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Affissione non autorizzata di manifesti pubblicitari: chi è responsabile?

6 Gennaio 2022
Affissione non autorizzata di manifesti pubblicitari: chi è responsabile?

Non si può presumere la responsabilità del soggetto pubblicizzato per il solo fatto che sono stati affissi dei manifesti in luoghi pubblici senza l’autorizzazione del Comune. 

Immaginiamo il caso di una sigla sindacale che indica uno sciopero. Alcuni volantini vengono attaccati, da giovani volontari, su una pensilina dell’autobus. La società concessionaria del servizio di accertamento e riscossione dei tributi comunali si accorge dell’affissione della pubblicità senza autorizzazione ed emette la sanzione pecuniaria a carico del sindacato. Quest’ultimo, per difendersi, dichiara di non aver mai autorizzato tale attività. Chi dovrà pagare la multa? Insomma, in caso di affissione non autorizzata di manifesti pubblicitari chi è responsabile?

La questione è stata decisa di recente dalla Cassazione [1].

La regola – imposta dall’articolo 6 della legge 689/1981 – stabilisce che, in tema di sanzioni amministrative, il proprietario della cosa che sia stata utilizzata per commettere la violazione risponda in solido con chi ha commesso la violazione stessa. Quindi, di norma, la società o l’associazione il cui nome appare sul volantino pubblicitario è tenuta a pagare la sanzione insieme a chi ha eseguito materialmente l’affissione. La responsabilità solidale non si limita ad assolvere una funzione di sola garanzia, ma persegue anche uno scopo pubblicistico di deterrenza generale nei confronti di quanti, persone fisiche o enti, abbiano interagito con il trasgressore rendendo possibile la violazione.

Tuttavia – precisa la Cassazione – ai sensi dell’art. 24, D.Lgs. n. 507/1993, per l’affissione di manifesti contenenti messaggi pubblicitari senza la prescritta autorizzazione, ai fini della configurabilità della suddetta responsabilità solidale, non è sufficiente il solo fatto di aver potuto trarre giovamento da tale pubblicità ma si richiede che i manifesti siano stati affissi per conto del detto soggetto, che cioè sia comprovata la riconducibilità dell’attività pubblicitaria all’iniziativa del beneficiario quale committente o autore del messaggio pubblicitario o che sia documentato il rapporto tra autore della trasgressione ed ente opponente.

In buona sostanza, se il titolare della cosa – il manifesto pubblicitario – riesce a dimostrare che la stessa è stata utilizzata – affissa – contro la propria volontà, la responsabilità pecuniaria è solo in capo a chi ha commesso la condotta illecita. 

Secondo i giudici della Cassazione si può parlare responsabilità solidale del soggetto “pubblicizzato” quando l’autore della condotta (chi cioè ha affisso i manifesti) è un suo dipendente o comunque un esterno (legato o meno da un contratto): l’importante è che l’attività pubblicitaria sia comprovatamente riconducibile all’iniziativa del beneficiario.

Attenzione però: a giustificare l’imputazione solidale non basta la circostanza di fatto del mero giovamento dell’affissione. È infatti richiesta la prova che l’attività pubblicitaria sia riconducibile all’iniziativa del beneficiario quale committente o autore del messaggio pubblicitario o che sia documentato il rapporto tra autore della trasgressione ed ente o persona giuridica opponente.

È invece escluso che il beneficiario del messaggio pubblicitario possa essere ritenuto solidalmente responsabile della violazione per il solo fatto di averne potuto trarre giovamento.

Di qui il principio: il solo fatto di aver potuto trarre beneficio dall’affissione non è sufficiente per la responsabilità solidale. 

In altri termini, trarre dalla mera indicazione della sigla dell’organizzazione sindacale, senza ulteriori elementi fattuali da cui si possa desumere l’iniziativa nella stampa del manifesto, la proprietà del manifesto stesso facente riferimento ad uno sciopero generale proclamato da più sindacati, non risponde ai criteri di elevata probabilità logica su cui riposa la presunzione.

Bisogna invece indicare gli estremi di fatto idonei a dimostrare e quindi a comprovare la riconducibilità dell’attività pubblicitaria all’iniziativa del beneficiario, requisito questo imprescindibile e necessario per l’applicazione del principio della responsabilità solidale in capo all’ente, ai sensi dell’art. 6, l. n. 689/1981.

 


note

[1] Cass. civ., sez. II, sent., 4 gennaio 2022, n. 129


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