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Malato di cancro: quali tutele?

28 Luglio 2014 | Autore:
Malato di cancro: quali tutele?

Guida completa a diritti e benefici riconosciuti a chi sia affetto da una patologia oncologica (e non solo).

Ogni anno sono in media tre su quattro le famiglie che si trovano a dover fronteggiare i problemi legati alla diagnosi di cancro di un loro congiunto. Si tratta di una notizia che destabilizza non solo il malato, ma anche chi gli sta accanto, imponendo mutamenti importanti delle abitudini di vita e dei rapporti quotidiani. È importante però affrontare la situazione senza scoraggiarsi  e soprattutto poter contare su familiari e amici, non solo per riceverne il necessario sostegno morale, ma anche per essere aiutati ad usufruire (nel momento di difficoltà) di una serie di diritti e tutele riconosciuti dalla legge.

A chi, infatti, sia affetto da una tumore (o da altra malattia da cui derivi una forma di invalidità), la legge riserva una serie di agevolazioni che, tuttavia, non intervengono in via automatica per la sola diagnosi , ma richiedono che il malato (e – nella maggior parte dei casi – il familiare che lo assiste) si faccia promotore di una serie di adempimenti.

PREVENZIONE

Spesso la scaramanzia, l’idea delle lunghe attese e dei costi necessari per la semplice prevenzione inducono molti a  sottoporsi a determinati esami diagnostici solo in presenza di precisi sintomi.

Ma è bene sapere che, al di là delle strutture ospedaliere, esistono su tutto il territorio nazionale numerose associazioni grazie alle quali è possibile fare diagnosi precoce in tempi brevi e a costi contenuti e in molti casi gratuitamente -usufruendo anche di molte campagne di sensibilizzazione.

Se è vero, infatti, che  – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità – i malati di tumore sono in continua crescita, è anche vero però che il 40 per cento delle malattie oncologiche potrebbe essere prevenuto attraverso l’adozione di stili di vita corretti (come una alimentazione sana ed equilibrata, l’astenersi dal fumo, ecc.) e la regolare sottoposizione a visite ed esami diagnostici precoci.

Le misure di prevenzione possono essere di vario tipo: si pensi ad esempio alle campagne di vaccinazione promosse dallo Stato nei confronti dell’intera popolazione  o nei confronti delle categorie di soggetti considerati “a rischio” per prevenire il virus dell’epatite B che è causa del tumore al fegato o contro il Papilloma virus umano HPV, responsabile del cancro della cervice uterina (cosiddetta prevenzione primaria). Altre misure di prevenzione (cosiddetta secondaria) sono rappresentate dai programmi nazionali gratuiti di prevenzione del tumore al seno (attraverso la mammografia consigliata alle donne dopo i 50 anni) e di prevenzione del tumore al collo dell’utero (attraverso il Pap test, consigliato alle donne a partire dall’inizio della vita sessuale attiva). Vi sono poi le forme di prevenzione terziaria (ad esempio la radio e chemio terapia) che aumentano la possibilità sopravvivenza del malato per molti tipi di tumore.

 

DIRITTO ALL’INFORMAZIONE

Perché il malato possa richiedere e usufruire delle tutele che gli spettano, occorre innanzitutto che gli venga correttamente rappresentata dai sanitari la situazione in cui versa, anche con riferimento al rischio di insorgenza della malattia (si pensi ai casi di ereditarietà).

Egli, in particolare, ha diritto di:

conoscere in modo completo il proprio stato di salute anche attraverso una informazione chiara ed adeguata al suo livello culturale;

– a ricevere (in caso di ricovero) copia della cartella clinica entro 30 giorni dalla richiesta o subito in caso di documentata urgenza;
– conoscere, altresì, il nome del medico specialista (oncologo) che lo abbia in cura (e dei suoi collaboratori) e di essere informato circa la sua reperibilità per il caso di necessità notturna o di altro tipo;
– di ricevere una relazione medica particolareggiata circa la propria situazione clinica, diagnostica e terapeutica, anche al fine di richiedere un ulteriore consulto a medico operante al di fuori della struttura presso cui è curato.

RICONOSCIMENTO DELL’INVALIDITA’ CIVILE
Per beneficiare delle diverse tutele previste dalla legge, il malato deve presentare domanda alla Asl per ottenere il riconoscimento dello stato di invalidità civile [1] secondo il procedimento che abbiamo illustrato in questo articolo:invalidità civile: procedura per il riconoscimento.

Qualora, poi, egli intenda usufruire contestualmente anche dei benefici previsti dalla legge 104, dovrà indicarlo nella stessa domanda; in caso contrario dovrà sottoporsi a due visite autonome.
In particolare,  a seconda della maggiore o minore gravità della prognosi e della compromissione funzionale data dalla patologia, al malato potrà essere riconosciuta una diversa percentuale di invalidità civile [2].

