Diritto e Fisco | Articoli

Equitalia e Agenzia Entrate: cosa succede prima e dopo la cartella di pagamento

24 Luglio 2014
Equitalia e Agenzia Entrate: cosa succede prima e dopo la cartella di pagamento

Dichiarazione dei redditi ed accertamenti fiscali: ecco le comunicazioni che vi possono arrivare prima e dopo la cartella esattoriale vera e propria.

Avere problemi con il fisco e, di conseguenza, con Equitalia non vuol dire necessariamente essere evasori. E questo, non tanto perché il sistema tributario italiano è così stringente da andare oltre le materiali possibilità del contribuente (si pensi al fatto che le retribuzioni percepite da gennaio fino a giugno servono a pagare le tasse), ma soprattutto perché molti degli errori che si commettono nel dare al Fisco e agli altri enti quanto dovuto si fanno in buona fede. Spesso regna l’incertezza non solo nei contribuenti, ma anche tra i commercialisti, i Caf e gli stessi burocrati.

L’Agenzia delle entrate si riserva il diritto di verificare che quanto da voi dichiarato corrisponda al vero, che i documenti presentati giustifichino le somme pagate. Che, insomma i conti tornino. In caso contrario: che succede?

Quando risulta che il contribuente ha versato meno del dovuto, inizia una procedura che si sviluppa in diverse fasi.

1. Il primo passo è l’invio di un avviso di accertamento. Serve a informare la persona dell’incongruenza emersa dai controlli e a dargli l’opportunità di mettersi subito in regola, pagando una sanzione ridotta.

2. Se questo non avviene, parte la cartella esattoriale vera e propria.

3. Se neanche questa viene pagata, si può arrivare alla riscossione coattiva, con ipoteche e pignoramento dei beni del debitore.

Avvisi di accertamento

Vi sono tre tipi di attività di controllo che l’Agenzia delle entrate svolge sulle dichiarazioni dei contribuenti.

 

Il controllo automatico ne evidenzia la correttezza o ne rileva gli errori. In caso emergessero irregolarità, la comunicazione vi arriva tramite raccomandata a/r al vostro indirizzo di residenza ed eventualmente ne riceve copia anche l’intermediario che si è occupato di presentare la dichiarazione per vostro conto (per esempio, il Caf).

Il controllo formale verifica la conformità dei dati della dichiarazione con la documentazione giustificativa (spese mediche, documenti di enti previdenziali, banche, assicurazioni, ecc.). In pratica, vi arriva una richiesta di trasmettere all’Agenzia delle entrate la documentazione che comprovi la correttezza dei dati dichiarati e di fornire eventuali chiarimenti se emergono incongruenze.

In caso di errori, gli esiti di questo controllo formale vi sono comunicati per lettera, insieme alla richiesta di pagamento delle somme dovute.

Il terzo tipo di controllo, da cui può scaturire un avviso di accertamento, è quello che riguarda la liquidazione della tassazione separata. L’Agenzia delle entrate determina l’imposta dovuta sui redditi per i quali sono già stati versati acconti, come nel caso del trattamento di fine rapporto o degli arretrati di stipendio o di pensione. Se la differenza tra quanto pagato  quanto dovuto è a vostro sfavore, non vi verrà comunque chiesto il pagamento di sanzioni o interessi, ma solo delle somme ancora dovute.

 

Altri avvisi

Accertamento esecutivo

Gli avvisi di accertamento esecutivo sono quelli emessi dopo il primo ottobre 2011 dall’Agenzia delle entrate per imposte sui redditi, addizionali, Irap, Iva e ritenute oppure imposte sostitutive relative agli anni dal 2007 in poi.

Questo particolare tipo di avviso di accertamento riguarda quindi esclusivamente i debiti nei confronti dello Stato.

Tutti gli altri tipi di imposte (per esempio Imu, multe, Tari, ecc.), invece, non seguono questo procedimento.

Prima si passava dall’avviso di accertamento all’iscrizione a ruolo con emissione della cartella esattoriale, che veniva quindi inviata al contribuente.

Ora, invece, gli avvisi di accertamento esecutivi non prevedono più questo passaggio. Quindi, una volta che sono trascorsi i termini prestabiliti, se il contribuente non ha provveduto a sistemare la sua posizione, l’ufficio accertatore affida a Equitalia la riscossione coattiva delle somme.

