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Famiglia di “fatto” o famiglia di “diritto”? Adesso conta solo “la famiglia”!

29 gennaio 2012


Famiglia di “fatto” o famiglia di “diritto”? Adesso conta solo “la famiglia”!

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 gennaio 2012



Siamo lieti di pubblicare il contributo di MERY TRIDICO inviato a “La Legge per Tutti”. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo del nostro lettore.

Il nuovo concetto di famiglia è forse lontano dalla definizione data dall’art. 29 della Costituzione. Il testo dell’articolo ci indica la famiglia come quella società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio, di conseguenza, è l’unico atto giuridico solenne attraverso il quale un uomo e una donna si impegnano a condividere le proprie vite al fine di formare una famiglia.

La realtà odierna però è molto diversa da quella astrattamente descritta dalla norma. Oggi esistono famiglie pur senza essere convolati a nozze. Uomini e donne che trovano reciproco amore, conforto e assistenza morale senza necessariamente assumere il ruolo di marito e di moglie.

Ma quale tutela e riconoscimento di diritti spetta a chi di fatto si comporta come una famiglia ma legalmente non lo è, in quanto  nessun atto giuridico ne ha conferito lo status?

Un quesito di non facile risoluzione per la giurisprudenza che sempre più spesso è chiamata a pronunciarsi nel tentativo di dare una visione logica e coerente dell’argomento.

Con la sentenza n. 12278/2011, la Corte di Cassazione ha assunto una posizione non ambigua, anzi finalmente decisa ed anche forte sul problema; ha cioè riconosciuto ed equiparato famiglia di fatto e famiglia di diritto, figli naturali e figli legittimi.

Nella fattispecie è stato riconosciuto un risarcimento uguale sia per la ex-moglie e la filiazione legittima, sia per l’attuale compagna e la figlia di un uomo deceduto in seguito ad un sinistro stradale.

Brevemente la vicenda consiste nella storia di un uomo legato da vincoli affettivi sia verso la prima famiglia che verso la nuova famiglia sorta negli anni successivi. Infatti si è dimostrato in aula che l’uomo da anni aveva costituito con la convivente un’unione stabile e duratura, caratterizzata non soltanto dalla condivisione delle attività quotidiane, ma anche dall’occuparsi della crescita ed educazione della figlia, assimilando il rapporto con la stessa in maniera inequivocabile al rapporto di genitore-figlia. In tutto ciò continuava a mantenere rapporti stabili, affettivi ed economici con la ex-moglie e i figli nati in costanza del matrimonio.

È questa una sentenza storica che invita ad una riflessione.

Urgentemente si richiede una normativa in grado di ottemperare ai bisogni della collettività, non si può fingere che quest’esigenza di cambiamento e di adeguamento del diritto non esista.

Se, come c’è stato insegnato, il diritto non è una scienza statica, non si può non avvertire la differenza fra quello che è stato ieri e quello che è oggi. L’evoluzione normativa dovrebbe correre con la stessa velocità, o quasi, dell’evoluzione sociale.

Il matrimonio ovviamente ha a sua importanza, ma le relazioni che si istaurano non sono forse più importanti? L’amore che lega due persone, che lega un padre o una madre con un figlio/a sono forse fatti poco rilevanti? Conta davvero la rigida formalità di una firma per acquisire dei diritti che dovrebbero appartenere in quanto compagni di vita, in quanto figli.

Constatare la crisi dell’istituto del matrimonio è tristemente semplice: basta visionare le statistiche riguardanti il numero crescente di separazioni e divorzi. Chissà se si potesse scegliere liberamente di sposarsi per amore e non per essere tutelati dalla legge se le cose cambierebbero!

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