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Il giudice può condannare senza prove?

30 Aprile 2022 | Autore:
Il giudice può condannare senza prove?

Indizi, presunzioni e argomenti di prova: tutti i casi in cui un giudice può decidere anche senza testimonianze, documenti o confessioni.

Secondo la legge, chi vuole far valere un proprio diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. In altri termini, se vuoi fare causa a qualcuno, devi fornire la prova concreta delle tue ragioni, in quanto il giudice non può crederti sulla parola. Ad esempio, chi agisce per chiedere la restituzione di una somma di denaro dovrà dimostrare che il credito esiste, magari producendo una cambiale, una scrittura privata o semplicemente portando dei testimoni. Il giudice può condannare senza prove?

Da quanto appena detto sembrerebbe di aver già dato risposta al quesito. In realtà, il giudice civile potrebbe essere indotto a condannare una persona anche in assenza di prove concrete, sulla base soltanto della condotta assunta dalla parte processuale e di alcuni “indizi”. Quanto appena detto vale anche nel processo penale? È possibile condannare un imputato in assenza del corpo del reato? Il giudice può condannare senza prove? Scopriamolo insieme.

Che cos’è l’onere della prova?

Secondo la legge [1], chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. È questo il principio dell’onere della prova, valevole in ogni tipo di procedimento.

Ad esempio, chi chiede il risarcimento dei danni causati da un sinistro stradale deve dimostrare che l’incidente c’è stato e che la responsabilità è dell’altro conducente.

In modo speculare, chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda.

Ad esempio, il debitore che ritiene di non dover nulla al creditore dovrà dimostrare il fatto estintivo del diritto di credito, come l’avvenuto pagamento oppure la prescrizione.

Per farla breve, l’onere della prova consiste nel dimostrare in giudizio i fatti a sé favorevoli.

Prove: quali sono?

Le prove sono tutti quegli strumenti dai quali il giudice può desumere direttamente i fatti che sono alla base della pretesa giudiziaria (la condanna del debitore, il riconoscimento della responsabilità penale dell’imputato, ecc.).

Le prove servono dunque a dimostrare il proprio diritto in giudizio. Nel caso di processo penale, le prove servono a dimostrare la responsabilità penale dell’imputato oppure a confutarla.

I mezzi di prova nel processo civile sono:

  • i documenti;
  • la testimonianza;
  • l’interrogatorio;
  • il giuramento;
  • la confessione;
  • l’ispezione.

Nel giudizio penale, sono mezzi di prova:

  • la testimonianza;
  • l’esame delle parti;
  • i confronti;
  • le ricognizioni;
  • gli esperimenti giudiziali;
  • la perizia;
  • i documenti.

Argomenti di prova: cosa sono?

La legge [2] consente al giudice civile di desumere “indizi” utili ai fini della propria decisione anche da circostanze che non possono essere definite prove a tutti gli effetti. Si parla in questi casi di “argomenti di prova”.

Ad esempio, la legge dice che il giudice può desumere argomenti di prova:

  • dalla mancata presentazione all’interrogatorio disposto dal giudice (cosiddetto interrogatorio libero);
  • dal rifiuto di sottoporre se stessi o le proprie cose all’ispezione ordinata dal giudice;
  • dall’assenza ingiustificata alla mediazione;
  • da ogni altro comportamento processuale della parte, come ad esempio dal rifiuto del presunto padre di sottoporsi a test del dna.

Gli argomenti di prova sono dunque fatti che non hanno valore probatorio ma che consentono al giudice di desumere circostanze importanti ai fini della decisione.

Presunzioni: cosa sono?

La legge [3] consente al giudice civile di risalire a un fatto non noto attraverso un fatto noto. Si tratta delle cosiddette presunzioni.

Ad esempio, dalla presenza di tracce di pneumatico sull’asfalto il giudice può desumere che l’auto procedesse a velocità sostenuta; dal fatto che il motore di un veicolo fosse caldo si può presumere che lo stesso fosse stato usato poco prima.

Insomma: le presunzioni non sono altro che un ragionamento logico fatto dal giudice, il quale da un fatto incontrovertibile risale a uno non provato. Per questo motivo sono anche definite prove indirette.

Le presunzioni possono essere utilizzate dal giudice solo se chiare, precise e concordanti, cioè quando sono in grado di offrire un alto grado di certezza circa il risultato del ragionamento.

La prova per presunzione è consentita in tutti i casi in cui la legge non esclude la prova per testimoni. Ad esempio, il giudice non potrebbe usare le presunzioni per provare l’esistenza di un contratto, il quale non può essere provato nemmeno per testi [4].

Il giudice civile può condannare senza prove?

Siamo ora in grado di affermare che il giudice civile può condannare anche in assenza di prove dirette (testimonianze, documenti, ecc.), se la sua decisione si basa su argomenti di prova e su presunzioni gravi, precise e concordanti.

Ad esempio, se l’uomo convenuto in giudizio per accertare la sua paternità non risponde all’interrogatorio del giudice e rifiuta di sottoporsi al test del dna, il giudice potrà decidere di condannarlo per via degli “indizi” che derivano dalla sua condotta.

C’è però da dire che, in genere, il giudice preferisce affiancare ad argomenti di prova e presunzioni delle vere prove, come ad esempio la testimonianza, cosi che le prime possano rafforzare la prova certa acquisita in giudizio. In altre parole, i giudici sono molto cauti nel condannare in assenza totale di prove dirette.

Il giudice penale può condannare senza prove?

Il giudice penale può condannare senza prove, sulla base di soli indizi, purché siano gravi, precisi e concordanti [5].

Come le presunzioni di cui abbiamo già parlato, gli indizi sono gravi, precisi e concordanti quando fanno ritenere, con un certo grado di certezza, che un fatto sia accaduto.

Il giudice non può dunque fondare il proprio convincimento su un solo indizio, ma su una molteplicità di indizi, tutti convergenti verso un’unica direzione.

Ciò consente al giudice penale di poter condannare anche in assenza del corpo del reato. Secondo la legge [6], sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché quelle cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo.

Ad esempio, nel reato di lesioni personali il coltello, la pistola o altro oggetto utilizzato per apportare le lesioni è corpo del reato, così come lo è la refurtiva nel reato di furto.

Un esempio di condanna senza corpo del reato si ha nei casi di “droga parlata”. Con questa espressione si fa riferimento alle conversazioni captate mediante intercettazioni in cui gli spacciatori parlano di droga, spesso in maniera velata o allusiva.

La caratteristica dei processi per “droga parlata” è che, molto spesso, alle intercettazioni non segue alcun riscontro né sequestro della sostanza stupefacente di cui si discorreva nelle conversazioni ascoltate dalla polizia. Ecco perché è lecito chiedersi se la droga parlata sia reato.

Secondo la Corte di Cassazione [7], a fronte di una vasta mole di intercettazioni di “droga parlata” senza riscontro (sequestri, identificazione di acquirenti finali, riscontro in concreto delle somme trasferite, ecc.), il giudice può procedere a condanna anche in assenza di altri elementi (testimonianze, ecc.) che confermino il fatto. Ecco dunque come il giudice penale può condannare senza prove.


note

[1] Art. 2697 cod. civ.

[2] Art. 116 cod. proc. civ.

[3] Art. 2927 cod. civ.

[4] Art. 2721 cod. civ.

[5] Art. 192 cod. proc. pen.

[6] Art. 253 cod. proc. pen.

[7] Cass., sent. n. 11655 del 20 marzo 2015.

Autore immagine: canva.com/


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