Gli avvisi di accertamento esecutivo contengono l’intimazione ad adempiere all’obbligo di pagare le somme richieste entro 60 giorni dalla notifica. Trascorso questo termine diventano esecutivi e devono quindi riportare l’indicazione che trascorsi ulteriori 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento, la riscossione sarà affidata all’agente della riscossione, senza ulteriore notifica tramite cartella esattoriale.

Pagare o no?

Anche il Fisco sbaglia: perciò non è detto che quanto vi viene contestato sia necessariamente vero o totalmente corretto.

Se vi rendete conto che la richiesta è legittima, pagate entro il termine indicato nell’avviso le somme dovute, oltre a eventuali interessi e sanzione ridotta. Potete farlo con il modello F24 precompilato, inserito nell’avviso, che indica già la cifra da versare, telematicamente, in banca, negli uffici postali o presso Equitalia, agente incaricato della riscossione.

Se invece la richiesta non vi convince e la ritenete infondata, non è detto che dobbiate subito ricorrere all’avvocato. Potrete prima rivolgervi a uno qualsiasi degli uffici dell’Agenzia delle entrate e fornire tutti gli elementi che dimostrano la correttezza dei pagamenti fatti, per esempio acconti versati e ricevute di spese sostenute e documentate di cui il Fisco non aveva tenuto conto.

Può anche capitare che il Fisco abbia ragione solo in parte, cioè che non dobbiate pagare tutto quello che l’avviso vi richiede, ma solo una quota. In tal caso è necessario che l’Agenzia emetta una nuova comunicazione a parziale rettifica della precedente, con l’importo corretto, comprensivo di sanzioni e interessi, da pagare entro i 30 giorni successivi all’emissione del nuovo avviso.

 

A rate si può

Può accadere che le somme dovute al Fisco siano ragguardevoli e che non siate in grado di pagare in un’unica soluzione. In questi casi potete chiedere di rateizzare:

a) fino a 5.000 euro si possono chiedere un massimo di 6 rate trimestrali;

b) per cifre superiori è possibile invece ottenere dilazioni fino a 20 rate trimestrali, anche di importo decrescente.

Entro 30 giorni da quando ricevete l’avviso dovete fare domanda di pagamento rateale e la prima rata andrà versata entro 30 giorni da quando ricevete la comunicazione di dilazione. Sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi al 3,5% annuo.

Tenete presente che il mancato pagamento anche di una sola rata (da versare entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre) toglie il diritto alla rateazione e fa partire la cartella esattoriale per le somme restanti, comprensive di interessi e sanzioni (senza riduzioni).

La cartella di Equitalia

Le somme dovute e non versate dai contribuenti all’Agenzia delle entrate o alle amministrazioni locali vengono iscritte a ruolo: chi deve versarle entra cioè a far parte dell’elenco dei debitori che viene poi trasmesso a Equitalia, la società incaricata della riscossione. Gli agenti di Equitalia preparano e mandano le cartelle esattoriali, riscuotono il dovuto e, in caso di mancato pagamento della cartella, procedono all’esecuzione forzata.

 

Cosa contiene la cartella

La notifica delle cartelle ai contribuenti viene fatta attraverso un ufficiale di riscossione o con raccomandata a/r oppure, in caso di irreperibilità, con l’affissione all’albo comunale.

Quanto al contenuto, al suo interno si trovano la descrizione del debito, la spiegazione di come pagare e l’indicazione del termine di 60 giorni entro il quale pagare. Si trovano anche le istruzioni su come proporre un ricorso, se il debito segnalato dalla cartella non vi risulta corretto.

Scaduti i 60 giorni di tempo che avete a diposizione per pagare la cartella o contestarla, scatta l’aggiunta di importi supplementari, come gli interessi di mora, che maturano su ogni giorno di ritardo, e altri addebiti, le cosiddette “somme aggiuntive”, che scattano sui debiti verso gli enti previdenziali. C’è poi il compenso trattenuto da Equitalia: il 4,65% del debito, se pagato entro i 60 giorni, o il 9% se si sfora il termine, oltre alle spese di notifica (che ammontano a 5,88 euro) e per le procedure di riscossione.

Scaduti i 60 giorni, Equitalia deve attivare le procedure di recupero forzoso del credito.


note

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube