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Chi decide il mantenimento dei figli?

2 Gennaio 2022
Chi decide il mantenimento dei figli?

Modalità di determinazione dell’importo dell’assegno di mantenimento per i figli: l’assegno ordinario e quello straordinario.

Un lettore ci chiede: chi decide il mantenimento dei figli? È bene premettere che, quando una coppia ha un figlio è suo dovere mantenerlo fino a quando questo, anche se raggiunta la maggiore età, non diventa autosufficiente ossia autonomo dal punto di vista economico. Questo dovere, che deriva dalla Costituzione, vale sia per le coppie sposate che per quelle di fatto, sia per quelle conviventi che per quelle separate: è il semplice fatto di divenire genitori che impone il dovere giuridico di prendersi cura del proprio figlio. Un dovere la cui violazione viene sanzionata penalmente ed è passibile quindi di denuncia. 

Ora, se è ben possibile che un genitore viva prevalentemente con un figlio, riservando all’altro degli incontri periodici (secondo un calendario concordato dalle parti in anticipo o di volta in volta), non è invece ammissibile che a farsi carico delle spese del bambino sia solo il padre o la madre. L’onere economico deve pesare su entrambi. Di qui il dubbio: chi decide il mantenimento dei figli? La risposta è alla base dei procedimenti di separazione e divorzio. Ma poiché, come abbiamo detto, il problema investe anche le coppie di conviventi ed anche quelle che non hanno mai convissuto, è bene chiarire alcuni aspetti fondamentali di tale questione. Le domande che, sul punto, vengono comunemente poste da chi ha un figlio ed è inesperto di legge, sono svariate: a partire da quale momento bisogna versare il mantenimento? Che succede se i genitori non sono d’accordo sulla misura del mantenimento? Come si quantifica il mantenimento dei figli e che fare se uno dei genitori non dà nulla all’altro per far fronte a tali incombenze? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Da quando deve essere versato il mantenimento per i figli

L’obbligo di mantenere i figli deriva dalla loro nascita e quindi scatta già dal primo giorno di vita del minore. Tutti i genitori, anche non coniugati, devono cioè mantenere i figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Ciò è sancito tanto dall’articolo 30 della Costituzione quanto dall’articolo 148 del Codice civile. Quest’ultima norma, che formalmente si riferisce solo ai coniugi, si applica a qualsiasi tipo di coppia. 

Nessuno dei coniugi può essere esonerato dal mantenimento del figlio, neanche con il consenso dell’altro (non trattandosi di un suo diritto ma di un diritto del figlio) o in caso di decadenza dalla potestà genitoriale. È lo stesso figlio infatti che, un giorno, divenuto maggiorenne, potrebbe citarlo innanzi al tribunale per ottenere il risarcimento dei danni economici derivanti dall’aver vissuto col reddito di un solo genitore, con conseguente perdita di chance formative, educative e d’istruzione. 

L’obbligo riguarda sempre i figli minori, ma si estende anche ai figli maggiorenni non economicamente autosufficienti (ossia quelli che, non per loro colpe, non siano ancora in grado di mantenersi da soli per via dell’assenza di un lavoro) e quelli affetti da handicap grave.

In cosa consiste il mantenimento dei figli?

L’assegno di mantenimento per i figli ha due componenti.

La prima è costituita da un assegno periodico (di solito annuale, diviso in 12 mensilità) che copre tutte le spese ordinarie, quelle cioè per la gestione quotidiana della prole; è costituito da un contributo per le spese relative al vitto, all’alloggio, all’istruzione, alla vita di relazione, alle necessità che si presentano ogni giorno e che possono essere previste in anticipo e quindi anche predeterminate nell’ammontare. Esso viene corrisposto mensilmente.

La seconda componente è costituita da un assegno da versare una tantum, solo in occasione delle spese straordinarie, quelle cioè impreviste e imprevedibili. Sono ad esempio quelle relative ai viaggi, alle visite e trattamenti medici, tasse scolastiche o universitarie, corsi di specializzazione, corsi di recupero e lezioni private, alloggio presso le sedi universitarie, ecc. Alcune delle spese straordinarie vanno prima concordate dai genitori (diversamente non c’è diritto al rimborso): ad esempio l’iscrizione a scuole private, farmaci e terapie di medicina non tradizionale, corsi di specializzazioni, gite scolastiche con pernottamento. Altre spese straordinarie invece non necessitano di una previa concertazione tra genitori per via della necessità delle stesse (sicché si ha il diritto al rimborso anche una volta sostenute tali spese se prima non concordate): ad esempio le visite specialistiche prescritte dal medico curante ed erogate in regime di esenzione, medicine prescritte dal medico curante, ticket sanitari, cure dentistiche, rette della scuola dell’infanzia, libri di testo scolastici, ecc.

Chi decide il mantenimento dei figli?

Spetta inizialmente ai genitori trovare un accordo per determinare l’assegno di mantenimento per il figlio: accordo che non può comunque mai andare a danno del figlio stesso (ad esempio con un importo irrisorio). Le parti si accordano quindi sulle modalità di mantenimento, di regola prevedendo un assegno periodico e regolando il pagamento e la ripartizione delle spese straordinarie. 

Nell’accordo, che deve essere scritto e la cui stesura di solito (anche se non obbligatoriamente) viene rimessa agli avvocati, bisogna indicare:

  • l’ammontare dell’assegno ordinario mensile e le modalità di pagamento;
  • quali sono le spese straordinarie (rispetto al contributo fisso mensile) che i coniugi dovranno corrispondere pro quota, di regola in proporzione ai rispettivi redditi, e le modalità del pagamento. Prima di sostenere alcune spese straordinarie un genitore è obbligato a consultare l’altro. Fanno eccezione solo le spese urgenti o comunque quelle necessarie (come le spese per una visita medica, l’acquisto di occhiali, ecc.), fermo restando il rispetto della reciproca informazione.

I genitori possono prevedere un patto in forza del quale uno dei coniugi trasferisce o si impegna a trasferire in favore dei figli la piena proprietà di uno o più beni immobili o anche mobili (ad esempio un conto deposito o titoli obbligazionari).

Le parti possono accordarsi per il mantenimento dei figli prevedendo il pagamento di una somma di denaro in un’unica soluzione (cosiddetto pagamento una tantum): in questo caso, il versamento di tale importo soddisfa tutte le esigenze ordinarie per i figli. Si tratta però di una modalità poco utilizzata, anche per via dell’imprevedibilità del tempo per il quale i figli avranno diritto al mantenimento (tempo che, come detto, è legato alla loro incapacità economica e potrebbe superare ben oltre i 18 anni).

Se i genitori non trovano un accordo, è il giudice che decide il mantenimento dei figli (su ricorso di uno dei due genitori o di entrambi). Il tribunale, di regola, dispone il pagamento periodico di un assegno e disciplina il pagamento e la ripartizione delle spese straordinarie. L’importo delle spese ordinarie viene determinato in misura annua, frazionato in 12 mensilità: il che significa che va pagato anche per quelle parti dell’anno in cui i figli vanno a vivere dal genitore non collocatario.

Per rimettere la decisione al giudice è necessario avviare un vero e proprio giudizio civile tramite il proprio avvocato.

In caso di separazione o divorzio, il giudice adotta i provvedimenti relativi ai figli minori con esclusivo riferimento ai loro interessi materiali e morali. Quando l’unione fra i genitori viene meno la legge tutela i figli minorenni affinché conservino se possibile l’ambiente, le abitudini, le consuetudini familiari, in modo tale da non percepire eccessivamente il divario anche economico tra la nuova situazione e quella precedente alla separazione.

Anche quando il figlio è maggiorenne può esistere l’obbligo di mantenimento se manca l’autosufficienza economica o se è affetto da un handicap grave.

Sono però validi ed efficaci gli eventuali accordi tra i genitori o tra il genitore obbligato e il figlio maggiorenne che diano atto della raggiunta autonomia economica del figlio. Lo scopo è quello di garantire ai figli il soddisfacimento delle esigenze primarie e un adeguato tenore di vita.

Come si determina l’ammontare del mantenimento dei figli?

Al mantenimento dei figli deve concorrere ciascun genitore in proporzione alle rispettive capacità economiche. I figli devono comunque godere dello stesso tenore di vita dei genitori: sicché ad essi non deve essere fatto mancare nulla che il padre e/o la madre potrebbero permettersi.

L’assegno di mantenimento assolve ad una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario e sociale, all’assistenza morale e materiale, all’opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli stessi lo richieda, di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione.



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