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Quando si perde il diritto alla casa popolare?

9 Maggio 2022 | Autore:
Quando si perde il diritto alla casa popolare?

La decadenza dall’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica si determina in specifiche ipotesi.

Le persone senza reddito o con un reddito inferiore a determinate soglie fissate dalla legge, i portatori di handicap e di disabilità, i genitori single con figli a carico e i cittadini senza fissa dimora sono tra i soggetti titolari del diritto alla casa popolare.

La casa popolare è un’unità immobiliare che lo Stato mette a disposizione delle famiglie particolarmente svantaggiate e di quegli individui che, a causa di particolari condizioni psicofisiche, vivono in una situazione di precarietà. In concreto, però, il diritto all’alloggio di edilizia residenziale pubblica spetta a chi è in possesso degli specifici requisiti richiesti dal bando di assegnazione che, periodicamente, viene pubblicato nelle Regioni e nei Comuni italiani. Quando si perde il diritto alla casa popolare?

La decadenza dall’assegnazione della casa popolare può essere determinata dal verificarsi di uno dei fatti espressamente previsti dal regolamento comunale, provinciale o regionale, a seconda dell’ente locale che ha disposto l’assegnazione medesima. Detti fatti possono essere rilevati d’ufficio oppure su segnalazione dell’ente che gestisce gli alloggi di edilizia urbana.

Come vengono assegnate le case popolari?

L’assegnazione delle case popolari avviene a seguito di indizione di un bando di partecipazione pubblico. Agli interessati viene assegnato un punteggio, calcolato considerando diversi fattori.

Per ottenere una casa popolare i candidati devono avere specifici requisiti e presentare apposita domanda all’ente locale che mette a disposizione gli alloggi (Comune, Provincia o Regione). Se i richiedenti possiedono i requisiti richiesti dal bando, vengono inseriti in una graduatoria. Pertanto, in caso di costruzione di nuovi alloggi oppure quando si liberano quelli già esistenti, l’ente assegna le case ai richiedenti in base al posto occupato in graduatoria.

L’assegnazione delle case popolari comporta il pagamento di un canone di locazione da parte degli assegnatari, proporzionato alla loro situazione reddituale. Se gli inquilini sono nullatenenti, i canoni possono anche ammontare a pochi euro.

Quali sono i requisiti per l’assegnazione delle case popolari?

In genere, i requisiti richiesti ai candidati per l’assegnazione delle case popolari sono i seguenti:

  • non essere proprietari di altri immobili né essere titolari di diritti reali di godimento (vedi usufrutto, diritto di abitazione o di uso) su immobili o parti di essi;
  • essere proprietari di un alloggio inadeguato alle esigenze della propria famiglia. Ad esempio, il proprietario di una casa composta da un unico vano oltre alla cucina e al bagno, che ha 5 figli, può chiedere l’assegnazione di una casa popolare;
  • non essere stati sfrattati da altre case popolari negli ultimi 5 anni;
  • non essere stati occupanti abusivi di altre case popolari negli ultimi 5 anni;
  • risiedere nel territorio comunale;
  • non superare una soglia di reddito massimo, in proporzione ai membri della famiglia.

Case popolari: quali documenti bisogna presentare?

Insieme alla domanda di partecipazione al bando per l’assegnazione di una casa popolare, gli interessati devono presentare apposita documentazione che comprende:

  1. una copia del proprio documento di identità;
  2. una marca da bollo, il cui importo è stabilito dal Comune;
  3. l’Isee-erp, ovvero l’Indicatore della situazione economica equivalente ai fini dell’edilizia residenziale pubblica. Tale tipo di Isee è di fondamentale importanza in quanto sulla base dello stesso viene calcolato il canone di locazione dovuto per l’alloggio.

Qual è l’importo dell’Isee-erp?

Il limite massimo di reddito, risultante dall’Isee-erp, necessario per beneficiare dell’assegnazione delle case popolari, cambia da Regione a Regione.

Di solito, chi ha un Isee-erp inferiore ai 20.000 euro rientra tra coloro che possono presentare la domanda per l’alloggio.

Il limite viene fissato nel bando pubblico di partecipazione, emanato dagli Enti locali competenti, rispettando quanto previsto dalla normativa regionale.

Quando si perde il diritto alla casa popolare?

Il diritto alla casa popolare si perde ad esempio nell’ipotesi di:

  • abbandono dell’alloggio per un periodo superiore a tre mesi, senza alcuna autorizzazione da parte dell’ente gestore;
  • cessione a terzi, in tutto o in parte, dell’alloggio assegnato e delle sue pertinenze;
  • cambio della destinazione d’uso dell’alloggio o delle relative pertinenze;
  • uso dell’alloggio, delle sue pertinenze o dei beni comuni per attività illecite che risultino da provvedimenti giudiziari, della pubblica sicurezza o della polizia locale;
  • violazione delle disposizioni concernenti l’ospitalità, l’ampliamento, la coabitazione, la fusione e la mobilità;
  • causazione di gravi danni all’alloggio, alle sue pertinenze o alle parti comuni dell’edificio;
  • mancata presentazione dell’assegnatario per la sottoscrizione del contratto di affitto;
  • mancata stabile occupazione dell’alloggio da parte dell’assegnatario, che non ha trasferito la residenza entro 30 giorni dalla sottoscrizione del contratto di locazione;
  • violazione delle disposizioni del regolamento dell’ente gestore concernenti l’uso dell’alloggio;
  • morosità nel pagamento dell’affitto;
  • comportamenti lesivi del clima di convivenza civile;
  • mancata produzione, a seguito di diffida dell’ente gestore, della documentazione richiesta in sede di aggiornamento dell’anagrafe dell’utenza o produzione in forma incompleta;
  • perdita di uno dei requisiti di permanenza nell’alloggio (vedi ad esempio il superamento del limite massimo di reddito previsto per la permanenza nell’alloggio o il conseguimento della titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento su un alloggio ubicato nella stessa Provincia di residenza o a una distanza inferiore a 70 Km).

Cosa succede quando si perde il diritto alla casa popolare?

Quando il diritto alla casa popolare si perde per morosità nel pagamento del canone di locazione, l’ente gestore può richiedere lo sfratto dell’assegnatario, seguendo un’apposita procedura, diversa da quella ordinaria. Per saperne di più sull’argomento è consigliata la lettura dell’articolo “Sfratto casa popolare”.

Invece, se l’assegnatario decade dai requisiti per la permanenza nell’alloggio popolare, il contratto stipulato con l’ente gestore si risolve di diritto. Quindi, quest’ultimo potrà agire direttamente al fine di ottenere il rilascio dell’immobile.

Altresì, in altre ipotesi come ad esempio in caso di superamento del limite di reddito, di inadempienza alla periodica richiesta di informazioni e documentazione per l’accertamento del reddito del nucleo famigliare e dei requisiti per la permanenza, di esecuzione di opere sulle parti comuni del fabbricato senza l’apposito titolo abilitativo, lo sfratto non è immediato ma all’inquilino viene concesso un termine di grazia, decorso il quale dovrà rilasciare l’immobile.

Va comunque detto che ogni Ente locale competente può prevedere diverse modalità di sfratto e di decadenza dall’assegnazione della casa popolare.



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