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Presidente della Repubblica: come viene eletto

4 Gennaio 2022 | Autore:
Presidente della Repubblica: come viene eletto

Partito l’iter per la successione di Sergio Mattarella: chi elegge il nuovo Capo dello Stato, come avviene la procedura, quando diventa operativo.

Ancora pochi giorni e gli italiani sapranno chi sarà il successore di Sergio Mattarella al Quirinale come presidente della Repubblica per i prossimi sette anni. L’assemblea che elegge il nuovo Capo dello Stato è stata convocata dal presidente della Camera per il 24 gennaio alle 15: in quella data e a quell’ora ci sarà la prima votazione dei 1009 grandi elettori: 321 senatori (compresi i 6 senatori a vita), 630 deputati e 58 delegati regionali (tre per ciascuna Regione, esclusa la Valle d’Aosta che ha un solo rappresentante). Ma che cosa succederà il 24 gennaio? Come si elegge il presidente della Repubblica? E quali sono le funzioni e i compiti principali della più alta carica dello Stato? Vediamo.

Presidente della Repubblica: come viene eletto?

L’elezione del presidente della Repubblica è di tipo indiretto. Avviene, cioè, attraverso i rappresentanti dei cittadini in Parlamento e non con il voto diretto dei cittadini, come succede in altri Paesi (ad esempio, in Francia).

Secondo quanto previsto dall’articolo 83 della Costituzione, «il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato. L’elezione del presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta».

Significa, innanzitutto, che i cosiddetti «grandi elettori» del Capo dello Stato sono 1009, vale a dire:

  • 315 senatori;
  • 6 senatori a vita (oggi sono Liliana Segre, Renzo Piano, Carlo Rubbia, Elena Cattaneo e Mario Monti, oltre a Giorgio Napolitano, senatore a vita di diritto in quanto ex presidente della Repubblica);
  • 630 deputati;
  • 58 consiglieri regionali (tre per ogni Regione tranne per la Val d’Aosta che porta un solo delegato).

Di norma, votano prima i senatori, poi i deputati e, infine, i delegati regionali. La «chiama», cioè la chiamata al voto, viene ripetuta due volte. L’elettore entra in una cabina posta sotto il banco del presidente della Camera (il cosiddetto «catafalco») dove potrà esprimere la sua preferenza in totale segretezza segnando il nome del candidato in una scheda già timbrata e firmata dal segretario generale della Camera. Infine, piegherà la scheda in quattro e la depositerà nella «insalatiera», cioè nell’urna di vimini e raso usata per l’occasione.

Lo spoglio viene fatto dal presidente della Camera, che leggerà uno ad uno i nomi di tutti i candidati che hanno ricevuto almeno un voto. Come sancito dalla Costituzione, affinché l’esito del voto sia ritenuto valido, nelle prime tre votazioni viene richiesta la maggioranza dei due terzi dell’assemblea, cioè 673 voti sui 1.009 grandi elettori. Dalla quarta votazione in poi, basterà la maggioranza assoluta, cioè la metà più uno dei votanti (505 voti).

Presidente della Repubblica: chi può essere eletto?

L’articolo 84 della Costituzione stabilisce che «può essere eletto presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto 50 anni d’età e goda dei diritti civili e politici. L’ufficio di presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica. L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge».

Nulla viene chiesto, dunque, dalla Costituzione per quanto riguarda eventuali titoli per essere eletto Capo dello Stato. Gli unici vincoli posti sono quello che riguarda l’età (deve avere compiuto i 50 anni il giorno della sua elezione) e il fatto di avere intatti i diritti civili e politici. Significa che deve avere diritto al voto e non deve essere stato privato della possibilità di ricoprire una carica pubblica.

La Costituzione dice anche che la carica di presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra. Questo vuol dire che se la persona eletta è già, ad esempio, presidente del Senato o della Camera, parlamentare, presidente della Corte costituzionale, ecc., dovrà lasciare questa carica per poter occupare quella di Capo dello Stato.

Prima di assumere le sue funzioni, come sancito dall’articolo 91 della Costituzione, il Presidente presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione davanti al Parlamento in seduta comune.

Quanto allo stipendio del Presidente, viene stabilito dalla legge ed è tassato come quello di un normale funzionario della Pubblica Amministrazione. Ad oggi è fissato in 239.000 euro l’anno ripartito in 13 mensilità ( circa 18.300 euro al mese).

Presidente della Repubblica: può essere rieletto?

L’articolo 85 della Costituzione dice: «Il presidente della Repubblica è eletto per sette anni. Trenta giorni prima che scada il termine, il presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro 15 giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo, sono prorogati i poteri del Presidente in carica».

Sette anni, dunque: questo è il tempo in cui il Capo dello Stato può rimanere in carica. Questo perché, a differenza della monarchia che prevede un ruolo permanente ed ereditario, quello del presidente della Repubblica è temporaneo ed elettivo. Inoltre, si svincola la più alta carica dello Stato da qualsiasi legame con una sola legislatura, che per legge dura al massimo cinque anni. Il settennato parte dal giorno del giuramento, non da quello dell’elezione.

La prima seduta per la votazione viene stabilita 30 giorni prima della scadenza del mandato per garantire la successione entro i termini temporali del settennato. Nel caso in cui tale periodo venisse superato, il Capo di Stato uscente rimarrebbe in carica fino all’elezione del successore. È la cosiddetta prorogatio.

Il limite dei sette anni, in realtà, è relativo: nulla c’è scritto nella Costituzione riguardo l’eventuale divieto di rielezione del Presidente in carica. E la Storia recente lo conferma: di fronte all’incapacità di trovare un accordo tra le forze politiche per nominare un nuovo Capo dello Stato, nel 2013 fu chiesto a Giorgio Napolitano di restare al Quirinale a fine mandato. Napolitano ci rimase per altri due anni, fino all’elezione di Sergio Mattarella nel 2015. Fu il primo Presidente rieletto (e finora l’unico) della storia della Repubblica.

L’articolo 86 della Costituzione stabilisce che «le funzioni del presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal presidente del Senato. In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del presidente della Repubblica, il presidente della Camera dei deputati indice l’elezione del nuovo presidente della Repubblica entro 15 giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione».

Cosa fa il presidente della Repubblica?

L’articolo 87 della Costituzione elenca i poteri del presidente della Repubblica, in quanto Capo dello Stato che «rappresenta l’unità nazionale». Egli può:

  • inviare messaggi alle Camere;
  • indire le elezioni delle nuove Camere e fissarne la prima riunione;
  • autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo;
  • promulgare le leggi ed emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti;
  • indire il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione;
  • nominare, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato;
  • accreditare e ricevere i rappresentanti diplomatici, ratificare i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere;
  • avere il comando delle Forze armate, presiedere il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere;
  • presiedere il Consiglio superiore della magistratura;
  • concedere grazia e commutare le pene;
  • conferire le onorificenze della Repubblica.

Non è finita: secondo l’articolo 88 della Costituzione, il presidente della Repubblica «può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura».

Nessun atto del Presidente della Repubblica, come sancisce l’articolo 89 della Costituzione, è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri..

Il presidente della Repubblica, infine, non ha alcuna responsabilità sugli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne – come previsto dall’articolo 90 della Costituzione – per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In questi ultimi due casi, viene messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.



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