non sarà legittimo usare, a scopo difensivo, un coltello o una pistola che comporterebbero lesioni gravi o la morte dell’aggressore.

Lo stesso criterio vale nelle ipotesi di eventuale violazione del domicilio (abitazione o luogo di lavoro) da parte di ladri o di rapinatori. Se i malintenzionati mostrano di voler solo sottrarre beni materiali, ci si potrà opporre nei limiti del possibile, senza ricorrere all’uso delle armi provocando la morte del ladro quando questi non abbia armi e non le esibisca. 

Insomma i padri costituenti, nella comparazione tra il valore della vita e quello del denaro o di beni economici, riconoscono prevalenza al diritto alla vita. Il tutto si può chiaramente evincere dall’articolo 26 della Costituzione. 

È questa una scelta di civiltà universalmente praticata negli Stati civili. L’eventuale previsione, anche con legge ordinaria, di un uso legittimo delle armi nei confronti di chi stia aggredendo solo beni materiali, sarebbe costituzionalmente illegittima, perché comporterebbe la violazione di principi e valori riconosciuti non solo nella Costituzione italiana nonché l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948.



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2 Commenti

  1. Statisriche alla mano colui che esegue un furto nella sostanza non viene perseguito; anzi la mancanza di pene effettivamente applicate incoraggia altri soggetti ad emulare. Le norme caute e civili della Costituzione andavano bene allora quando la criminalità’ era “acqua fresca” . Oggi non piu’ e neppure funzionano le norme attuali come deterrente . Occorre applicare pene piu’ severe ed aumentare l’ edilizia carceraria; diversamente si incentiva il ricorso alla vendetta applicata mafiosamente- Meglio la vera punizione deterrente applicata dallo Stato se si vuole evitare un futuro autoritarismo di destra o le pene alternative inflitte da comportamenti mafiosi- Dove non funziona la giustizia ordinaria dello Stato si è tenuti a ricorrere alla “giustizia alternativa” dei Mafiosi.

  2. Articolo con commenti indegni e concetti faziosi e parziali a grottesco sostegno della protezione dei criminali.
    Fermo restando la fermezza nell’evitare il far west.
    Ma un discorso realmente resposabile e sensato sarebbe troppo lungo per il contesto.
    Rimane la mia assoluta riprovazione delle aberranti logiche sostenute a difesa dei criminali.

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