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Risoluzione contratto e determinazione risarcimento danni

30 Aprile 2022 | Autore:
Risoluzione contratto e determinazione risarcimento danni

Inadempimento contrattuale: quali sono le conseguenze? Come si calcola il risarcimento che tocca a chi ha rispettato gli accordi?

Il contratto è un impegno vincolante che si assume con un’altra persona; se si viene meno all’accordo, ci sono delle conseguenze da pagare, prima fra tutte quella di risarcire i danni. Ad esempio, se acquisti un bene e il venditore ti promette di consegnartelo entro una certa data, il mancato rispetto del termine giustifica l’annullamento dell’accordo e perfino il diritto a ottenere il pagamento dei danni, se ne hai subiti. Con questo articolo parleremo proprio di questi argomenti, e cioè della risoluzione del contratto e della determinazione del risarcimento dei danni.

Come vedremo di qui a breve, è vero che la legge dà diritto a ricevere il risarcimento nel caso di inadempimento ingiustificato della controparte, ma è altrettanto vero che bisogna dimostrare, davanti al giudice, in cosa siano consistiti questi danni. Ad esempio, se la torta nuziale non viene consegnata in tempo per il matrimonio, è chiaro che gli sposi subiranno un pregiudizio che il pasticcere dovrà risarcire. Vediamo allora come funziona la determinazione del risarcimento dei danni in caso di risoluzione del contratto.

Risoluzione del contratto: cos’è?

La risoluzione non è altro che la cancellazione di un contratto per via del mancato rispetto degli accordi presi. La risoluzione può avvenire:

  • perché una delle parti non adempie colpevolmente agli obblighi nascenti dal contratto (risoluzione per inadempimento);
  • perché una delle prestazioni è diventata impossibile (risoluzione per impossibilità sopravvenuta). Si pensi alla concessionaria che non può più consegnare l’auto perché è andata distrutta per via di una violenta tromba d’aria, oppure all’artista che non può più esibirsi a causa di una malattia;
  • perché una delle prestazioni è diventata eccessivamente onerosa, così da alterare l’iniziale equilibrio dell’accordo (risoluzione per eccessiva onerosità). Si pensi a chi si è impegnato, per pochi soldi, a consegnare un carico di legname divenuto praticamente introvabile a causa dei numerosi incendi.

Insomma: si ha risoluzione ogni volta che il contratto non può più essere rispettato.

Risoluzione: quando c’è diritto al risarcimento dei danni?

Nel caso di risoluzione del contratto per inadempimento, la legge (art. 1453 cod. civ.) dice che la parte che ha rispettato l’accordo ha diritto al risarcimento dei danni.

In altre parole, la persona che rispetta l’impegno preso con il contratto può chiedere all’altra, che invece è inadempiente, di risarcirgli il danno.

Insomma, per farla breve, in caso di inadempimento si può chiedere insieme:

  • la risoluzione del contratto;
  • il risarcimento dei danni.

Ciò perché la risoluzione è causata dall’inadempimento colpevole dell’altra parte, la quale si è sottratta illegittimamente all’impegno inizialmente preso. Il risarcimento, dunque, rappresenta una vera e propria sanzione a carico di chi si è tirato indietro.

Paolo porta l’auto dal meccanico, il quale si impegna a ripararla in tempo utile perché possa essere usata per un importante viaggio di lavoro che Paolo dovrà intraprendere. Il meccanico non rispetta il termine stabilito, impedendo a Paolo di effettuare il viaggio. Paolo potrà dunque chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni.

Risoluzione del contratto: quali effetti ha?

La risoluzione ha effetti retroattivi, nel senso che cancella il contratto sin dall’inizio; in pratica, è come se l’accordo non fosse mai esistito. Da tanto deriva che:

  • se nessuna delle parti ha eseguito la propria prestazione, allora non saranno più tenute a farlo nemmeno per il futuro, salvo il diritto al risarcimento dei danni a favore di chi non si è reso inadempiente;
  • se una delle parti ha eseguito la propria prestazione e l’altra no, si avrà diritto alla restituzione di quanto già dato, oltre al risarcimento dei danni;
  • se il contratto ha natura continuata o periodica (come l’abbonamento al servizio telefonico, ad esempio), la risoluzione vale solo per il futuro.

Facciamo un esempio per ciascun caso appena elencato.

Francesco porta la sua auto dal meccanico. Se questi non gliela ripara, Francesco non dovrà pagargli nulla, ma avrà comunque diritto al risarcimento dei danni.

Matteo ha pagato il sarto perché gli modifichi l’abito in tempo per la cerimonia. Se il sarto non rispetta il termine stabilito, Matteo avrà diritto alla restituzione di quanto pagato, oltre al risarcimento dei danni.

Paolo recede dal contratto di telefonia perché ha dei problemi con la connessione internet. Poiché il contratto è di durata, non potrà chiedere la restituzione di quanto pagato in precedenza, cioè quando il servizio era funzionante. Potrà però non pagare più in futuro e chiedere il risarcimento.

Insomma: la risoluzione ha effetti retroattivi solo per i contratti ad esecuzione istantanea, cioè quelli che esauriscono i propri effetti immediatamente (si pensi alla compravendita, ad esempio), mentre per i contratti di durata ha effetti solo per il futuro.

Risoluzione: quando non si può chiedere?

Per legge (art. 1455 cod. civ.), non è possibile chiedere la risoluzione se l’inadempimento dell’altra parte ha scarsa importanza.

Ad esempio, se il venditore ritarda di dieci minuti la consegna, non si potrà di certo chiedere la risoluzione, a meno che quel minimo ritardo non è stato determinante per l’interesse del creditore.

Risarcimento in caso di risoluzione: come si calcola?

Abbiamo più volte detto che la risoluzione del contratto dà diritto a chiedere il risarcimento dei danni alla parte che non è venuta meno all’impegno assunto. Come si determina l’importo concreto di questo risarcimento?

Ebbene, si deve ritenere che il risarcimento non debba corrispondere al valore della controprestazione che è rimasta inadempiuta, in quanto la risoluzione comporta la perdita del diritto a tale prestazione. In altre parole, il risarcimento non può prendere il posto del bene che non si è ricevuto.

E così, se Paolo paga un pittore perché gli faccia il ritratto, il mancato rispetto di quest’obbligazione non gli conferisce il diritto a un risarcimento pari al valore che avrebbe avuto il dipinto.

Ma allora come si determina l’importo del risarcimento? Tenendo conto del danno o del mancato guadagno che è stato causato dall’inadempimento altrui.

Ad esempio, se la mancata consegna dell’abito da sposa fa saltare le nozze, l’atelier potrà essere costretto a pagare un risarcimento equivalente alla spese che i futuri coniugi hanno dovuto sostenere per organizzare nuovamente la cerimonia.

Se il carrozziere non consegna l’auto in tempo per consentire al proprietario di spostarsi per lavoro, il risarcimento sarà pari al mancato guadagno o alla perdita economica che il creditore avrà subito per l’impossibilità di spostarsi.

Se il venditore non consegna il pianoforte in tempo per l’esibizione del pianista, dovrà risarcire un danno che ricomprende sia il compenso che l’artista non ha ricevuto per la mancata performance, sia l’eventuale danno all’immagine e alla reputazione patito da quest’ultimo.

Da tanto deriva che la parte interessata ad avere il risarcimento dovrà:

  • dimostrare di aver subito un danno dall’inadempimento, anche solo morale;
  • quantificare l’entità di suddetto danno, parametrandola al danno concreto che ha subito oppure al mancato guadagno derivante dall’inadempimento. come visto negli esempi sopra riportati.


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