Accertamento più celere
In ogni caso la legge [3] riserva un procedimento più veloce per l’accertamento della malattia oncologica: infatti, la Commissione medica della ASL dovrà effettuare la visita entro 15 giorni dalla presentazione della  domanda, all’esito della quale il malato dovrà immediatamente poter usufruire dei benefici di legge derivanti dal grado di invalidità accertato.

PRESTAZIONI ECONOMICHE ASSISTENZIALI
Al malato la legge riconosce il diritto a una serie di erogazioni corrisposte dall’INPS quali:
– la pensione di invalidità civile, nel caso in cui al paziente sia riconosciuta un’invalidità totale;

– l’indennità di accompagnamento, nel caso di difficoltà del malato a deambulare o a svolgere le normali attività quotidiane (lavarsi, mangiare, vestirsi);

– l’indennità di frequenza, se il malato sia un minore che frequenti scuole, centri terapeutici, di riabilitazione o addestramento professionale e la cui condizione non sia così grave da necessitare dell’indennità di accompagnamento.

ESENZIONE DAL TICKET

Per quanto concerne il diritto all’esenzione dal ticket, è bene sapere che esso non sorge solo a seguito della specifica diagnosi tumorale ma, in alcuni casi, anche per la necessità della sola prevenzione (come ad esempio, in caso di ereditarietà della malattia).

In particolare, esistono una serie di casi per i quali è riconosciuto uno specifico codice di esenzione a solo titolo di prevenzione alla malattia:

– cod.D02,  per la diagnosi precoce del tumore alla cervice uterina: esente solo il PAP Test effettuato dopo i 25 anni sino a 65 ogni tre  anni;

– cod.D03, relativo alla diagnosi precoce del tumore al seno: esente solo la mammografia effettuata ogni due anni a partire dai 45 anni e sino ai 70 anni;

– cod.D04, per la diagnosi precoce del tumore colon-retto: esente solo la colonscopia oltre i 45 anni e se sussistono motivi di rischio (come ad esempio, la familiarità I grado);

– cod.D05, relativo all’approfondimento di diagnosi di tumore al seno (sono esenti solo le prestazioni ritenute dal medico inerenti alla valutazione clinica);

cod. D09, relativo ad accertamenti specifici per tumori giovanili (esenti solo le prestazioni che il medico ritiene inerenti alla valutazione clinica in presenza di fattori di rischio).

Nel caso invece in cui il soggetto abbia già ricevuto una diagnosi di tumore egli ha diritto all’esenzione totale dal pagamento del ticket in relazione all’acquisto di farmaci, costi relativi ad esami e visite riguardanti la cura e la prevenzione della specifica patologia tumorale e le sue complicanze [4].

Qualora sia stato stimato al malato un grado di invalidità superiore al 66 per cento il diritto all’esenzione spetta anche per l’acquisto di farmaci non strettamente rientranti nella patologia di cui soffre.

Per ottenere il codice di esenzione (cod. 048), che dovrà sempre essere indicato nelle impegnative del medico, occorrerà recarsi presso l’ufficio Asl di competenza con il certificato del sanitario che riporti la chiara diagnosi della patologia tumorale: la Asl rilascerà al paziente ( o alla persona da questi delegata) la relativa attestazione che andrà poi consegnata al medico di base.

 

 

CURE IN CLINICHE PRIVATE O ALL’ESTERO

Circa la possibilità di ricevere il rimborso per cure sanitarie all’estero o in strutture e cliniche private non convenzionate, essa è consentita qualora le prestazioni di cui necessita il malato (di diagnosi, cura e riabilitazione) non siano adeguatamente  offerte dalle strutture sanitarie  pubbliche e dello Stato in modo  tempestivo.(Per un approfondimento leggi gli articoli: “Diritto di curarsi all’estero: scatta la Schengen sanitaria”, “L’Asl rimborsa cure in strutture e cliniche private“, “Rimborso integrale delle cure in cliniche private se la Regione non è attrezzata”, “Cancro: rimborsi ai malati costretti a ricorrere alla Pet Tac privata”).

PROTESI
Il malato ha, inoltre, diritto di ottenere gratuitamente gli ausili tecnici (come carrozzelle, letti speciali, deambulatori), protesici (sono quelli acustici per i sordomuti o ipoudenti o ancora gli arti per i mutilati) e ostesici (i tutori, i busti e le scarpe ortopediche), prescritti dal medico e rientranti nel cosiddetto nomenclatore tariffario [5]. In casi di particolare gravità l’Asl può autorizzare il finanziamento di dispositivi non elencati nel nomenclatore.
Diversamente, il malato può usufruire al loro acquisto di IVA agevolata (al 20 o al 4 per cento) a seconda del grado di invalidità stimato.

Le donne operate di tumore al seno hanno diritto, senza che sia necessaria la preventiva richiesta di invalidità civile, a ricevere gratuitamente le protesi mammarie [6].

