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Matrimonio: si può regalare denaro in busta?

2 Gennaio 2022
Matrimonio: si può regalare denaro in busta?

Donazioni di contanti per le nozze: si pagano le tasse? Possono essere versati sul conto corrente? 

In occasione di un matrimonio si può regalare denaro in busta? La lotta al contante e i controlli fiscali lasciano sempre una serie di interrogativi, anche quando si tratta di donazioni di modico valore come appunto quelle legate alle nozze.

Sicuramente, è preferibile un regalo in denaro che uno in natura. Non fosse altro per il fatto che il secondo potrebbe non incontrare i gusti del beneficiario. È vero: il classico portavasi, la candeliera o il vassoio in argento possono essere acquistati con lo sconto e, in questo modo, l’invitato riesce a dimostrare di aver contribuito economicamente in misura superiore ai bisogni della giovane coppia rispetto al prezzo versato al venditore; ma il vecchio caro contante è sicuramente più utile, specie in un momento in cui i coniugi devono affrontare numerosi costi per la dotazione della casa. 

Bisogna però considerare due aspetti. Il primo è quello della possibilità di regalare contanti in busta: quali sono i limiti imposti dalla normativa sulla tracciabilità dei pagamenti (i cosiddetti obblighi di antiriciclaggio)? Il secondo è quello dei controlli fiscali: cosa potrebbe succedere se, all’indomani del matrimonio, uno dei due coniugi dovesse versare, sul proprio conto corrente, una somma particolarmente elevata, costituita dalla somma di tutte le donazioni ricevute? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Donazioni obnuziali fatte prima del matrimonio

Le donazioni fatte in occasione del matrimonio hanno uno specifico nome: si chiamano donazioni obnuziali e sono disciplinate dall’articolo 785 del Codice civile. 

In verità, la donazione obnuziale è quella fatta in vista di un matrimonio futuro, non ancora celebrato. Quella dunque avvenuta già al successivo ricevimento, dopo la cerimonia in chiesa o al Comune, è una donazione ordinaria. Ma c’è chi non coglie questa differenza e parla indistintamente di «donazione» nell’uno e nell’altro caso. 

La donazione obnuziale è sia quella fatta da un coniuge nei confronti dell’altro che quella fatta da terzi. Il beneficiario della donazione può essere uno o entrambi i coniugi, oppure il figlio di questi che ancora non è nato.

Diversamente da quanto avviene nella donazione tipica, in tali ipotesi la donazione:

  • si perfeziona senza bisogno di accettazione, a seguito della celebrazione del matrimonio a condizione che nell’atto pubblico sia espressamente indicato che la donazione è motivata dal matrimonio stesso;
  • non può essere revocata dal donante né per ingratitudine del donatario né in caso di sopravvenienza di figli;
  • non obbliga il donatario a prestare gli alimenti al donante.

L’eventuale annullamento del matrimonio comporta la nullità della donazione.

A seguito della separazione dei coniugi o di divorzio il bene donato diventa di proprietà esclusiva del donatario della liberalità così come risulta dall’atto pubblico.

Se dall’atto non è possibile individuare il donatario, è necessario accertare se l’attribuzione è stata posta a favore di entrambi i coniugi o di uno solo, considerando che nella maggior parte dei casi la donazione per futuro matrimonio è destinata alla nascente famiglia e non a un donatario determinato. Se anche dalla natura del bene non è possibile individuare il donatario, l’oggetto della donazione viene diviso come qualsiasi altro bene comune.

Contanti in busta dopo il matrimonio: è legale?

