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Cosa determina l’ammontare della parcella avvocato in causa civile?

4 Gennaio 2022
Cosa determina l’ammontare della parcella avvocato in causa civile?

Cosa fa crescere l’importo dell’onorario del professionista: cosa incide maggiormente sul costo di una causa. 

Un nostro lettore ci chiede cosa determina l’ammontare della parcella di un avvocato in causa civile. In pratica, ci viene chiesto cosa incide di più nella quantificazione dell’onorario del professionista. La questione merita un approfondimento: come vedremo a breve, infatti, con l’abrogazione delle tariffe obbligatorie, il mercato dei servizi legali è stato completamente liberalizzato e, di conseguenza, vale la vecchia e antica regola dell’incontro tra domanda e offerta. 

Di certo, l’avvocato si trova a concorrere con molti colleghi che potrebbero offrire tariffe più vantaggiose anche se, al di sotto di una certa misura, è inverosimile che la parcella possa scendere divenendo poi la prestazione svantaggiosa per lo stesso legale. Una parcella troppo bassa potrebbe essere indice di una scarsa qualità della prestazione o di un’organizzazione particolarmente strutturata (si pensi a uno studio legale che, svolgendo solo separazioni, abbia acquisito velocità e sistematicità nella redazione degli atti e nella partecipazione alle udienze).

Ma procediamo con ordine e vediamo cosa determina l’ammontare della parcella di un avvocato in una causa civile.

Parcella avvocato e preventivo scritto

Partiamo subito col dire che non esistono più i limiti tariffari previsti un tempo dalla legge. Non c’è più quindi un minimo e un massimo all’onorario dell’avvocato. Tutto è rimesso alla libera trattativa tra le parti, trattativa però che deve avvenire prima del conferimento del mandato. Questo perché la normativa impone ad ogni professionista di fornire anticipatamente, al proprio cliente, un preventivo scritto circa il proprio compenso. La violazione di tale obbligo però non fa venir meno il credito dell’avvocato che abbia omesso di comunicare al proprio cliente l’ammontare della parcella per la causa civile. Sicché, in tale ipotesi, qualora dovessero sorgere delle contestazioni tra le parti, sarà il giudice a determinare l’ammontare del compenso, tenendo conto di quanto indicato nel decreto ministeriale n. 55 del 2014. Tale decreto indica gli importi dovuti all’avvocato di controparte nel caso di soccombenza (la cosiddetta condanna alle spese). Sull’argomento leggi Quanto costa perdere una causa civile?

A questo punto, è chiaro che a determinare l’ammontare della parcella dell’avvocato in una causa civile è, nel caso in cui venga fornito il preventivo, solo il volere di quest’ultimo (salva ovviamente la facoltà del cliente di accettare o meno la prestazione) o, se non c’è stato preventivo, la decisione del giudice. 

Elementi che incidono sulla parcella dell’avvocato

Ma sulla base di quali elementi l’avvocato quantifica il proprio onorario? Esistono dei parametri che fanno crescere l’importo o è solo il frutto di una valutazione personale?

Di solito, gli avvocati si riferiscono proprio al Decreto Ministeriale del 2014 che traccia una linea di massima di quelli che sono i valori di mercato delle prestazioni legali. Possiamo comunque dire che la parcella dell’avvocato dipende da una serie di elementi come:

  • valore della posta in gioco;
  • numero di udienze a cui partecipare;
  • atti processuali e note da redigere;
  • numero di parti coinvolte nel giudizio;
  • lontananza del tribunale rispetto allo studio;
  • complessità della vicenda da studiare.

In particolare, per quanto riguarda il valore della controversia, questa è da sempre il principale elemento sulla base del quale vengono quantificate le parcelle degli avvocati. Lo era quando esistevano le tariffe obbligatorie e continua ad esserlo nel momento in cui il giudice, con la sentenza che decide la causa, quantifica l’ammontare delle spese legali dovute all’avversario vincitore. Dunque, tanto maggiore è l’importo controverso tra le parti, tanto maggiore sarà il corrispettivo del professionista.

Quanto al numero di udienze, esistono delle procedure che prevedono la partecipazione dell’avvocato ad una sola udienza dinanzi al giudice (riti sommari e cautelari) e altri invece che ne implicano numerose. Chiaramente anche questo aspetto può influire sulla parcella del legale. Ed è anche da questo che dipende il numero di atti processuali e note difensive da depositare nel corso del processo. 

Si pensi, ad esempio, nell’ambito di una procedura di recupero crediti, al ricorso per decreto ingiuntivo che non richiede alcuna udienza e impone la redazione di un solo atto, appunto il ricorso: esso è sicuramente più economico rispetto a un giudizio ordinario di accertamento del credito.

Quando un giudizio vede coinvolti più soggetti, la difesa del cliente diventa più complicata, ragion per cui, anche in tal caso, la parcella potrà essere più elevata. Stesso discorso vale quando l’avvocato è costretto a percorrere svariati chilometri in auto per raggiungere la sede del tribunale competente, con conseguenti costi di tempo e di carburante. 

Non in ultimo, la complessità della vicenda giuridica da trattare, incidendo sul tempo di studio della pratica, può far lievitare sensibilmente l’onorario. Si tenga però conto che tante più sono le parti da difendere, tanto minore potrebbe essere il peso economico per ciascuna di queste, potendo l’avvocato spalmare su di esse il proprio sacrificio intellettuale.

Spesso, si confonde poi la parcella dell’avvocato con il contributo unificato che il cliente di solito paga allo stesso avvocato ma che poi questi a sua volta versa allo Stato: il contributo unificato è infatti la tassa per accedere alla giustizia che è tenuto ad anticipare chi inizia il giudizio e non chi si difende (salvo poi vedersi restituire l’importo dall’avversario in caso di vittoria del giudizio e conseguente condanna alle spese processuali).

Approfondimenti

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