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La burocrazia in Italia: cos’è

7 Maggio 2022 | Autore:
La burocrazia in Italia: cos’è

Come funziona la burocrazia italiana? Perché le procedure sono così lente? Come migliorare l’organizzazione statale?

Se c’è una cosa di cui ci si lamenta sempre in Italia è la burocrazia. Troppi adempimenti inutili per ottenere un permesso dalla Pubblica Amministrazione, troppe code davanti agli sportelli che devono rilasciare un semplice documento, troppi ostacoli posti dalla legge praticamente per fare qualunque cosa. Insomma: nel nostro Paese, sembra tutto difficile a causa della burocrazia. Ma siamo sicuri che sia così inutile? Cos’è la burocrazia in Italia?

Come diremo a breve, la burocrazia è, in un certo senso, un male necessario. Il problema, infatti, non è la burocrazia in sé, quanto le procedure stabilite dalla legge che, a volte, diventano veri e propri labirinti in cui smarrirsi. Lo sanno bene quanti devono ottenere un permesso di costruire dal proprio Comune. Tutte le trafile imposte dalla legge sono davvero necessarie? Cos’è la burocrazia in Italia? Scopriamolo insieme.

Burocrazia: cos’è?

La burocrazia è l’apparato, fatto di persone e cose, che costituisce l’amministrazione pubblica e che consente alla stessa di svolgere le proprie funzioni.

Volendo esprimerci in termini diversi, la burocrazia è l’insieme di soggetti e di mezzi che consentono all’amministrazione, statale e non, di poter lavorare.

Ad esempio, in una scuola, la “burocrazia” è costituita da tutte le persone che lavorano all’interno per consentire all’istituto di funzionare, cioè di offrire il servizio d’istruzione che è tipico della scuola.

Insomma: dove c’è amministrazione c’è burocrazia.

Burocrazia: come funziona?

La burocrazia funziona secondo le regole stabilite dalla legge. Non potrebbe essere diversamente, visto che la burocrazia è praticamente parte dello Stato e consente allo stesso di eseguire le proprie funzioni.

Possiamo dire che il funzionamento della burocrazia è così diviso:

  • da un lato, riceve istanze, domande e reclami dei cittadini;
  • dall’altro, elabora al proprio interno le richieste pervenute dal pubblico, oltre a eseguire le direttive provenienti da chi si trova al vertice dell’apparato.

Facciamo un esempio prendendo come modello la scuola. Ogni istituto scolastico consente agli studenti di potersi iscrivere per seguire le lezioni e conseguire il titolo. I funzionari della scuola, dunque, ricevono le domande di iscrizione provenienti dagli interessati; queste vengono elaborate e poi attuate, ad esempio consentendo la frequentazione a chi possiede i requisiti ed escludendo gli altri (ad esempio, chi è già iscritto presso altre scuole).

Allo stesso tempo, il personale scolastico deve rispettare le direttive provenienti “dall’alto”, ad esempio dal dirigente o perfino dal ministro. Al di sopra di tutti c’è ovviamente la legge, a cui tutti devono attenersi.

Un altro esempio di funzionamento della burocrazia viene dagli enti locali. Si pensi alla procedura di rilascio del permesso di costruire: il cittadino deve fare domanda al Comune, il quale darà avvio a un procedimento in piena regola per valutare l’accoglimento dell’istanza.

Insomma: possiamo dire che burocrazia è sinonimo di procedura.

Burocrazia in Italia: perché ci si lamenta?

La burocrazia non è solo italiana, ma di ogni Stato e, più in generale, di ogni società che intende reggersi su un insieme organizzato di mezzi e persone. Chiunque volesse metter su un’associazione o un gruppo di persone, dovrebbe stabilire un minimo di apparato burocratico necessario al suo funzionamento.

L’etimologia della parola “burocrazia” è per metà francese: tanto conferma quanto appena detto, e cioè che la burocrazia non è solo italiana e, come concetto, non nasce nemmeno nel nostro Paese.

Ma perché ci si lamenta tanto della burocrazia italiana? Perché è caratterizzata da procedure talmente complesse e contorte da paralizzare, a volte, il corretto funzionamento dell’amministrazione stessa.

Il problema italiano, dunque, non è la burocrazia in sé per sé, senza la quale, come più volte detto, nemmeno potrebbe esserci uno Stato, bensì il funzionamento della burocrazia.

Per snellire la burocrazia italiana sono state adottate tante leggi nel corso degli anni. Si pensi ad esempio a quella [1] che proibisce alla Pubblica Amministrazione di chiedere al privato documenti che potrebbe ottenere essa stessa dalla consultazione dei propri registri, introducendo così l’autocertificazione.

Nonostante i tentativi, la burocrazia italiana è ancora lentissima. Un esempio su tutti: la giustizia. In Italia, i processi durano un’infinità, tanto che molte persone preferiscono non far valere i propri diritti pur di non impelagarsi in un giudizio.

Per non parlare di tutte le autorizzazioni e i visti che occorrono per costruire un immobile, anche se di dimensioni ridottissime.

La burocrazia italiana, intesa come procedimento, è praticamente infinita: è simile a un lungo e tortuoso percorso di cui non si vede la fine. Perciò, ci si lamenta tanto.

Burocrazia in Italia: come migliorarla?

Criticare è facile; molto più difficile è trovare soluzioni concrete. In effetti, velocizzare la burocrazia significherebbe eliminare alcuni controlli e garanzie attualmente vigenti. Ad esempio, se si consentisse di edificare senza limiti, si finirebbe in poco tempo in un caos edilizio e urbanistico indescrivibile.

La burocrazia italiana presenta lacci e lacciuoli proprio per evitare prevaricazioni e conseguenze di cui ci si pentirebbe. Si pensi al codice degli appalti e a tutte le procedure previste per evitare corruzioni e infiltrazioni mafiose.

La soluzione starebbe in una via di mezzo: semplificare le procedure ma non abbandonare i necessari controlli. Una maggiore responsabilizzazione dei cittadini (intrapresa anche con le sopracitate autocertificazioni sottoscritte sotto la propria responsabilità penale e con gli interventi di edilizia libera) potrebbe essere la strada giusta, da perseguire però in futuro con maggiore determinazione.


note

[1] D.P.R. n. 445/2000.

Autore immagine: canva.com/


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