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La responsabilità amministrativa della persona giuridica

6 Maggio 2022 | Autore: Federico Barbato
La responsabilità amministrativa della persona giuridica

Ambito applicativo, presupposti, criteri di imputazione e sanzioni.

Il D.Lgs n. 231/2001 ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa della persona giuridica, più precisamente definita “per illeciti amministrativi derivanti da reato”. Ma che natura ha tale forma di responsabilità? quando una persona giuridica vi incorre? Quali sono le sanzioni previste dal legislatore a carico dell’ente? In questo articolo risponderemo a queste domande e vedremo cosa l’ente deve fare per andare esente da responsabilità.

La natura della responsabilità amministrativa degli enti

Sul tema della natura giuridica della responsabilità disciplinata dal D.Lgs 231/2001 sono emerse in dottrina diverse tesi. Secondo alcuni, si tratterebbe di una vera e propria responsabilità penale con la quale il legislatore avrebbe inteso superare il principio dell’irresponsabilità dell’ente collettivo, sintetizzato nel brocardo latino societas delinquere non potest (d’altronde, l’accertamento di tale responsabilità è demandata al giudice penale).

Secondo altri si tratterebbe, invece, di una forma di responsabilità amministrativa, come si evincerebbe dal dato normativo. Un terzo indirizzo ermeneutico, avallato dalla Corte di Cassazione [1], ascrive la responsabilità dell’ente ad un tertium genus dal carattere essenzialmente punitivo ma con caratteristiche proprie che coniugano i tratti essenziali del sistema penale e di quello amministrativo.

A prescindere dalla natura della responsabilità che viene in gergo appellata quale “amministrativa”, è necessario comprendere, innanzitutto, quali sono le persone giuridiche che possono incorrere in tale forma di responsabilità.

L’ambito applicativo

Quanto all’ambito soggettivo di applicazione, tra i soggetti cui si applicano le disposizioni di cui al D.Lgs. 231/2001 rientrano:

  • gli enti forniti di personalità giuridica;
  • le società e le associazioni anche prive di personalità giuridica.

Non vi rientrano, al contrario, lo Stato, gli enti pubblici territoriali (Regioni, Province, città metropolitane, Comuni), gli altri enti pubblici non economici e gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale (tra gli altri, partiti politici e sindacati). Non vengono, invece, ricompresi nelle esclusioni gli enti con destinazione pubblicistica che svolgono l’attività in regime privatistico. Così ricostruito l’ambito applicativo della responsabilità amministrativa degli enti, è necessario ora chiarire quando una persona giuridica incorre in tale forma di responsabilità.

Presupposti e criteri di imputazione

La responsabilità amministrativa dell’ente scatta a fronte della realizzazione di un illecito penale. Più precisamente è necessario che sia stata realizzata una fattispecie di reato presupposto, ovverosia un reato tra quelli appositamente individuati dal legislatore [2], nell’interesse o a vantaggio dell’ente, da soggetti che rivestono posizioni apicali nell’organigramma della persona giuridica, ovvero da sottoposti se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza da parte di soggetti con poteri di gestione.

Per quanto concerne i concetti di interesse e vantaggio, la giurisprudenza maggioritaria li individua come concetti distinti. L’interesse descrive la proiezione finalistica della condotta e va valutato esclusivamente in una prospettiva ex ante; il vantaggio evidenzia un concreto risultato conseguito per effetto della condotta e va accertato ex post.

Quindi, è opportuno notare che l’ente non risponde se tali soggetti hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi, venendo meno in dette ipotesi lo schema di immedesimazione organica, essendo l’illecito non attribuibile in alcun modo alla volontà della persona giuridica.
L’individuazione dei soggetti in posizione apicale e dei sottoposti segue un criterio non soltanto formale, ma anche sostanziale-funzionale. Nella prima categoria (apicali) rientrano, infatti, sia i soggetti formalmente investiti di funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione e controllo; sia quei soggetti che esercitano di fatto detti poteri. Quanto ai cosiddetti “sottoposti”, si fa riferimento sia al caso di lavoratori formalmente inseriti nell’organigramma aziendale, sia quei soggetti sui quali si applica di fatto un potere di vigilanza e controllo.

L’ente è quindi sempre responsabile per la sola commissione di uno dei reati presupposto da parte di tali soggetti? In realtà no, altrimenti ci troveremmo innanzi ad una sorta di responsabilità oggettiva. A tal proposito, è necessario precisare che sul piano soggettivo, è necessaria la colpevolezza dell’ente, desunta dalla mancata adozione di modelli di organizzazione e dall’omessa vigilanza sui comportamenti dei dipendenti. Si parla quindi di “colpa di organizzazione”.

La colpevolezza dell’ente consiste nell’aver facilitato, consentito o determinato la commissione del reato con la propria carente regolamentazione interna.

Cosa deve fare l’ente per andare esente da responsabilità?

Per andare esente da responsabilità l’ente deve dimostrare di avere un’adeguata organizzazione interna volta a prevenire la commissione di tali reati. A tale scopo assumono un rilievo centrale e costituiscono uno strumento di prevenzione i modelli di organizzazione, che fungono da criterio di esclusione della responsabilità della persona giuridica [3].

Tali modelli organizzativi devono:

  • individuare le attività dell’ente nell’ambito delle quali possono essere commessi reati;
  • prevedere protocolli idonei a programmare in maniera corretta e lecita la formazione e l’attuazione delle scelte dell’ente;
  • individuare adeguate modalità di gestione delle risorse finanziarie;
  • prevedere obblighi di trasparenza e informazione nei confronti dell’organismo di vigilanza sull’osservanza dei modelli;
  • introdurre sanzioni disciplinari per il mancato rispetto delle direttive contenute nei modelli.

L’ente va quindi esente da responsabilità – per quanto riguarda i reati commessi da “apicali” – ove dimostri di aver adottato piani di organizzazione a valenza preventiva effettivamente idonei a prevenire la commissione di reati, la cui realizzazione è quindi il frutto dell’elusione fraudolenta di tali modelli da parte della persona fisica a cui andrà circoscritta la responsabilità.

Mentre, per quanto riguarda la commissione di reati da parte di sottoposti, spetterà all’accusa dimostrare che la commissione dell’illecito, nell’interesse o a vantaggio dell’ente, sia stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. L’ente, in ogni caso, potrà dimostrare che è stato efficacemente adottato un modello di organizzazione idoneo a prevenire reati della stessa specie di quello verificatosi e avente le caratteristiche specificate dalla legge.
Resta quindi da capire quali sono le sanzioni a cui va incontro la persona giuridica responsabile ex D.Lgs. 231/2001.

Le sanzioni

Una volta accertata la responsabilità, l’ente è soggetto a delle sanzioni di natura amministrativa. Alla sanzione pecuniaria, che trova sempre applicazione quando viene riconosciuta la responsabilità dell’ente, a seconda del tipo di reato possono trovare applicazione, la confisca, la pubblicazione della sentenza e. soprattutto, le più temute sanzioni interdittive (revoca di licenze; impossibilità di negoziare con la Pubblica Amministrazione; commissariamento ecc.).

Mentre le prime due sanzioni colpiscono il patrimonio dell’ente e non sempre hanno un’efficacia dirimente nel reprimere la commissione di reati e l’adozione di opportuni modelli di organizzazione; le seconde, influendo direttamente sull’attività gestoria dell’ente, presentano un’efficacia dirimente nello stimolare la prevenzione degli illeciti.

Sul punto, è necessario segnalare come il giudice non applichi le sanzioni interdittive se, prima che venga dichiarata l’apertura del dibattimento nel primo grado di giudizio, l’ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato (o si è adoperato concretamente in tal senso); ha eliminato le carenze organizzative contestate mediante l’adozione di modelli di organizzazione idonei; ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.

In conclusione, la responsabilità amministrativa dell’ente è una forma di responsabilità autonoma, accertata in sede penale, dalle caratteristiche proprie ed essenzialmente punitive, che mira a sortire un effetto dissuasivo sulla criminalità d’impresa nel suo complesso, andando a colpire, oltre al reo, anche l’ente nel cui vantaggio o nell’interesse sono stati commessi i reati; illeciti, peraltro, favoriti da una carenza organizzativa della persona giuridica.



Di Federico Barbato

note

[1] Cass., Sez. Un., 18.09.2014, n. 38343.

[2] Artt. 24 e ss. D.Lgs. 231/2001.

[3] Artt. 6 e 7 D.Lgs. 231/2001.


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