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Il vaccino obbligatorio è costituzionale?

6 Gennaio 2022
Il vaccino obbligatorio è costituzionale?

Legittimità costituzionale della vaccinazione Covid-19 e tutela della salute in base all’articolo 32 Cost.: cosa dice la Corte Costituzionale e cosa si intende per “vaccino”. 

Con l’approvazione delle misure di contrasto al Covid e l’introduzione dell’obbligo di vaccinazione anche per disoccupati e lavoratori, riaffiora un’antica domanda: la vaccinazione obbligatoria è costituzionale? 

Sul punto, la Corte Costituzionale si è già espressa numerose volte stabilendo sempre la legittimità delle leggi che hanno imposto l’obbligo vaccinale, ma affermando alcuni importanti principi. 

Ricordiamo che l’art. 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e come interesse della collettività, prescrivendo che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Pertanto, in presenza di una legge che tuteli la salute pubblica non è possibile invocare il diritto alla libertà di scelta dell’individuo. 

La salute non è da considerarsi, dunque, un bene strettamente personale, bensì un interesse fondamentale della collettività, ossia un diritto di cui ciascuno è titolare, non solo per il proprio, ma anche per l’altrui benessere, tale da configurare un bene sociale meritevole di tutela. Al diritto di ogni individuo a stare in salute, corrisponde un dovere del medesimo a compiere gli atti idonei a mantenere in salute anche la collettività.

Cosa dice la Corte Costituzionale sul vaccino obbligatorio?

In tema di vaccinazioni obbligatorie, la Corte Costituzionale ha ritenuto non conforme alla Costituzione invocare una libertà di autodeterminazione (sancita dall’art. 13 Cost.) senza considerare però il dovere di solidarietà (art. 2 Cost.) e la tutela della salute (art. 32 Cost.): queste ultime due finalità vengono dunque prima della libertà di scelta dell’individuo.

Pertanto, posto che la vaccinazione prevista dalla legge ha come scopo quello di tutelare la salute del soggetto sottoposto all’inoculazione, la libertà di autodeterminazione del singolo individuo rileva solo se e quando la salute del medesimo non abbia incidenza diretta o indiretta nella sfera giuridica di soggetti terzi. In caso contrario, l’interesse collettivo prevale, giustificando la compressione dell’autodeterminazione dell’individuo.

Un trattamento sanitario come il vaccino obbligatorio può essere imposto solo allorché esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze minime che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali per ogni intervento sanitario, e pertanto tollerabili (si pensi alla febbre di pochi giorni). Ove questo confine venisse superato – e il danno fosse di maggiore entità – il rilievo della salute come interesse della collettività non sarebbe sufficiente da solo a giustificare il sacrificio della salute individuale; occorre il «riconoscimento di una protezione ulteriore a favore del soggetto passivo del trattamento».

Dunque, secondo la Consulta, la vaccinazione obbligatoria è legittima e conforme alla Costituzione tutte le volte in cui non comporta danni irreversibili alla salute. E poiché ad oggi non è dimostrata alcuna di queste conseguenze nei confronti della vaccinazione Covid, la stessa può ritenersi legittima. Se quindi è legittimo l’obbligo vaccinale contro il Covid, lo sono a maggior ragione gli obblighi meno stringenti come quelli approvati dal Governo che impongono la vaccinazione solo nei confronti di determinate categorie di soggetti o che limitano l’accesso a luoghi pubblici o aperti al pubblico senza Green pass. Si tratta infatti di forme di imposizione meno stringenti dell’obbligo del vaccino in sé. 

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 307/1990 ha comunque affermato l’esistenza di un diritto all’indennizzo in favore di chi riporti un danno a causa di un trattamento sanitario obbligatorio derivante dalla legge (in assenza di colpa della Pubblica Amministrazione).

Dopo soli due anni, la Corte ha dichiarato l’esistenza di un diritto al risarcimento per danni derivanti da vaccino non obbligatorio ma semplicemente consigliato dallo Stato. 

La Corte ha chiarito dunque che la limitazione del diritto all’autodeterminazione è giustificata dalla preminente tutela della salute pubblica e che il bilanciamento avviene mediante il riconoscimento di un equo indennizzo solo nel caso in cui un soggetto subisca un danno irreversibile alla propria salute in conseguenza della misura sanitaria obbligatoria. 