TUTELA SUL POSTO DI LAVORO

Conservazione del posto in caso di assenza

Il malato che svolga un’attività lavorativa ha diritto ad assentarsi per la malattia continuando a ricevere la retribuzione o una prestazione economica sostitutiva (cosiddetta indennità di malattia), a maturare anzianità di servizio, e a non essere licenziato durante il periodo di assenza[7].

La legge, tuttavia, prevede un limite di tempo per aver diritto alla conservazione del posto di lavoro (cosiddetto “periodo di comporto) al cui termine sarà diritto del datore recedere dal contratto [8], licenziando il lavoratore per giusta causa (per un approfondimento leggi: “Licenziato il lavoratore in malattia che supera il periodo di comporto).

La disciplina relativa sia al comporto che al diritto alla retribuzione totale o parziale del lavoratore, varia a seconda di quale sia il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di riferimento che è quindi importante conoscere.

Collocamento e scelta della sede

La legge [9], inoltre, prevede il diritto al collocamento obbligatorio per persone disabili da parte di imprese e di enti pubblici, in modo proporzionale alla grandezza dell’impresa o dell’ente, quando al malato iscritto nelle liste speciali del collocamento sia riconosciuta un’invalidità superiore al 46 per cento.
Nel caso in cui sia riconosciuta un’invalidità superiore al 67 per cento, egli ha diritto a scegliere la sede lavorativa più vicina al domicilio e di precedenza nel caso di richiesta di trasferimento.

Stesso diritto spetta a chi debba assisterlo (per un approfondimento leggi: “Divieto di trasferimento del lavoratore in caso di esigenze familiari e di obblighi di assistenza”), unitamente al diritto di usufruire di una serie di permessi e congedi specificamente elencati in questo  articolo:Assistenza di un genitore disabile: permessi e tutele per il lavoratore”.

Trasformazione da tempo pieno in part-time

La legge [10], inoltre, riconosce ai lavoratori del settore privato affetti malattia che sia causa di una ridotta capacità lavorativa il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time, o prestando l’attività quotidianamente ma solo per alcune ore della giornata lavorativa (cosiddetto part-time orizzontale) oppure svolgendo il lavoro solo per alcuni giorni della settimana o del mese o dell’anno ma a regime giornaliero pieno (cosiddetto part time verticale).

In ogni caso, il lavoratore la cui patologia comporti una invalidità superiore al 50 per cento, ha diritto ogni anno ad un periodo di congedo retribuito fino a un massimo di  trenta giorni (se pur non continuativi) per sottoporsi alle terapie legate alla sua malattia [11].

 

 

TRASPORTO PUBBLICO E PRIVATO

In merito al trasporto delle persone che per via della patologia abbiano una ridotta capacità di deambulare, lo Stato non prevede per loro l’erogazione di benefici economici, ma individua agevolazioni riguardanti la mobilità e i trasporti.

La legge [12] stabilisce che siano le Regioni a disciplinare le modalità con le quali i Comuni devono permettere ai disabili di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo – al pari di ogni cittadino – dei servizi di trasporto pubblico appositamente adattati o di servizi alternativi. Per quanto concerne i mezzi pubblici, l’invalido ha il diritto di utilizzare servizi di trasporto come tram, metro, filovie e autobus: essi devono avere caratteristiche tecniche precise per garantire l’accesso anche a persone con ridotta mobilità [13].

Inoltre, le Ferrovie dello Stato prevedono il rilascio di una Carta Blu che consente al malato la circolazione sui treni con un proprio accompagnatore tramite  pagamento di una  singola tariffa.

Nel trasporto privato, essi possono  richiedere al Comune di residenza o all’ufficio di Polizia municipale,  un contrassegno personale, valido su tutto il territorio dello Stato per il transitare nelle zone a traffico limitato e posteggiare l’auto negli spazi riservati e, in mancanza, per sostare gratuitamente nei parcheggi a pagamento.

Tale autorizzazione può essere rilasciata anche per un periodo determinato (limitato allo stato di malattia), sulla base di quanto attestato dal medico della Asl: in ogni caso il periodo indicato potrà essere di massimo un anno, con possibilità di proroga. La patologia sofferta dal malato non deve riguardare necessariamente le gambe ma anche altri organi o funzioni purché causi problemi nella deambulazione.

Il contrassegno è nominativo e può essere utilizzato solo quando l’auto è al servizio del paziente.

Inoltre, il malato che abbia problemi nell’utilizzo delle cinture di sicurezza (per es. chi ha subìto interventi in parti del corpo interessate all’uso delle predette), può chiedere l’esonero dall’obbligo di utilizzo, producendo al Distretto Sanitario di competenza la certificazione relativa alla patologia sofferta.

Per quanto concerne le compagnie aeree e navali, al di là dell’obbligo di legge di consentire l’accesso ai portatori di disabilità attraverso l’eliminazione delle barriere architettoniche, ogni compagnia può prevedere diversi confort e benefici e pertanto sarà sempre bene informarsi prima di intraprendere un viaggio su quali siano gli specifici servizi offerti al malato.



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