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La febbre dopo il vaccino è considerata malattia dal lavoro?

7 Gennaio 2022 | Autore:
La febbre dopo il vaccino è considerata malattia dal lavoro?

Cosa dice la normativa sui disturbi causati dal siero? Viene toccata la retribuzione in caso di assenza?

C’è chi non accusa il minimo disturbo e chi, invece, deve passare qualche giorno a letto per i postumi da vaccino anti-Covid: dal classico dolore al braccio in cui è stata fatta l’iniezione alla febbre, ai problemi intestinali, al forte mal di testa, alla cosiddetta «malavoglia». Inconvenienti che spesso impediscono di avere le forze fisiche necessarie per andare al lavoro. In questo caso, come deve comportarsi il dipendente? La febbre dopo il vaccino è considerata malattia dal lavoro? Oppure deve ricorrere a ferie o permessi per coprire i giorni di assenza? Vediamo.

Febbre dopo il vaccino: è malattia?

In linea di massima, quando un lavoratore non riesce fisicamente a svolgere la sua attività ha diritto alla malattia. Che sia per un’indigestione, per un’influenza di stagione o, come in questo caso, per i postumi del vaccino (anti-Covid, anti-pneumococco, antinfluenzale o di qualsiasi altro tipo).

Il dipendente che accusa, ad esempio, la febbre dopo il vaccino, deve recarsi dal suo medico curante, che visiterà il lavoratore per stabilire se i sintomi sono di gravità tale da sconsigliare di andare al lavoro. In tal caso, deciderà quanti giorni di riposo devono essere osservati. Il medico trasmetterà all’Inps telematicamente il certificato di malattia e fornirà al dipendente il numero di protocollo da comunicare al datore di lavoro.

Ai lavoratori aventi diritto alla tutela previdenziale a carico dell’Inps vengono riconosciute l’indennità economica, comprensiva di contribuzione figurativa, e l’eventuale integrazione retributiva dovuta dal datore di lavoro.

Pertanto, se i disturbi causati dal vaccino anti-Covid non consentono al lavoratore di svolgere normalmente la sua attività, ci possono essere i presupposti per avere il diritto alla malattia.

Febbre dopo il vaccino: c’è la visita fiscale?

Trattandosi di malattia dal lavoro, anche la febbre dopo il vaccino deve essere considerata motivo di visita fiscale da parte del medico dell’Inps per accertare le reali condizioni psicofisiche del lavoratore. A tal proposito, occorre ricordare che deve essere garantita la reperibilità nei seguenti orari:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00, e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Ci sono, però, delle eccezioni: l’assenza dal proprio domicilio durante l’orario di reperibilità viene giustificata nel caso in cui il dipendente debba fare delle terapie o delle visite collegate alla malattia che gli impedisce di svolgere la sua attività.

Febbre dopo il vaccino: è malattia nel pubblico impiego?

Secondo il parere espresso dal Dipartimento per la Funzione pubblica [1], le eventuali assenze per i postumi causati dal vaccino (come, appunto, la febbre o altri disturbi che impediscono il normale svolgimento dell’attività lavorativa) devono essere gestite come malattia ordinaria e sono soggette alla decurtazione stipendiale nei primi dieci giorni di assenza.

Significa che la febbre dopo il vaccino taglia le buste paga dei dipendenti statali quando fa scattare la malattia, poiché vengono azzerate le voci aggiuntive allo stipendio base.

Il citato parere del Dipartimento per la Funzione pubblica precisa che la malattia per i postumi del vaccino colpisce lo stipendio dei dipendenti pubblici per quanto riguarda gli emolumenti accessori legati alla produttività e alla presenza in servizio. Si tratta, dunque, di un mancato pagamento che riguarda la prestazione non effettuata. Tuttavia, questo mancato pagamento non viene applicato per le malattie con durata superiore a dieci giorni. Il che significa che chi, ad esempio, prende due o tre giorni di malattia per la febbre dopo il vaccino si troverà una busta paga più magra a causa del mancato versamento delle voci aggiuntive allo stipendio base mentre chi accusa dei disturbi che lo tengono lontano dal lavoro per più di dieci giorni non vedrà applicata questa norma.

Tale regola, però, non è valida per il personale scolastico, tutelato dal decreto Sostegni [2].


note

[1] Dipartimento per la Funzione pubblica, parere dell’08.06.2021.

[2] Art. 31, Co.5, DL 41/2021.

Autore immagine: canva.com/


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