Diritto e Fisco | Articoli

Quando il parcheggio sbagliato costituisce reato

27 Luglio 2014
Quando il parcheggio sbagliato costituisce reato

Sufficiente il dolo generico: l’aver cioè agito nella consapevolezza di impedire l’entrata o l’uscita da uno spazio.

Non è la prima volta – e noi ne abbiamo spesso parlato nelle pagine di questo portale – che la Cassazione si occupa di parcheggi “delinquenziali”. Che si possa sbagliare colposamente le misure dello spazio da occupare e, nell’entrare in un posteggio, si urti l’auto avanti e l’auto di dietro, non è un crimine per il quale finire dietro le sbarre. Ma chi, invece, ostruisce il passaggio a un’altra auto, impedendole di uscire o di entrare in una propria area, commette reato: in particolare compie una violenza privata.

Lo ripete, fino allo spasmo, la Cassazione [1], chiamata ormai più volte a occuparsi di questi fastidiosi fenomeni di mancanza di rispetto.

Ricorda la Suprema Corte che la condotta di chi posiziona il proprio veicolo all’imbocco dell’unica via di uscita da un fondo non fa che precludere la libertà di transito di un altro soggetto e, quindi, ne limita il diritto di spostamento.

Non c’è bisogno, allora, di provare necessariamente che era in corso un’urgenza (per esempio, il dover correre in ospedale) e che, pertanto, l’aver trovato ostruito il passaggio ha compromesso un interesse/diritto rilevante della persona. No! non c’è bisogno di tutto ciò (al massimo, può contribuire ad aumentare il volume del risarcimento). Il solo fatto di aver ostruito un passaggio è già, di per se stesso, reato di violenza privata [2].

La sentenza in commento ha condannato un automobilista indisicplinato per aver costretto la persona offesa a rimanere in un fondo, ostacolandone l’uscita per oltre un’ora.

In particolare, la persona offesa aveva dichiarato ai giudici che l’imputato, per impedirgli di uscire, aveva posizionato il proprio veicolo fuoristrada all’imbocco dell’unica via di uscita.

Necessario il dolo generico.

Perché si possa querelare l’automobilista è necessario, però, che questi abbia agito con dolo, ossia con coscienza e volontà. Tuttavia tale consapevolezza non deve essere necessariamente rivolta a creare uno specifico danno alla parte offesa: non è, cioè, indispensabile aver agito con lo specifico scopo di bloccare l’uscita a un soggetto (magari nell’intento di fargli un dispetto). Al contrario, è sufficiente che il reo abbia avuto la semplice consapevolezza del fatto di aver bloccato una altrui via di accesso/uscita e che il luogo ove ha lasciato l’auto costituiva l’unica reale via di “fuga” dal fondo stesso [3].

Qualche esempio

È colpevole il soggetto che lascia l’auto davanti al box di un condomino, impedendo a questi di entrare/uscire dal proprio parcheggio. E ciò anche se non lo faccia con lo specifico intento di danneggiarlo.

Altrettanto colpevole è chi lasci l’auto su una via di sua proprietà, ma sulla quale un terzo soggetto ha una servitù di passaggio e, così, gli impedisca di esercitarla.


note

[1] Cass. sent. n. 32730/14 del 23.07.2014.

[2] Art. 610 cod. pen.

[3] Dolo generico.

Autore immagine: 123rf com


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