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Risarcimento danni per disservizio linea fissa

9 Gennaio 2022 | Autore:
Risarcimento danni per disservizio linea fissa

Quando all’utente spetta l’indennizzo per le interruzioni del servizio telefonico di rete fissa dovute a disguidi nella portabilità o ad assenze di linea.

Cambiare gestore telefonico può essere un’opportunità per risparmiare ma anche una trappola: lo sa bene chi, in barba alla «portabilità» che dovrebbe consentire il cambio in automatico e tempi brevi, si è visto staccare la propria linea telefonica per parecchi mesi. Qualcuno ha superato il record: più di un anno di ritardo. Altri utenti subiscono frequenti interruzioni di linea per le più svariate ragioni, e il loro telefono rimane muto: la linea voce o quella per il traffico dati è assente. Cosa si può fare in questi casi?

Il risarcimento danni per disservizio della linea fissa è possibile ed è previsto dalla legge, ma è subordinato ad alcune condizioni, che dipendono non tanto dalle norme quanto dall’evoluzione tecnologica. C’è una domanda preliminare da porsi: si può vivere al giorno d’oggi senza comunicare? Stiamo parlando di telefonia fissa, non di quella mobile e la distinzione è molto importante ai fini del riconoscimento dei danni: nel 2020, la Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di comunicare per telefono non è un diritto fondamentale, perché non è necessario alla sopravvivenza [1]. Questa pronuncia della Suprema Corte ha segnato un grosso limite alla possibilità di ottenere il risarcimento danni per disservizio della linea fissa. Un’ordinanza ancor più recente ha affermato, all’inizio del 2022, che il risarcimento non spetta perché, quando manca il telefono fisso, è possibile utilizzare il cellulare in sostituzione.

Insomma, secondo la giurisprudenza, si può sopportare senza grosse difficoltà l’assenza del telefono fisso a casa o in ufficio, perché ci sono gli smartphone. Fino a un paio di decenni fa, invece, restare privi di linea telefonica fissa significava interrompere tutti i contatti con il mondo esterno. Adesso, i giudici prendono atto del «notorio uso prevalente delle utenze telefoniche mobili» rispetto ai classici telefoni fissi. Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, e infatti molti hanno preferito disdire l’abbonamento di rete fissa, sostituendolo con le più pratiche (ed economiche) utenze mobili; ma rimane il fatto che molte persone – come gli anziani che vivono soli, i professionisti e le aziende – necessitano ancora del telefono per comunicare con i parenti o per tenere i contatti con la clientela. Per loro la linea fissa resta uno strumento essenziale, e la sua assenza può provocare gravi conseguenze, specialmente se è protratta nel tempo. Vediamo, quindi, in quali casi è possibile ottenere il risarcimento danni per disservizio della linea fissa.

Disservizi telefonici di rete fissa

I principali disservizi telefonici di rete fissa riguardano le interruzioni di linea dovute a cause tecniche, come i guasti. In queste situazioni si ha un blocco del servizio, con l’impossibilità di fare o ricevere chiamate (cui si aggiunge la mancanza di connessione Internet, mediante Adsl o con fibra), che dura fino alla riparazione del guasto. È un fenomeno da tenere ben distinto dal distacco, che è un problema amministrativo e comporta la sospensione del servizio per il mancato pagamento delle fatture periodiche da parte dell’utente.

Per questi guasti tecnici il gestore è tenuto a ripristinare il servizio entro un termine massimo di 72 ore dal momento della ricezione della segnalazione da parte dell’utente: lo prevede la Carta dei servizi predisposta dall’Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) che ogni operatore telefonico deve rispettare, salvi casi eccezionali o di forza maggiore che non sono imputabili all’erogatore del servizio (come un terremoto che provoca il tranciamento dei cavi).

Indennizzi per disservizi telefonici di rete fissa

L’utente che subisce i disservizi telefonici di rete fissa (o anche di rete mobile) può segnalare il guasto al proprio operatore in diversi modi:

  • chiamando il numero del servizio clienti;
  • chiedendo assistenza con un ticket da aprire nell’area clienti del sito, o dell’app mobile;
  • inviando una e-mail alla compagnia telefonica, o un reclamo a mezzo lettera raccomandata a/r o Pec (Posta elettronica certificata).

