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Cos’è il canone calmierato?

7 Maggio 2022 | Autore:
Cos’è il canone calmierato?

Contratto di affitto: cos’è e come funziona? Cos’è il canone concordato e quali agevolazioni fiscali sono previste dalla legge?

Chi non ha una casa propria oppure deve spostarsi per esigenze di lavoro può scegliere di vivere in affitto nell’abitazione di un’altra persona. Per farlo deve stipulare un contratto di locazione, cioè un accordo, regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate, con cui il proprietario mette a disposizione di un’altra persona, per un determinato periodo di tempo, il suo immobile. La legge consente di scegliere due soluzioni: il canone liberamente determinato dalle parti oppure quello stabilito da una fonte esterna. Si parla in questi casi di canone calmierato. Cos’è?

Come diremo meglio nel prosieguo, conduttore e locatore possono mettersi d’accordo per un canone mensile che vada bene ad entrambi; in questi casi, tutto è lasciato alla libera determinazione delle parti. La legge, però, consente di scegliere un’altra via: quella del canone concordato da un accordo concluso a livello locale tra i rappresentanti dei locatori e quelli degli inquilini. Ma perché accettare un canone imposto da altri? Cos’è e come funziona il canone calmierato? Scopriamolo insieme.

Contratto di locazione: cos’è?

Come anticipato in premessa, la locazione è un contratto con il quale due parti, definite locatore e conduttore (o locatario), si mettono d’accordo affinché la prima dia in godimento alla seconda un proprio bene, dietro pagamento di un corrispettivo che assume il nome di canone.

Classica ipotesi di tale tipo di contratto è quella riguardante l’abitazione data in affitto dal proprietario, oppure di altro immobile concesso ugualmente in conduzione ma per fini commerciali.

Il contratto di locazione non deve necessariamente avere ad oggetto un bene immobile: la legge esplicitamente prevede che si possa trattare anche di un bene mobile, come di un’autovettura, ad esempio.

Affitto immobili ad uso abitativo: quanto dura?

Chi affitta la propria casa deve sapere che, per legge, non è possibile mandare via l’inquilino da un giorno all’altro (a meno che non ci siano giustificate ragioni).

La locazione è un contratto che ha una lunga durata; ciò per favorire colui che va a vivere nell’abitazione, il quale non può essere sfrattato all’improvviso ed essere costretto a cercare una nuova casa.

Per legge, il contratto di affitto di una casa può durare 4 anni, rinnovabili automaticamente alla scadenza per altri 4 anni (cosiddetto contratto «4+4»), oppure 3 anni, rinnovabili alla scadenza per altri 2.

Di seguito, vedremo le caratteristiche principali di entrambi e, soprattutto, del contratto di affitto 3+2, caratterizzato dal canone calmierato.

Locazione 4+4: come funziona il canone?

Il contratto d’affitto «4+4» è caratterizzato dal fatto che le parti possono liberamente mettersi d’accordo per quanto riguarda la determinazione del canone mensile da pagare.

In pratica, quando si sceglie di dare la casa in affitto almeno per 4 anni, è possibile concordare con l’inquilino il prezzo che dovrà pagare mensilmente.

Locazione 3+2: come funziona il canone?

Nel caso di affitto «3+2», invece, non è possibile concordare liberamente il canone mensile, il quale deve adeguarsi a quanto previsto da appositi accordi raggiunti a livello locale tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori. Si tratta, per l’appunto, del canone calmierato.

Il vantaggio per il proprietario è di beneficiare di particolari agevolazioni fiscali, di cui parleremo a breve.

Canone calmierato: cos’è?

Il canone calmierato è quello previsto nell’affitto 3+2. È così definito perché, come appena detto, l’importo mensile che dovrà versare il conduttore non è stabilito liberamente dalle parti, bensì da un accordo locale concluso e firmato dalle principali organizzazioni rappresentative della proprietà edilizia e dalle principali associazioni sindacali dei conduttori, in genere alla presenza dell’assessore comunale o del sindaco.

Nel contratto di locazione a canone calmierato, dunque, il canone non può superare un tetto massimo stabilito da accordi territoriali tra le principali organizzazioni dei proprietari e degli inquilini.

Canone calmierato: quali vantaggi?

Il canone calmierato è in genere scelto non solo perché consente di stabilire una durata più ridotta della locazione (tre anni rinnovabili per altri due, contro il quadriennio rinnovabile per un periodo di pari tempo previsto dalla soluzione del “canone libero”), ma anche per via delle agevolazioni fiscali stabilite dalla legge.

Per la precisione, è prevista una riduzione del 30% dell’imposta di registro che passa dal 2% all’1,4% dell’ammontare annuo del canone.

Il conduttore, se ha un reddito inferiore ad una certa soglia e se quell’abitazione è la principale, potrà beneficiare di un’agevolazione fiscale in forma di detrazione ulteriore.

Se il reddito percepito viene riportato in dichiarazione dei redditi, grazie al fatto che il contratto è stato stipulato in regime calmierato, il locatore gode di una detrazione sulla base imponibile pari al 30%

Se, invece, il locatore opta per il regime della cedolare secca, il reddito percepito viene tassato direttamente applicando l’aliquota ridotta pari al 10%.

Dunque, a fronte del sacrificio fatto inizialmente dal proprietario, il quale rinuncia a un importo mensile che sarebbe stato probabilmente maggiore, il canone calmierato consente di beneficiare di agevolazioni fiscali altrimenti negate a chi opta per il classico contratto d’affitto 4+4.


Il canone calmierato è quello previsto nell’affitto 3+2. È così definito perché l’importo mensile che dovrà versare il conduttore non è stabilito liberamente dalle parti, bensì da un accordo locale concluso e firmato dalle principali organizzazioni rappresentative della proprietà edilizia e dalle principali associazioni sindacali dei conduttori.


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