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Equitalia non ipoteca i beni del fondo patrimoniale

29 Luglio 2014
Equitalia non ipoteca i beni del fondo patrimoniale

Debiti con il fisco estranei alle esigenze familiari per le obbligazioni anteriori alla costituzione: l’unico rimedio esperibile è l’esercizio della revocatoria.

Una sentenza di qualche giorno fa della Cassazione aveva fatto tremare i fondi patrimoniali costituiti, da liberi professionisti e imprenditori, allo scopo di tutelarsi dagli insuccessi dell’attività lavorativa. Infatti, i giudici avevano fatto rientrare nel concetto di “bisogni essenziali della famiglia” (per le cui obbligazioni è possibile pignorare il fondo) tutte le obbligazioni sorte per l’attività d’impresa o professionale (leggi l’articolo: “Fondo patrimoniale si pignora più facilmente; bisogni della famiglia ampi”).

Oggi, invece, un’altra sentenza sembra orientarsi in senso opposto e più tranquillizzante. Non si tratta della Cassazione, ma di un giudice di primo grado, e tuttavia esso resta sempre il primo punto di riferimento per il cittadino aggredito dall’Agente della riscossione.

Secondo la Commissione Tributaria del Lazio [1], è  illegittima l’ipoteca iscritta da Equitalia su di un immobile confluito nel fondo patrimoniale: ciò perché i debiti tributari sorgono non per soddisfare i bisogni familiari. Al contrario, solo i debiti contratti per far fronte ai bisogni famigliari danno, ai relativi creditori, il diritto di procedere con l’esecuzione forzata dei beni del fondo.

L’unica possibilità di soddisfacimento per i creditori, nel caso di credito sorto prima alla costituzione del fondo, è agire con l’azione revocatoria che rende inopponibile agli stessi gli atti di disposizione del patrimonio del debitore.

Abbiamo più volte parlato del fondo patrimoniale e dei benefici che esso può comportare per chi vuol “salvaguardare” i propri beni dalle incognite del futuro. Sinteticamente, si tratta di un vincolo posto su determinati beni (mobili iscritti in pubblici registri, immobili e titoli di credito) finalizzato alla soddisfazione degli interessi familiari; in sostanza viene creato un patrimonio separato su cui i creditori non si possono soddisfare; pertanto esso non è suscettibile di pignoramenti ed esecuzione forzata.

Tale vincolo è finalizzato a destinare i beni all’esclusivo soddisfacimento delle finalità familiari (di mantenimento, assistenza e contribuzione ai bisogni della famiglia). È per tale ragione – tutelata dal nostro ordinamento e dalla stessa Costituzione – che si giustifica il divieto di esecuzione sui beni destinati al fondo (e sui relativi frutti). Detti beni possono essere pignorati solo per le obbligazioni assunte nell’interesse della famiglia.

Nel caso in cui il Fisco si faccia avanti e pretenda di attaccare i beni inseriti nel fondo, il giudice deve accertare se il debito per il quale l’agente della riscossione intende agire sia riconducibile o meno alle necessità della famiglia. Sono ricompresi nei detti bisogni familiari anche le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione solo delle esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi  [2]. In verità anche operazioni meramente speculative possono essere ricondotte ai bisogni della famiglia se poste in essere al solo fine di impedire un danno sicuro al nucleo familiare.


note

[1] CTR Lazio sent. n. 2121/9/14 del 4.04.2014.

[2] Cass. sent. n. 5684/06.

Autore immagine: 123rf. com


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