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Cos’è lo sciopero selvaggio

2 Gennaio 2022
Cos’è lo sciopero selvaggio

Il diritto di sciopero, il divieto di licenziamento e lo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

La nostra Costituzione ha riconosciuto allo sciopero natura di diritto, così irrobustendo, con una difesa politica e sindacale, il diritto al lavoro. 

Negli ultimi tempi, tuttavia, il ricorso allo sciopero come strumento di lotta si è andato progressivamente diradando, per effetto di forme più evolute di mediazione praticate dai sindacati, talvolta con l’appoggio dei partiti e il coinvolgimento anche di governi sensibili alle esigenze dei lavoratori. 

In tutto questo però si sente ancora parlare di «sciopero selvaggio». Cos’è lo sciopero selvaggio? 

Partiamo col definire il concetto di sciopero. Cos’è lo sciopero? Con lo sciopero si sospende temporaneamente sia la prestazione lavorativa che l’obbligo della retribuzione: in pratica, il lavoratore che sciopera non può essere licenziato ma non riceve lo stipendio per tutte le giornate in cui si protrae lo sciopero. Tale sospensione dunque non incide né ha dirette conseguenze sulla validità del rapporto di lavoro, rapporto che, terminato lo sciopero, resta in vita in relazione a tutti gli altri profili. 

La legge 604/1966 ha dichiarato nullo il licenziamento determinato dalla partecipazione ad attività sindacale e, quindi, allo sciopero. Lo sciopero è disciplinato anche dallo Statuto dei lavoratori (Art. 15, 16 e 28).

Per i lavoratori lo sciopero ha un costo, corrispondente alla parte della retribuzione che viene loro sottratta in proporzione alla durata dell’astensione dal lavoro. Ma l’efficacia dello sciopero risiede nell’interruzione della produzione di beni o servizi, che genera una mancanza di profitto nel datore di lavoro, costretto quindi ad accogliere le pretese dei lavoratori.

Non di rado lo sciopero viene praticato dai sindacati anche nelle aziende di Stato, e comunque in quelle che offrono servizi pubblici, come ad esempio nel settore dei trasporti o della sanità, della scuola, della giustizia. In questi casi, l’interruzione delle attività e dei servizi causa danni e disagi ad un numero indefinito di cittadini, utenti dei servizi interrotti ma del tutto estranei alla contesa tra lavoratori e datore di lavoro. I lavoratori in questo caso, esercitando il diritto di sciopero, tendono a far leva sul malcontento e sulle proteste dei cittadini danneggiati per esercitare pressioni nei confronti degli organi politici o governativi, allo scopo di ottenere l’accoglimento delle loro richieste.

A causa dei contrasti sociali che scaturiscono da forme di sciopero irregolari e lesive di interessi dei cittadini, che non a caso vengono definiti scioperi selvaggi, è stata emanata una legge (legge n. 146 del 1990) che regolamenta l’esercizio del diritto di sciopero, rendendo obbligatorio il preavviso o vietando l’astensione dal lavoro se non tempestivamente preannunziata e organizzata per garantire i servizi urgenti non dilazionabili, come alcuni servizi pubblici essenziali, e quelli posti a tutela della salute, della libertà e della sicurezza dei cittadini (ad esempio, forze di polizia, servizi sanitari di urgenza, come i pronto soccorso e chirurgia, ecc.).



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