Diritto e Fisco | Articoli

Cosa succede se dichiaro residenza falsa?

3 Gennaio 2022
Cosa succede se dichiaro residenza falsa?

Tutte le ipotesi in cui dare delle false indicazioni sulla propria residenza, dimora o domicilio costituisce reato. 

Un nostro lettore ci chiede: cosa succede se dichiaro residenza falsa? Sono numerose le ipotesi in cui è possibile compiere tale comportamento anche se, come avremo modo di vedere a breve, le conseguenze legali sono quasi sempre le stesse.

Ad esempio si può fornire la falsa residenza al controllore dell’autobus nel momento in cui chiede le generalità del passeggero trovato senza biglietto; si possono fornire dati falsi al poliziotto nel corso di un controllo; oppure si può dichiarare una falsa residenza all’ufficio dell’anagrafe comunale allo scopo di ottenere benefici o agevolazioni fiscali. Senza contare il frequente caso degli stranieri che dichiarano la falsa residenza per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa succede se si dichiara una falsa residenza.

La residenza non è coperta da privacy

Partiamo subito col dire che dichiarare una falsa residenza ad un privato non integra alcun illecito (salvo alcune eccezioni che vedremo a breve). Nessuno è infatti obbligato a fornire il proprio indirizzo di residenza a chi lo chiede.

Vero però è che la residenza è un dato pubblico, che può essere accertato da chiunque, in qualsiasi momento, tramite il deposito di un’istanza all’anagrafe del Comune. Tale richiesta non deve necessariamente essere supportata da una motivazione, né è necessario che a presentarla sia un avvocato. Il Comune è tenuto a fornire il certificato di residenza degli iscritti alla propria anagrafe a chiunque ne faccia richiesta, senza che il diretto interessato venga informato di ciò.  

Cosa si considera con falsa residenza?

Il luogo di residenza è il luogo ove il soggetto dimora abitualmente, ossia dove vive per gran parte dell’anno. Quindi non si può dichiarare al Comune o al pubblico ufficiale una residenza in un luogo dove non si abita o si abita solo durante limitati periodi temporali (ad esempio la casa vacanze). 

Ciascun cittadino è libero di fissare la propria residenza dove vuole a patto però che quella costituisca anche la sua dimora abituale. 

La falsa residenza è pertanto quella fissata in un immobile, anche se non di proprietà del soggetto in questione, ove non si è reperibili. 

Falsa residenza al datore di lavoro

Abbiamo appena detto che non si è obbligati a dare il proprio indirizzo di residenza ai privati e che non si rischia nulla se si fornisce un indirizzo non veritiero. Ma come tutte le regole anche questa ha la sua eccezione. Il lavoratore dipendente infatti è tenuto a fornire al datore di lavoro la propria residenza e a comunicare eventuali variazioni della stessa. E ciò per consentire al datore di assolvere ai propri obblighi contrattuali e di legge nonché per comunicare eventuali sanzioni disciplinari o lo stesso licenziamento. Se il dipendente non adempie a tale obbligo, le lettere inviate al vecchio indirizzo hanno ugualmente valore e si presumono come conosciute, producendo quindi i loro effetti. 

Quando dare una falsa residenza a un privato è reato

Se è vero che dare una falsa residenza a un privato non integra un reato di falso, potrebbe però costituire un elemento per ravvisare gli estremi di una truffa contrattuale. Si pensi a un venditore sul web che, prima di concludere il contratto, fornisca all’acquirente un indirizzo di residenza falso, allo scopo di rendersi difficilmente rintracciabile. Il suo comportamento è sintomatico della volontà, preordinata già in partenza, di non adempiere alla propria obbligazione e quindi di frodare la controparte [1].

Falsa residenza all’anagrafe

Dare una falsa residenza all’anagrafe per fruire di agevolazioni o benefici fiscali è reato di falso in atto pubblico. L’anagrafe è infatti un registro pubblico e l’ufficiale dell’anagrafe è un pubblico ufficiale. Non si può quindi fissare una falsa residenza per staccarsi dal nucleo familiare e avere un proprio Isee, in modo da godere di benefici socio-assistenziali. Allo stesso modo, chi ha più immobili non può fissare la residenza in quello ove non abita solo allo scopo di godere dell’esenzione Imu. 

Come chiarito dalla Cassazione [1], integra il reato di falsità ideologica la falsa dichiarazione di trasferimento della propria dimora abituale resa ai fini della iscrizione anagrafica per mutamento della residenza, trattandosi di dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Il Comune, una volta accertato il reato, toglie la residenza al cittadino il quale resterà così sfornito di una serie di servizi (medico di famiglia, certificati anagrafici) e diritti (ad esempio il diritto di voto).

Falsa residenza al controllore o al poliziotto

Chi dà una falsa residenza al controllore dell’autobus che debba identificare un passeggero senza biglietto o a un carabiniere o un poliziotto che abbia fatto esplicita domanda al cittadino commette reato di falso. Subirà quindi una denuncia penale e potrà essere punito con la reclusione da 3 mesi a 2 anni. 

Falsa residenza in autocertificazione

Un’altra ipotesi di falsa indicazione di residenza è quella che viene fornita in un’autocertificazione diretta a un ufficio pubblico (ad esempio la Motorizzazione o il Pra). Anche in questo caso, il reato contestato sarà quello di falso ideologico in atto pubblico. 

Falsa residenza e rinnovo del permesso di soggiorno

Come chiarito dalla giurisprudenza, ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, la falsa indicazione del luogo di residenza non costituisce mera irregolarità formale ma è anzi da ritenersi circostanza assolutamente dirimente nel senso di imporre il rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, non rilevando, in quanto successive all’adozione dello stesso, eventuali sopravvenienze. [2].


note

[1] Cass. sent. n. 31833/2020.

[2] Tar Napoli , sez. VI , 24/02/2021 n. 1257.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube