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Articolo 38 Costituzione italiana: spiegazione e commento

5 Gennaio 2022 | Autore:
Articolo 38 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 38 sul welfare, sull’assistenza sociale, sulla tutela dei disabili, inabili, invalidi, pensionati. 

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

La Costituzione e il welfare

Se è vero che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, è anche vero che chi, non per sua colpa, non può lavorare deve comunque potersi inserire nel tessuto sociale e godere di una esistenza decorosa. Proprio a tal fine l’articolo 38 della Costituzione introduce per la prima volta il concetto di welfare, ossia la tutela dei lavoratori disabili, malati, vittime di infortuni, di disoccupazione o che raggiungono l’età della pensione. 

Il nostro ordinamento si basa dunque sulla solidarietà sociale: nessuno in Italia, che sia sprovvisto di assicurazione sanitaria o di una polizza privata sugli infortuni, può morire di fame o rimanere senza cure mediche. Lo Stato – ossia l’intera collettività – si fa carico di lui. È un concetto nobile, insito peraltro in ogni religione, il fatto di prendersi cura di chi ha bisogno e che non può mantenersi da solo. Non è carità, attenzione, ma un altruistico dovere, morale e civile. Ecco perché le somme che lo Stato deve erogare a chi si trova nell’impossibilità di lavorare non sono né tassabili, né pignorabili, né sequestrabili, né soggette a prescrizione. 

Il welfare funziona in questo modo: ogni lavoratore, durante la vita lavorativa, riceve una retribuzione su cui il datore di lavoro effettua delle trattenute che vengono versate in una cassa di assistenza e previdenza, ossia rispettivamente all’Inail e all’Inps. Saranno poi questi due enti a provvedere alle esigenze dei lavoratori qualora dovessero trovarsi in situazioni di difficoltà.

L’articolo 38 tutela i soggetti deboli attraverso un sistema di sicurezza sociale rivolto a prevenire e a rimuovere le situazioni di bisogno. Questo sistema, a livello statale, viene assicurato attraverso due enti: l’Inps e l’Inail. Nulla esclude però che tale attività venga svolta anche da enti privati (così come previsto dall’ultimo comma di tale disposizione). 

Le tutele dei soggetti deboli

I soggetti ritenuti deboli dalla Costituzione sono:

  • gli inabili al lavoro, ossia coloro che, a causa di una malattia o di un difetto fisico-mentale, si trovano nell’assoluta e definitiva impossibilità di svolgere un’attività lavorativa; questi, se privi di mezzi economici per vivere, hanno diritto al mantenimento e all’assistenza sociale grazie agli assegni dell’Inps. Se poi non hanno la possibilità di svolgere da soli i compiti della vita quotidiana (come cucinare, muoversi, lavarsi), lo Stato garantisce loro il cosiddetto assegno di accompagnamento per pagare un eventuale badante;
  • le vittime di infortuni sul lavoro: ad essi è riconosciuto un indennizzo o una rendita vitalizia a carico dell’Inail; 
  • i malati, sia che si tratti di una malattia passeggera (come una febbre) che invalidante e definitiva (come una malattia oncologica): ad essi viene pagato regolarmente lo stipendio nonostante l’assenza dal lavoro. Se la malattia non consente di svolgere più le mansioni a cui il lavoratore era precedentemente preposto, il datore di lavoro, prima di procedere al licenziamento, deve verificare se esistono in azienda altre posizioni compatibili con la sua formazione e condizioni di salute;
  • gli invalidi civili (oggi chiamati «diversamente abili»), i non vedenti, i sordomuti, i minorati psichici: ad essi è innanzitutto garantito il cosiddetto collocamento obbligatorio. In particolare, tutti i datori di lavoro, comprese le pubbliche amministrazioni, con almeno 15 dipendenti, hanno l’obbligo di assumere i disabili, ossia coloro che sono inseriti nelle cosiddette “categorie protette”. In più hanno diritto all’assegno di invalidità se la riduzione della capacità lavorativa è di almeno il 74%;
  • gli anziani, ossia coloro che hanno raggiunto l’età pensionabile: ad essi è riconosciuta la pensione a carico dello Stato quando non prevista da Casse private professionali.

La discriminazione tra lavoratori dipendenti e autonomi  

Per quanto l’articolo 38 della Costituzione si riferisca genericamente a tutti i lavoratori, alcune delle garanzie appena elencate sono state attribuite dal legislatore solo ai lavoratori dipendenti. Così succede, ad esempio, per la malattia e per gli infortuni sul lavoro. Il professionista, l’imprenditore o il lavoratore autonomo titolare di partita Iva che si ammala e che perciò non può lavorare non riceve alcuno stipendio né prestazione sociale da parte dello Stato. 

Tuttavia, la concezione secondo cui il lavoratore dipendente costituisce la fascia debole della società è ormai obsoleta e legata a un’economia che non rispecchia più la situazione attuale. Oggi, le numerose partite Iva sono costituite in gran parte da soggetti economicamente molto deboli, non potendo godere di stipendi fissi, di ferie retribuite, di riposi settimanali, di tredicesima e quattordicesima mensilità, di trattamenti di fine rapporto, di malattie retribuite, di assicurazione. Prova ne è il breve arco di vita delle piccole attività imprenditoriali. Insomma, il lavoro autonomo resta ancora l’ultimo interesse dello Stato.



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