La sentenza del 2018 della Corte Costituzionale

Con la sentenza n. 5/2018 sull’obbligo vaccinale, la Corte Costituzionale ha affrontato la questione di legittimità costituzionale del D.L. n.73/2017, statuendo i principi in base ai quali, in alcune ipotesi, può prevalere l’interesse della salute pubblica sull’autodeterminazione dei singoli. In particolare, la Corte Costituzionale, ha ritenuto legittimo il mezzo del decreto-legge per l’imposizione del trattamento. Ciò anche in riferimento alla situazione sanitaria del 2017, anno in cui si era verificata una preoccupante ondata di casi di morbillo, malattia già debellata nel mondo proprio grazie alla presenza di un vaccino “storico”, in quanto: «A fronte di una copertura vaccinale insoddisfacente nel presente e incline alle criticità nel futuro, questa Corte ritiene che rientri nella discrezionalità -e nella responsabilità politica- degli organi di governo apprezzare la sopraggiunta urgenza di intervenire, alla luce dei nuovi dati e dei fenomeni epidemiologici frattanto emersi, anche in nome del principio di precauzione che deve presidiare un ambito così delicato per la salute di ogni cittadino come è quello della prevenzione». 

La Corte ha, poi, ribadito che la copertura vaccinale è uno strumento di prevenzione e richiede di essere posta in essere indipendentemente da una crisi epidemica in atto, comportando, talvolta, l’adozione di misure omogenee su tutto il territorio nazionale. Ciò in quanto la tutela della salute deve esser garantita in modo uniforme, rientrando nella potestà legislativa dello Stato l’introduzione dell’obbligatorietà per alcune vaccinazioni, con l’obiettivo dell’immunità di gregge, «la quale richiede una copertura vaccinale a tappeto in una determinata comunità, al fine di eliminare la malattia e di proteggere coloro che, per specifiche condizioni di salute, non possono sottoporsi al trattamento preventivo». L’intervento statale a tutela della salute, dunque, può ben tradursi in una serie di disposizioni volte, non solo a limitare o vietare alcuni trattamenti medici, ma anche ad imporne altri, quando necessari. Tale discrezionalità deve essere esercitata alla luce delle diverse condizioni sanitarie ed epidemiologiche, accertate dalle autorità preposte (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 268/2017) e delle acquisizioni «sempre in evoluzione, della ricerca medica, che debba guidare il legislatore nell’esercizio delle sue scelte in materia» (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 282/2002).

Infine, la Corte ha stabilito che l’obbligo delle vaccinazioni non è in contrasto con l’art. 32 Cost., che postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo individuo – anche nel suo contenuto di libertà di cura – con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse dell’intera collettività, nonché, nel caso di vaccinazioni obbligatorie sui minori, con l’interesse del bambino, che esige tutela anche nei confronti dei genitori che non adempiono ai loro compiti di cura (cfr., ex multis, Corte Costituzionale, sentenza n. 258/1994). Sulla scorta di dette considerazioni, una legge eventualmente impositiva di un trattamento sanitario non sarebbe incompatibile con l’art. 32 Cost., solo a condizione che: 

  • il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è sottoposto, ma anche a preservare lo stato di salute altrui; 
  • si preveda che esso non incida negativamente sullo stato di salute del soggetto obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili; 
  • nell’ipotesi di un danno ulteriore, si preveda comunque la corresponsione di un’equa indennità in favore del danneggiato (cfr. Corte Costituzionale, sentenze nn. 258/1994 e 307/1990).

Cosa si intende con vaccino?

Ma cosa si intende con la parola vaccino? Generalmente per vaccino – come rileva l’Istituto superiore di sanità – si intende un farmaco in grado di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi, deputati a combattere i microrganismi causa della malattia. Ed invero, la vaccinazione rende il sistema capace di riconoscere, attraverso lo sviluppo della memoria immunologica, l’agente estraneo, innescando, così, la risposta immunitaria nei soggetti vaccinati. Il nome “vaccino” deriva da “vaiolo vaccino”, malattia virale delle vacche, il cowpox, che si manifestava sulle mammelle e sui capezzoli delle mucche.

Sentenze sul vaccino obbligatorio

In tema di obbligo vaccinale per i bambini, le vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta, sulla scorta degli esami e degli approfondimenti specialistici. T.A.R. Bari, (Puglia), Sez. II, sentenza 07 gennaio 2021, n.39

Il ricorso di chi è sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, e di chiunque vi ha interesse avverso il provvedimento che lo dispone, deve essere proposto nei confronti del Sindaco non già nella qualità di rappresentante del Comune, il quale è estraneo alla procedura, ma di ufficiale di governo, e, cioè, di organo diretto dello Stato. La notifica deve – pertanto – essere effettuata presso l’Avvocatura Generale dello Stato, con la conseguenza che la notifica del ricorso effettuata presso la sede comunale è causa di un vizio relativo non solo alla notifica del ricorso ma alla editio actionis, cioè al contenuto dell’atto introduttivo, riguardando la individuazione del soggetto passivo e, quindi, la esposizione dei fatti e delle ragioni poste a sostegno della domanda. Una tale nullità – inoltre – non è sanata dalla costituzione in giudizio del Comune convenuto privo di legittimazione passiva. Cassazione civile, Sez. I, sentenza 13 febbraio 2020, n.3660

