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Quanto tempo ha il Prefetto per rispondere a un ricorso?

4 Gennaio 2022
Quanto tempo ha il Prefetto per rispondere a un ricorso?

La regola del silenzio assenso dinanzi al Prefetto: come calcolare i termini per la risposta della Prefettura. 

Nel momento in cui si presenta ricorso al Prefetto contro una sanzione amministrativa, l’autorità ha un termine massimo entro cui rispondere. Scaduto tale termine, il suo silenzio si considera “assenso”, ossia accoglimento del ricorso: un’eccezione rispetto alla regola generale che, in tema di atti della Pubblica Amministrazione, prevede invece il silenzio-rigetto. Diventa quindi essenziale sapere quanto tempo ha il Prefetto per rispondere a un ricorso. 

L’ipotesi tipica è quella per le contravvenzioni per violazione al Codice della strada, le cosiddette multe stradali (ad esempio quelle per eccesso di velocità rilevate con l’autovelox, per il passaggio con il semaforo rosso, per il divieto di sosta e così via). In tali ipotesi, la legge prevede un diverso termine per la risposta, che varia in base alle modalità con cui è stato presentato il ricorso. È bene quindi fare un passo indietro.

Come fare ricorso contro una multa stradale?

Contro le multe stradali, l’automobilista ha due strade per fare ricorso: 

  • entro 30 giorni dalla notifica del verbale può rivolgersi al giudice di pace, instaurando un vero e proprio procedimento giudiziario (è richiesto il pagamento del contributo unificato e la partecipazione alle udienze; in caso di rigetto, l’importo resta quello del verbale originario); 
  • entro 60 giorni dalla notifica può spedire un ricorso informale al Prefetto, instaurando però un procedimento amministrativo, una sorta di ricorso gerarchico. Questo, a differenza del ricorso al giudice, non garantisce la terzietà del giudicante (non è però richiesto il pagamento del contributo unificato e, in caso di rigetto, l’importo da pagare raddoppia). 

Come fare ricorso al Prefetto?

Le regole sul ricorso al Prefetto contro le multe stradali sono contenute agli articoli 203 e 204 del Codice della strada.

Per presentare ricorso al Prefetto bisogna redigere l’atto in carta semplice, indicando gli estremi della contravvenzione, le norme violate, le ragioni del ricorso e quindi dell’illegittimità dell’atto. Si può anche chiedere di essere ascoltati personalmente. Se è necessario documentare un determinato fatto (ad esempio lo stato di necessità che ha reso necessario il passaggio col semaforo rosso), è necessario allegare le prove all’atto di ricorso. 

Ci sono due modi per presentare il ricorso ed è da ciò che dipende il tempo che ha il Prefetto per rispondere al ricorso medesimo. In particolare, l’automobilista può optare tra queste due alternative:

  • spedire il ricorso direttamente al Prefetto (con pec o raccomandata a.r.): in tal caso, il Prefetto deve rispondere all’automobilista entro 210 giorni dalla ricezione del ricorso;
  • spedire il ricorso all’organo accertatore ossia all’ufficio o al Comando che ha elevato la multa (anche in questo caso con pec o raccomandata a.r.). Quest’ultimo si preoccuperà poi di inoltrarlo al Prefetto con le proprie osservazioni: in tal caso, il Prefetto deve rispondere entro 180 giorni. 

Come si comprende bene, nel primo caso il Prefetto ha più tempo per rispondere al ricorso. Ciò perché, prima di poter decidere, deve acquisire le deduzioni difensive dell’organo accertatore (polizia o carabinieri). Quindi, a tal fine, la legge impone al Prefetto, entro 30 giorni dalla ricezione del ricorso, di trasmettere quest’ultimo all’ufficio o Comando che ha elevato il verbale di contestazione. L’organo accertatore, nei successivi 60 giorni, deve prendere posizione sui punti sollevati dall’automobilista, svolgere un’istruttoria per verificare se gli stessi sono fondati e trasmettere a sua volta gli atti al Prefetto, insieme alle proprie osservazioni e deduzioni utili per la decisione del ricorso.

Nei successivi 120 giorni (e dunque 210 giorni dalla spedizione del ricorso) il Prefetto decide sul ricorso, notificando all’automobilista il provvedimento di accoglimento o rigetto.

Invece, nel secondo caso, il ricorso viene presentato direttamente all’organo accertatore che ha 60 giorni di tempo per inoltrarlo al Prefetto con le deduzioni sopra indicate. Nei successivi 120 giorni (per un totale di 180 giorni dalla spedizione) il Prefetto decide il ricorso, comunicando il provvedimento di accoglimento o rigetto all’automobilista.

È del tutto indifferente quindi optare per l’invio del ricorso al Prefetto o all’organo accertatore. Probabilmente, nel primo caso, dovendo intervenire più passaggi tra le due amministrazioni, è possibile sperare in un ritardo o nello smarrimento degli atti, tipici inconvenienti in cui spesso la Pubblica Amministrazione incorre. 

Se l’automobilista chiede di essere sentito direttamente dal Prefetto, i termini restano sospesi da quando il ricorrente riceve la convocazione sino alla data di audizione.

Che succede se il Prefetto non risponde o risponde in ritardo?

Se il Prefetto non dovesse rispondere nei termini appena indicati (210 giorni o 180 giorni), il ricorso si considera accolto. Attenzione però: per valutare il rispetto dei termini bisogna verificare non già la data in cui l’ordinanza prefettizia arriva eventualmente a casa dell’automobilista ma il giorno in cui la stessa viene consegnata all’ufficio postale per l’invio tramite la raccomandata a.r. Dunque, ciò che rileva non è la data di ricevimento della risposta del Prefetto ma quella della spedizione.

Che succede se il Prefetto rigetta il ricorso?

Se il Prefetto rigetta il ricorso, emette un’ordinanza ingiunzione, condannando l’automobilista a pagare la contravvenzione in misura piena (per un importo complessivamente pari a circa il doppio dell’originaria multa). Tuttavia, l’automobilista può presentare, contro l’ordinanza, un ricorso al giudice di pace entro 30 giorni, promuovendo gli stessi motivi di ricorso che aveva sollevato dinanzi al Prefetto per un riesame. 



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