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Patti prematrimoniali: quando sono validi

24 Luglio 2014
Patti prematrimoniali: quando sono validi

È valido l’accordo preventivo che definisce la misura del risarcimento del danno per le spese affrontate in occasione del matrimonio.

Un accordo stipulato dai due coniugi prima del matrimonio, che preveda particolari condizioni nel caso di separazione della coppia, in alcuni particolari casi può essere ritenuto valido ed efficace, nonostante nel nostro ordinamento viga il divieto dei cosiddetti “patti prematrimoniali” che invece trovano disciplina negli ordinamenti anglosassoni (per esempio negli USA).

Una importante sentenza della Cassazione di due anni fa [1] ha ritenuto valido, per esempio, l’accordo, sottoscritto prima delle nozze, con cui uno dei due coniugi (la moglie) si impegna a trasferire all’altro (il marito), in caso di rottura del matrimonio, un appartamento di sua proprietà, quale indennizzo per le spese da quest’ultimo sostenute per la ristrutturazione di un’altra abitazione, di proprietà invece della prima, e poi diventata la casa coniugale.

Questo, in sintesi, il ragionamento della Corte di cassazione: tra i coniugi, prima del matrimonio, si è concluso un contratto (ossia l’impegno a corrispondere un risarcimento). Quest’ultimo, però, non è inquadrabile come un accordo prematrimoniale vero e proprio, vietato dalla legge italiana: è un patto attraverso il quale un debitore (in questo caso, la moglie) estingue il proprio debito (i soldi versati dal marito per ristrutturare l’appartamento) al creditore (il marito stesso).

Per quanto riguarda la vicenda in questione, c’è una particolarità: al posto del denaro il debitore estingue il debito cedendo l’appartamento. Ma questo non cambia la sostanza.

Come detto, in Italia non sono ritenuti validi gli accordi prematrimoniali tra coniugi, cioè quelli che regolano preventivamente l’eventuale fine del matrimonio.

Questi particolari patti sono illeciti nel nostro Paese, perché lo status di coniuge, che si consegue con il matrimonio, è una situazione giuridica che non ha contenuto patrimoniale.

In sostanza: un accordo di natura patrimoniale che regola gli effetti economici dello scioglimento della coppia, stipulato prima del matrimonio, trasformerebbe quest’ultimo in una sorta di “affare” tra coniugi, snaturando il matrimonio del suo significato prettamente affettivo.

Con questa sentenza, la Suprema Corte non ha inteso cambiare la legge, ma ha voluto però evidenziare che non tutti gli accordi precedenti al matrimonio che abbiano un contenuto

patrimoniale possono essere considerati illeciti.

Nel caso specifico, i giudici hanno sostenuto che l’impegno assunto prima del matrimonio di trasferire la casa non intende regolare l’intero assetto economico della famiglia, ma stabilisce semplicemente la somma spesa dal coniuge per la sistemazione della casa coniugale. Si tratta, cioè, solo della quantificazione preventiva di un risarcimento del danno, e non di una sorta di penale per il caso di recesso dal matrimonio.


note

[1] Cass. sent. n. 23713 del 21.12.2012.

Autore immagine: 123rf com


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