Il regalo di denaro in contanti fatto dopo la cerimonia nuziale e messo in una busta chiusa è una normale donazione di modico valore. Come tale: 

  • non è tassato [1]: i coniugi non dovranno quindi dichiarare all’Agenzia delle Entrate gli importi ricevuti anche se l’importo derivante dalla somma di tutte le donazioni ricevute dovesse assumere un valore consistente; 
  • non richiede l’atto pubblico (ossia il rogito notarile) [2]: possono quindi essere effettuati verbalmente o con la semplice consegna del denaro, senza bisogno di firmare contratti o altre scritture private. Se però l’importo dovesse essere di notevole valore (ad esempio, 50.000 euro) sarà necessario il notaio, sotto pena di nullità della donazione. Il semplice trasferimento è sufficiente per le donazioni di modico valore, tali considerate in rapporto alle condizioni economiche del donante; non vi sono, pertanto, regole definite, ma bisogna valutare se nel caso concreto la liberalità possa essere considerata ordinaria/irrisoria in rapporto al patrimonio del donante.

Ci occuperemo meglio degli aspetti fiscali nel successivo paragrafo. Vediamo ora se, e fino a che importo, si possono mettere contanti in busta per il matrimonio.

La legge vieta scambio di contanti, tra persone diverse, per importi superiori a 999,99 euro (limite imposto a partire dal 1° gennaio 2022). Questo significa che se la donazione avviene per 1.000 euro o valore superiore, il denaro deve essere trasferito a mezzo di strumenti tracciabili.

Qualora si dovesse superare il limite all’uso dei contanti appena indicato scatta una sanzione amministrativa, sia per il donante che per il donatario, che può andare da 1.000 a 50.000 euro. 

Tali regole valgono anche per i regali di matrimonio. Dunque, è possibile regalare denaro in busta per il matrimonio fino a 999,99 euro; in caso di superamento della soglia bisognerà optare per altre modalità come:

  • un assegno bancario o circolare;
  • un bonifico;
  • una carta di credito ricaricabile;
  • un vaglia postale.

Contanti in busta: vanno dichiarati?

Sono escluse dall’imposta le donazioni o liberalità previste da alcuni articoli del Codice civile, e tra queste, sono ricomprese le erogazioni liberali per le spese di mantenimento, educazione, malattia, abbigliamento e nozze. Peraltro, anche la stessa amministrazione finanziaria ha confermato quanto sopra. La circolare n. 3/2018 dell’Agenzia delle Entrate specifica chiaramente che le donazioni di modico valore non scontano l’imposta sulle donazioni.

Sono da considerare di «modico valore» tutte le donazioni che non comportano un particolare impoverimento per il donante, come appunto la normale donazione che gli invitati, i parenti o anche i testimoni di nozze fanno agli sposi.

Regali di matrimonio: si possono versare in banca?

È verosimile che, nel momento in cui si dovesse procedere a versare i contanti in banca, questa potrebbe chiederne la provenienza, secondo gli obblighi imposti dalla legge sull’antiriciclaggio. Il correntista dovrà dedurre che trattasi di donazioni di matrimonio, eventualmente allegando copia dell’atto stesso che certifica le nozze. 

La banca non sarà però la sola ad accorgersi del versamento di contanti. Anche l’Agenzia delle Entrate ha la facoltà di rilevare lo spostamento di denaro. Il che potrebbe determinare, nella peggiore delle ipotesi, un accertamento fiscale, dovendo il contribuente dimostrare sempre la provenienza del denaro versato sul conto. Qui potrebbero sorgere le difficoltà legate al fatto che, come anticipato, le donazioni possono avvenire “a mani” ossia tramite le buste. Riteniamo che la dimostrazione della concomitanza tra versamento e atto di matrimonio, con il numero di invitati risultante dalla fattura rilasciata dal locale ove si è tenuto il ricevimento, possa essere una valida prova per vincere le presunzioni del Fisco. Tuttavia, qualora si vogliano evitare o ridurre i problemi, si potrebbe procedere a versare in banca solo una parte dell’importo, lasciando il residuo per le imminenti spese che la neo costituita famiglia andrà sicuramente a sostenere nelle settimane successive. 


note

[1] Agenzia Entrate, circolare n. 3/2018

[2] Art 783 cod. civ.

Autore immagine: depositphotos.com


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