In materia di vaccinazioni, la scelta delle modalità attraverso le quali assicurare una prevenzione efficace dalle malattie infettive spetta alla discrezionalità del legislatore, potendo egli selezionare talora la tecnica della raccomandazione, talaltra quella dell’obbligo. Corte Costituzionale, sentenza 18 gennaio 2018, n.5

È costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 1, l. 25 febbraio 1992, n. 210, nella parte in cui non prevede il diritto all’indennizzo, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla medesima legge, nei confronti di coloro che si siano sottoposti a vaccinazione non obbligatoria, ma raccomandata, antinfluenzale. In caso di menomazione permanente dell’integrità psico-fisica derivante dalla vaccinazione raccomandata antinfluenzale, il mancato riconoscimento dell’indennizzo determina la lesione del diritto-dovere di solidarietà, poiché, in difetto di una prestazione indennitaria, il singolo danneggiato sarebbe costretto a sopportare le gravi conseguenze negative derivanti da un trattamento sanitario, raccomandato non solo a tutela della sua salute individuale, ma anche di quella collettiva. Per questo, la mancata previsione del diritto all’indennizzo si risolve in una lesione degli artt. 2, 3 e 32 Cost.: perché le esigenze di solidarietà sociale e di tutela della salute del singolo richiedono che sia la collettività ad accollarsi l’onere del pregiudizio individuale, mentre sarebbe ingiusto consentire che siano i singoli danneggiati a sopportare il costo del beneficio anche collettivo. Né si può trascurare, ancora a giustificazione della traslazione a carico della collettività dell’indennizzo in questione, che la più ampia sottoposizione a vaccinazione quale profilassi preventiva può notevolmente alleviare il carico non solo economico che le epidemie influenzali solitamente determinano sul sistema sanitario nazionale e sulle attività lavorative. Il fatto poi che la raccomandazione sia accompagnata, per alcune categorie di soggetti, dalla gratuità della somministrazione, non potrebbe fondare alcuna limitazione del novero dei destinatari dell’indennizzo. La specifica posizione di tali categorie di soggetti non elide affatto il rilievo collettivo che la tutela della salute assume anche nei confronti della popolazione in generale, la vaccinazione di tutti e di ciascuno contribuendo all’obiettivo della più ampia copertura, perseguito attraverso la raccomandazione. Corte Costituzionale, sentenza 14 dicembre 2017, n. 268

La ragione determinante del diritto all’indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di trattamenti vaccinali non deriva dalla sottoposizione ad un trattamento obbligatorio, in quanto tale, ma risiede piuttosto nelle esigenze di solidarietà sociale che si impongono alla collettività, laddove il singolo subisca conseguenze negative per la propria integrità psico-fisica derivanti da un trattamento sanitario (obbligatorio o raccomandato) effettuato anche nell’interesse della collettività. Pertanto, la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, l. n. 210 del 1992, nella parte in cui non prevede il diritto all’indennizzo nei confronti di coloro che si siano sottoposti a vaccinazioni antinfluenzali, subendo danni permanenti all’integrità psico-fisica eziologicamente ad esse correlati. Corte Costituzionale, sentenza 14 dicembre 2017, n. 268

In materia di consenso informato, la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: sia un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava l’onere della prova, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti, sia un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, che sussiste quando, a causa della mancata informazione, il paziente ha subito un pregiudizio, patrimoniale o non patrimoniale, diverso dalla lesione del diritto alla salute. Cassazione civile, Sez. III, sentenza 30 settembre 2014, n.20547

Il danno alla salute conseguente ai trattamenti sanitari può determinare, oltre al risarcimento in base alla previsione dell’art. 2043 c.c., il diritto ad un equo indennizzo, in forza del combinato disposto dell’art. 32 e 2 cost., qualora il danno, non derivante da fatto illecito, consegua all’adempimento di un obbligo legale, come la sottoposizione a vaccinazioni obbligatorie (fattispecie alla quale è stato assimilato il caso in cui il danno sia derivato da un trattamento sanitario che, pur essendo giuridicamente obbligatorio, sia, tuttavia, in base ad una legge, promosso dalla pubblica autorità in vista della sua diffusione capillare nella società) nonché, qualora ne sussistano i presupposti, il diritto a norma degli art. 2 e 38 comma 2 cost., a misure di sostegno assistenziale disposte dal Legislatore nell’ambito della propria discrezionalità (rientrano in tale ipotesi coloro che, a seguito di trasfusione, siano affetti da epatite, oltre che i soggetti affetti da sindrome da talidomide, determinata dalla somministrazione dell’omonimo farmaco, nelle forme dell’amelia, dell’emimelia, della focomelia e della macromelia). Cassazione civile, Sez. lav., sentenza 27 settembre 2013, n. 22256

È costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 1, l. 25 febbraio 1992 n. 210, nella parte in cui non prevede il diritto ad un indennizzo, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla medesima legge, nei confronti di coloro i quali abbiano subìto le conseguenze previste dallo stesso art. 1, comma 1, a seguito di vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Premesso che, in un contesto sociale di irrinunciabile solidarietà, tutti coloro che si sono uniformati ai comportamenti diretti alla protezione della salute pubblica, imposti o anche solo sollecitati dalla collettività, tramite gli organi competenti, devono essere garantiti dalla previsione di una misura indennitaria, destinata a compensare il sacrificio individuale ritenuto corrispondente a un vantaggio collettivo, nel caso in cui subiscano conseguenze pregiudizievoli per la loro salute, e che la ragione determinante del diritto all’indennizzo è l’interesse collettivo alla salute e non l’obbligatorietà in quanto tale del trattamento, la quale è semplicemente strumento per il perseguimento di tale interesse, la pratica della vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia, pur non essendo obbligatoria “ex lege”, si inserisce in quel filone di protocolli sanitari per i quali l’opera di sensibilizzazione, informazione e convincimento delle pubbliche autorità – in linea, peraltro, con i “progetti di informazione” previsti all’art. 7 della stessa l. n. 210 del 1992 e affidati alle unità sanitarie locali “ai fini della prevenzione delle complicanze causate da vaccinazioni” e comunque allo scopo di “assicurare una corretta informazione sull’uso di vaccini” – viene reputata più adeguata e rispondente alle finalità di tutela della salute pubblica rispetto alla vaccinazione obbligatoria (sentt. n. 307 del 1990, 132 del 1992, 118 del 1996, 27 del 1998, 226 e 423 del 2000). Corte Costituzionale, sentenza 26 aprile 2012, n.107

Non è fondata – in riferimento agli art. 32 e 34 Cost. – la questione di legittimità costituzionale della l. 4 febbraio 1966 n. 51 disciplinante l’obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica, nella parte in cui non prevedrebbe la possibilità di procedere alla vaccinazione in via coattiva, in caso di rifiuto da parte dei genitori. Corte Costituzionale, sentenza 27 marzo 1992, n.132

Sentenze sul risarcimento da vaccino obbligatorio

In materia di danni da vaccinazioni obbligatorie, l’art. 3 della l. n. 229 del 2005, nel prevedere un ulteriore indennizzo in favore dei soggetti che già usufruiscono dei benefici di cui alla l. n. 210 del 1992, ne subordina la corresponsione alla rinuncia, con atto formale, alla prosecuzione di ogni contenzioso giudiziale proposto ai sensi della medesima legge, ivi inclusi i giudizi concernenti il riconoscimento del diritto alla rivalutazione dell’indennità integrativa speciale, in qualsiasi stato e grado del procedimento si trovino, ivi compresa la fase esecutiva, con esclusione dei soli giudizi che concernono le ulteriori pretese risarcitorie avanzate dagli interessati per atto illecito, di cui all’ultimo periodo del primo comma dell’art. 1 della l. n. 229 del 2005. Cassazione civile, Sez. Lav., sentenza 16 maggio 2019, n.13206

Avuto riguardo al quadro normativo di riferimento, i soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie hanno diritto, oltre all’indennizzo di cui all’art. 1 l. n. 210 del 1992, ad un assegno una tantum pari al 30% dell’indennizzo, dovuto per il periodo ricompreso tra il manifestarsi dell’evento e l’ottenimento dell’indennizzo stesso. Cassazione civile, Sez. VI, sentenza 23 febbraio 2016, n.3545

