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Come diseredare coniuge?

6 Gennaio 2022
Come diseredare coniuge?

Come togliere dall’eredità il marito o la moglie: tre sistemi. 

Un lettore ci chiede come diseredare il coniuge. Può infatti succedere che, a seguito di controversie, anche giudiziarie, tra marito e moglie l’uno dei due voglia escludere l’altro dalla propria eredità. Può farlo? E se sì, è necessario scrivere un testamento? Come si dimostra l’eventuale indegnità a succedere del coniuge? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Si può diseredare il coniuge?

In linea generale, e salvo alcune eccezioni che vedremo a breve, non si può diseredare la moglie o il marito. Il coniuge è ciò che tecnicamente viene detto «erede legittimario» ossia un erede a cui la legge riserva sempre una quota di eredità (la cosiddetta «legittima»), indipendentemente dalla volontà del defunto. Dunque, anche in presenza di un testamento che stabilisca una volontà contraria, il coniuge superstite può sempre far affidamento su una parte del patrimonio caduto in successione. Questa parte non gli può essere sottratta; se così fosse, questi potrebbe agire in giudizio per rivendicare quanto gli spetta di diritto.  

La quota di eredità riservata al coniuge superstite dipende essenzialmente da due fattori:

  • l’esistenza di un testamento;
  • la presenza dei figli o dei genitori del defunto. 

Quanto al primo punto, in assenza di testamento, l’eredità viene divisa secondo le regole indicate dal Codice civile che danno preferenza ai familiari di grado più prossimo, appunto coniuge e figli. 

Invece, in presenza di un testamento, l’eredità viene divisa secondo le ultime volontà ivi espresse, tenendo tuttavia conto che queste non possono privare gli eredi legittimari (coniuge e figli o, in assenza dei figli, i genitori) delle quote loro riservate dalla legge.

Quanto al secondo punto, sia nel caso di divisione dell’eredità senza testamento che con testamento, la presenza di uno o più figli (o, in assenza dei figli, dei genitori del defunto) incide sulla quota spettante al coniuge.

È possibile trovare le quote riservate al coniuge nella seguente guida: Come si calcolano le quote dell’eredità.

Qui sinteticamente possiamo ricordare che, se c’è un testamento:

  • in assenza di figli, al coniuge è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge;
  • se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge;
  • quando i figli sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto.  

Al coniuge spetta sempre il diritto di abitazione nella casa coniugale. 

Quando si può diseredare il coniuge?

Esistono tre casi in cui è possibile diseredare il coniuge:

  • con il divorzio;
  • con la separazione con addebito;
  • con l’accertamento dell’indegnità. 

Analizziamo queste tre ipotesi qui di seguito. 

Diseredare il coniuge con il divorzio

In caso di divorzio, il coniuge perde definitivamente ogni qualità di erede dell’ex. Pertanto, non c’è neanche bisogno di un formale atto di diseredazione: questa è automatica per via della definitiva cessazione degli effetti civili del matrimonio. 

Quindi, con o senza testamento, a seguito del divorzio l’ex coniuge perde ogni diritto sul patrimonio del defunto. 

Diseredare il coniuge con la separazione con addebito

I coniugi che sono semplicemente separati restano l’uno erede dell’altro (fino al divorzio), a meno che la separazione sia stata pronunciata dal coniuge “con addebito”, ossia con imputazione della responsabilità ad uno dei due. In pratica, il tribunale deve accertare che l’intollerabilità della convivenza è stata determinata da una condotta colpevole del marito o della moglie, lesiva dei doveri del matrimonio. Si tratta dei casi di:

  • infedeltà;
  • violenza (fisica o morale);
  • lesione di diritti costituzionali (dignità, privacy, ecc.);
  • abbandono;
  • mancata assistenza morale e materiale.

Dunque, se uno dei due coniugi, nel chiedere al giudice la separazione, dimostra che l’altro si è macchiato di una delle predette colpe, può ottenere a carico di quest’ultimo la dichiarazione di addebito. A seguito di ciò, l’ex perde ogni qualità di erede e non potrà rivendicare alcun diritto sul patrimonio del defunto. Anche in questo caso, pertanto, come in quello precedente, non c’è bisogno di un esplicito atto di diseredazione, essendo questa un effetto automatico della pronuncia del tribunale.

Diseredare il coniuge tramite l’indegnità a succedere

L’ultimo caso in cui si può diseredare il coniuge è quando questi si macchi di azioni particolarmente riprovevoli nei confronti del coniuge. A tal fine però è necessario ricorrere al giudice affinché dichiari il coniuge indegno a succedere. L’azione può essere esperita dagli eredi del defunto una volta che questi è passato a miglior vita.

Con l’indegnità a succedere si perde automaticamente la qualità di erede. 

L’indegnità si può chiedere nei confronti di:

  • chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale;
  • chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio; 
  • chi ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;
  • chi, essendo decaduto dalla responsabilità genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta, non è stato reintegrato nella responsabilità genitoriale alla data di apertura della successione medesima;
  • chi ha indotto con dolo o violenza la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o non l’ha impedita;
  • chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;
  • chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso.


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