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Processo Eternit – I grandi processi d’Italia

30 Aprile 2022 | Autore:
Processo Eternit – I grandi processi d’Italia

Le accuse, le condanne e i proscioglimenti per le morti causate da una fabbrica di amianto a Casale Monferrato: da disastro ambientale a omicidio colposo plurimo. 

A Casale Monferrato fino agli anni Ottanta c’era uno stabilimento di produzione di Eternit dove lavoravano 5mila dipendenti. Era una fabbrica della morte: ha provocato 392 morti per asbestosi e mesotelioma (un tumore conseguente all’esposizione all’amianto). Non solo lavoratori dell’azienda, ma anche abitanti del paese: le sostanze nocive si diffondevano nell’atmosfera.

Ora l’amianto è fuorilegge da 30 anni: è stato riconosciuto che rilascia particelle cancerogene. Ma quale prezzo hanno avuto queste morti lente? Il processo Eternit è uno dei più discussi e contestati fra i grandi processi italiani: ha avuto un esito tortuoso e manca ancora una sentenza definitiva. Vediamo cosa è successo e perché la risposta giudiziaria non è stata univoca.

Eternit: cos’é e quali malattie provoca

Eternit è il marchio registrato di un prodotto di fibrocemento, molto usato nell’edilizia durante il secolo scorso, soprattutto per le coperture degli edifici, con lastre piane o tettoie ondulate. Negli anni Sessanta si scoprì che la polvere di amianto rilasciata dalle superfici in eternit provocava a chi la inalava anche accidentalmente, respirandola nell’aria, una grave malattia, l’asbestosi, e una forma di tumore, il mesotelioma pleurico.

Dal 1992 la legge [1] vieta l’uso di Eternit, e di qualsiasi altro prodotto contenente amianto, nelle costruzioni. Da quel momento è anche partita in tutta Italia un’attività di rimozione dell’amianto e di bonifica dei siti inquinati: in particolare, le tettoie in eternit devono essere eliminate dagli edifici, pubblici e privati, se sono danneggiate o se risultano friabili e sbriciolate; in alternativa è possibile eseguire interventi di recupero e di messa in sicurezza, che isolano le microfibre pericolose impedendone il rilascio e la diffusione nell’aria.

Il processo Eternit: condanne e annullamento

Le indagini della procura di Torino sugli ammalati e morti per esposizione all’amianto a partire dagli anni Ottanta iniziarono nel 2004. I dati raccolti dimostrarono un anomalo numero di malattie, e di conseguenti morti, tra gli abitanti di Casale Monferrato e dei Comuni limitrofi. Nel 2009 iniziò il processo contro i vertici dell’azienda produttrice dell’Eternit: l’ex presidente e proprietario della multinazionale, Stephan Schmidheiny, e l’ex dirigente Louis Cartier de Marchienne.

Nel 2012 il tribunale di Torino condannò, in primo grado, gli imputati a 16 anni di reclusione ciascuno, per i reati di disastro ambientale doloso e permanente e di omissione volontaria di cautele antinfortunistiche. In appello la pena venne aumentata a 18 anni (il procuratore Guariniello ne aveva chiesti 20) e fu disposto un risarcimento di 90 milioni di euro in favore delle vittime. Fu una condanna storica per l’entità dei risarcimenti e per il grande numero degli aventi diritto al ristoro economico per i danni patiti: più di 3mila persone, compresi molti familiari dei deceduti, si erano costituiti parte civile nel processo.

Poi la sorpresa: con una sentenza shock, la Corte di Cassazione ha annullato le condanne per prescrizione. Erano passati troppi anni dalla data dei fatti. Nel frattempo l’imputato Cartier de Marchienne era deceduto, e il processo era proseguito solo a carico del Schmidheiny.

Il processo Eternit bis

Tutto finito, reati cancellati e risarcimenti annullati? No, o per meglio dire non ancora. Se fosse stato contestato il reato di omicidio la prescrizione non sarebbe maturata: così nel 2014 è stato avviato un nuovo processo, chiamato Eternit bis, per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti (consistenti nella volontà di profitto e nell’uso di un mezzo insidioso quale era l’amianto).

Durante questo processo c’è stata un’altra sorpresa: l’accusa è stata poi derubricata a omicidio colposo plurimo, dunque non volontario. La difesa si era opposta in base al principio del ne bis in idem, in quanto l’imputato era stato già processato per quella vicenda, ma il tribunale si è rivolto alla Corte Costituzionale, che ha rigettato le eccezioni: si tratta infatti di un reato diverso. Il processo è in corso e si sta svolgendo in corte d’Assise a Novara; altri tronconi sono passati, per competenza territoriale, agli uffici giudiziari di Reggio Emilia, Vercelli, Napoli e Torino.


note

[1] Legge n. 257/1992 del 27.03.1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), in seguito modificata dalle L. n. 271/1993 e n. 426/1998.


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