In materia di danni da vaccinazioni obbligatorie, l’art. 3 della legge 29 ottobre 2005, n. 229, nel prevedere un ulteriore indennizzo in favore ai soggetti che già usufruiscono dei benefici di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, ne subordina la corresponsione alla rinuncia, con atto formale, alla prosecuzione di ogni contenzioso giudiziale proposto ai sensi della medesima legge, ivi inclusi i giudizi concernenti il riconoscimento del diritto alla rivalutazione dell’indennità integrativa speciale, in qualsiasi stato e grado del procedimento si trovino, ivi compresa la fase esecutiva, con esclusione dei soli giudizi che concernono le ulteriori pretese risarcitorie avanzate dagli interessati per atto illecito, di cui all’ultimo periodo del primo comma dell’art. 1 delle legge n. 229 del 2005. Cassazione civile, Sez. Lav., sentenza 07 aprile 2014, n.8059

L’indennizzo che la Corte costituzionale ha riconosciuto dovuto in caso di danno alla salute patito in conseguenza della sottoposizione a vaccinazioni obbligatorie si deve ritenere necessario anche quando il pregiudizio sia derivato da una vaccinazione programmata ed incentivata in modo da renderla pressoché ineludibile al fine di ammettere il soggetto ad importanti servizi pubblici (nella specie l’accesso ad asili nido e infantili, a scuole materne ed a simili collettività); anche in tal caso vige il principio che la collettività deve condividere, come è possibile, il peso delle conseguenze negative per la salute dei singoli dovute alla sottoposizione ad un rischio affrontato nell’interesse collettivo; pertanto, è incostituzionale l’art. 1 comma 5 l. 25 febbraio 1992 n. 210, nella parte in cui non prevede l’accennato indennizzo, alle condizioni ivi stabilite, in favore di chi sia stato onerato a sottoporsi a vaccinazione antipoliomelitica nel periodo di vigenza della l. 30 luglio 1959 n. 695, prima che la detta pratica sanitaria divenisse, per la l. 4 febbraio 1966 n. 51, anche tecnicamente obbligatoria. Corte Costituzionale, sentenza 26 febbraio 1998, n. 27

Il dovere di solidarietà sancito dall’art. 2 Cost., impone alla collettività, e per essa allo Stato, di predisporre, in favore di chi abbia subito danni alla salute per essersi sottoposto a trattamenti sanitari obbligatori, la protezione specifica consistente in un’equa indennità; pertanto, è infondata in relazione agli art. 2, 32, 38, commi 1 e 3, e 136 cost., la q.l.c. dell’art. 2 comma 2 l. 25 febbraio 1992 n. 210 – come sostituito dall’art. 7 d.l. 23 ottobre 1996 n. 548, e dall’art. 1 comma 2 della legge di conversione 20 dicembre 1996 n. 641 – nella parte in cui stabilisce una misura fortemente ridotta in percentuale (del 70%) dell’indennità per il passato ed esclude il diritto a rivalutazione e interessi, trattandosi di scelte di merito del legislatore compiute secondo apprezzamenti di priorità e compatibilità finanziaria e senza che l’indennizzo sia ridotto ad un livello irrisorio. Corte Costituzionale, sentenza 26 febbraio 1998, n. 27

Sono costituzionalmente illegittimi, per violazione dell’art. 32 Cost. e per contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale n. 307 del 1990, gli art. 2 comma 2 e 3, comma 7 l. 25 febbraio 1992 n. 210 – recante “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusione e somministrazione di emoderivati” – nella parte in cui escludono, per il periodo ricompreso tra il manifestarsi dell’evento prima dell’entrata in vigore della predetta legge e l’ottenimento della prescrizione determinata a norma della legge, il diritto – fuori dell’ipotesi dell’art. 2043 c.c. – ad un equo indennizzo a carico dello Stato per le menomazioni riportate a causa di vaccinazione obbligatoria antipoliomelitica da quanti vi si siano sottoposti e da quanti abbiano prestato ai primi assistenza personale diretta. Corte Costituzionale, sentenza 18 aprile 1996, n.118

Sono costituzionalmente illegittimi, per contrasto con l’art. 32 Cost. gli art. 1, 2 e 3 l. 4 febbraio 1966 n. 51 nella parte in cui non prevedono un sistema di indennizzo per gli incidenti vaccinali, atteso che, nella ipotesi in cui nelle fattispecie di cui sopra, non operi la responsabilità risarcitoria ai sensi dell’art. 2043 c.c. appare equo e conforme ai principi di solidarietà al fine di bilanciare gli interessi del singolo con quelli della collettività, prevedere in caso di danno alla salute un equo indennizzo. Corte Costituzionale, sentenza Oprandi, 22 giugno 1990, n. 307



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1 Commento

  1. OMS dichiara che non è un vaccino ma è solo sperimentale, queste sentenze su programmi sperimentali non anno alcun valore, non mi possono obbligare su un progetto sperimentale, non è salute pubblica finche il vaccino non è efficace

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