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Cos’è un accertamento fiscale?

2 Gennaio 2022
Cos’è un accertamento fiscale?

La tutela da Agenzia Entrate: gli accertamenti fiscali e gli avvisi di liquidazione, la differenza con le cartelle di pagamento e i possibili motivi di contestazione. 

Cos’è un accertamento fiscale e come ci si difende da esso? Quali sono le possibili contestazioni che si possono sollevare contro un atto dell’Agenzia delle Entrate, del Comune o della Regione? C’è chi, solo a sentire la parola “accertamento”, trema e chi invece tratta la questione con la stessa leggerezza con cui si affrontano le banali multe stradali. In realtà, c’è poco da scherzare quando l’Agenzia delle Entrate si accorge di una irregolarità tributaria. Da un lato, infatti, le sanzioni possono anche arrivare al 100% dell’importo evaso; dall’altro lato, superate determinate soglie di evasione, scatta il reato e, quindi, la condanna penale (soglie variabili a seconda del tipo di illecito). Senza contare che, chi vuol fare ricorso al giudice si troverà a dover combattere contro una serie di «presunzioni» a favore del Fisco: ossia meccanismi processuali che esonerano l’Agenzia delle Entrate dall’onere della prova e lo addossano invece sul contribuente. Come dire: il cittadino si presume evasore salvo prova contraria (succede ad esempio nel caso del versamento di contanti sul conto corrente o di bonifici ricevuti quando non si possa documentare la provenienza del denaro). Vediamo allora cos’è un accertamento fiscale e come comportarsi. 

Cos’è l’accertamento fiscale?

Con il termine «accertamento» si indica, in linea generale, il provvedimento con cui il Fisco (sia quello Statale che degli enti locali, come Comuni e Regioni) chiede il pagamento di maggiori tributi rispetto a quelli già versati o non versati affatto dal contribuente. Ecco perché si parla di provvedimento impositivo o, ancora, di recupero a tassazione. 

Con il termine «accertamento» si può anche indicare il procedimento, ossia l’insieme delle attività amministrative che portano all’emanazione dell’atto impositivo finale. 

Insomma, l’accertamento è sia l’attività amministrativa con cui il Fisco verifica se c’è stata un’evasione, sia il provvedimento notificato al contribuente con cui gli si intima il pagamento.

L’atto di accertamento può essere emanato solo da un ente pubblico: tipicamente, l’Agenzia delle Entrate per i tributi dovuti allo Stato; ma può anche essere un ente locale (si pensi al Comune che potrebbe contestare il mancato pagamento dell’Imu o della Tari, l’imposta sui rifiuti; o alla Regione che potrebbe richiedere il bollo auto non versato dall’automobilista). 

L’atto di accertamento può assumere diversi nomi. In particolare, si parla di avviso di accertamento quando ha ad oggetto tributi come Irpef, Iva o Imu. Si parla invece di avviso di liquidazione per l’imposta di registro o di successione.

La differenza tra accertamento fiscale e cartella esattoriale

Non emette accertamenti fiscali l’Agenzia Entrate Riscossione che è l’ente delegato dalle pubbliche amministrazioni rivolto invece a recuperare coattivamente gli importi non versati dai contribuenti per come accertati con gli atti impositivi. Tale recupero viene anticipato da un atto detto «cartella esattoriale», che contiene l’invito ad adempiere bonariamente entro 60 giorni. 

Dunque, prima viene emesso e comunicato al contribuente l’accertamento da parte dall’ente titolare del credito (Agenzia Entrate, ecc.); successivamente, viene notificata la cartella esattoriale da parte dell’Agente per la riscossione esattoriale che, come abbiamo appena detto, è Agenzia Entrate Riscossione per i crediti statali (mentre per i crediti dovuti agli enti locali si tratta, il più delle volte, di società private con cui l’ente stesso ha stretto una convenzione). 

A breve, Agenzia Entrate Riscossione verrà accorpata all’Agenzia delle Entrate.

Come deve essere l’accertamento fiscale?

Torniamo a comprendere cos’è l’accertamento fiscale. Al di là delle diverse denominazioni che l’atto può assumere (avviso di accertamento, avviso di liquidazione, atto impositivo, atto di recupero a tassazione, ecc.), esso ha sempre lo stesso contenuto e le medesime caratteristiche di base.

La motivazione

In primo luogo, l’accertamento fiscale deve essere motivato: deve cioè spiegare in modo chiaro e comprensibile le ragioni poste alla base della richiesta di maggiori pagamenti, indicando sia i fatti rilevanti, sia le norme di diritto che si assumono violate. E ciò a garanzia del contribuente, in modo da consentirgli di contestare la pretesa impositiva e presentare eventualmente ricorso al giudice, potendosi difendere in merito al ragionamento fatto dal Fisco. E se l’accertamento richiama altri atti o documenti, che ne integrano la motivazione, questi devono esservi allegati. 

Se la motivazione dell’accertamento è incompleta o contraddittoria, l’accertamento stesso è illegittimo e può essere contestato. 

La tempestività

In secondo luogo, l’accertamento deve essere tempestivo. Vi sono regole sia generali, sia puntuali per ogni tipo di imposta, che limitano nel tempo la facoltà della Pubblica Amministrazione di pretendere ulteriori pagamenti. Sono i cosiddetti termini di decadenza e di prescrizione. Tanto per fare qualche esempio, la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di recuperare dei redditi non dichiarati svanisce dopo 5 anni dall’anno in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi (si pensi a un contribuente che non ha fatturato un determinato importo ricevuto da un cliente); la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di contestare invece la mancata comunicazione della dichiarazione dei redditi è di 7 anni da quando la stessa dichiarazione andava presentata. Allo stesso modo, la Regione ha 3 anni di tempo per recuperare il bollo auto, decorrenti dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta doveva essere versata. 

A garanzia del contribuente, le maggiori pretese emesse una volta decorsi i termini di prescrizione o decadenza sono illegittime e, quindi, contestabili.

La forma

In terzo luogo, l’accertamento deve rispettare precisi requisiti di forma. Ad esempio, deve essere sottoscritto dal funzionario responsabile o incaricato (sottoscrizione che ora può essere anche digitale); e deve essere notificato al contribuente con raccomandata a.r., con consegna a mani o con Pec.

Anche in tale ipotesi, il mancato rispetto delle regole appena indicate comporta l’illegittimità dell’atto di accertamento e la sua impugnabilità dinanzi al giudice. 

L’impugnazione dell’accertamento fiscale

Ogni accertamento fiscale può essere impugnato dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale in primo grado e dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale in appello. Il termine per l’impugnazione è di 60 giorni dall’avvenuta notifica, scaduto il quale l’atto, seppur illegittimo, diventa definitivo e immediatamente esecutivo, consentendo così l’iscrizione a ruolo del tributo e l’avvio delle pratiche di riscossione tramite l’Agente per la riscossione (con la notifica della cartella di cui abbiamo parlato sopra). 

Lo Statuto dei contribuenti impone che l’accertamento fiscale contenga tutte le informazioni necessarie all’impugnazione, indicando sia il giudice innanzi al quale il ricorso può essere presentato, sia i termini entro cui va effettuato, sia il nominativo del responsabile del procedimento (a pena di nullità dell’atto).

Il pagamento in misura ridotta dell’accertamento

Se il contribuente non intende fare ricorso contro l’accertamento ed è quindi d’accordo con la pretesa impositiva dell’amministrazione finanziaria, pagando nei termini può definire le sanzioni in via ridotta. 



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