La Carta dei servizi di ciascun operatore, in conformità agli standard stabiliti dall’Agcom, prevede il riconoscimento di indennizzi in favore degli utenti che subiscono disservizi telefonici di rete fissa, come le interruzioni di linea o il ritardo nella portabilità, e li hanno segnalati. L’importo è commisurato alla durata dell’interruzione, con un minimo di 5 euro al giorno (più un’ulteriore somma per gli eventuali servizi accessori ai quali l’utente è abbonato) e viene erogato in accredito sulle successive bollette; se la somma da indennizzare supera i 100 euro, la parte eccedente va corrisposta mediante assegno o bonifico bancario, alle coordinate fornite dall’utente, entro 30 giorni dalla data di emissione della fattura [2].

Risarcimento danni per disservizi su linea telefonica fissa

L’indennizzo è un ristoro economico predeterminato in misura forfettaria, e lascia salva la possibilità di agire per ottenere l’ulteriore risarcimento dei danni dovuti ai disservizi sulla linea telefonica fissa. Sarà l’utente a dover dimostrare l’entità e la tipologia dei danni riportati a causa dell’interruzione della linea telefonica e della conseguente impossibilità di fruire del servizio per un periodo di tempo più o meno lungo.

Vengono in rilievo soprattutto i danni patrimoniali, come le perdite economiche subite a causa dell’assenza di linea e il lucro cessante, cioè i mancati guadagni che avrebbero potuto essere conseguiti se la linea avesse funzionato a dovere: perciò imprenditori, commercianti, professionisti  e lavoratori autonomi potranno dimostrare la riduzione del giro di affari dovuta ai mancati contatti con i propri clienti. Tuttavia, l’ultima pronuncia della Corte di Cassazione sul tema [3] ha respinto la richiesta risarcitoria avanzata da un ingegnere che era rimasto privo di linea telefonica fissa per ben otto mesi a causa di disguidi nella «migrazione», cioè il trasferimento ad altro operatore: ti riportiamo l’ordinanza per esteso al termine di questo articolo.

In base all’orientamento della Cassazione che ti abbiamo esposto in apertura [1], sembra preclusa la possibilità di ottenere il risarcimento dei danni non patrimoniali, come il danno morale, poiché i disservizi telefonici di rete fissa non ledono i diritti della persona costituzionalmente garantiti (gli Ermellini affermano perentoriamente che «il diritto a comunicare ha copertura costituzionale, mentre il diritto a comunicare con un solo e determinato telefono, copertura costituzionale non ha»); ma alcuni giudici di merito riconoscono ancora il «temporaneo disagio psichico» patito durante l’assenza di linea (leggi “Danno linea telefonica: ultime sentenze” e “Risarcimento danni guasti telefono: sentenze“).


note

[1] Cass. ord. n. 17894 del 27.08.2020: «l’impedimento dell’uso del telefono non menoma né la dignità, né la libertà dell’essere umano, né costituisce violazione di alcuna libertà costituzionalmente garantita, tantomeno quella di comunicare».

[2] Delibera Agcom n. 268/18/CONS.

[3] Cass. ord. n. 76 del 04.01.2022.

Cass. civ., sez. VI – 3, ord., 4 gennaio 2022, n. 76
Presidente Scoditti – Relatore Valle

Fatto e diritto

F.A. , di professione ingegnere, chiese ed ottenne dal Tribunale di Spoleto un provvedimento cautelare ai fini dell’attivazione del trasferimento della linea telefonica tra le operatrici di telefonia Fastweb S.p.a. e TIM S.p.a..
La successiva domanda di risarcimento danni, proposta dallo stesso F. , venne rigettata per mancanza di idonea allegazione, sia dal Tribunale di Spoleto, quale giudice del merito dopo il procedimento cautelare, che dalla Corte di Appello di Perugia.
Il F. impugna, quindi, per cassazione la sentenza n. 404 del 20/07/2019 della Corte territoriale, con atto affidato a tre motivi.
I tre motivi di ricorso censurano la sentenza d’appello: il primo per nullità della sentenza per omessa pronuncia, il secondo per mancata ingresso alla liquidazione equitativa dei danni e il terzo e ultimo la mancata compensazione delle spese.
Resistono con separati controricorsi Fastweb S.p.a. e TIM S.p.a..
La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c..
La sola TIM S.p.a. ha depositato memoria difensiva.
Il primo motivo di ricorso è infondato: la Corte territoriale non ha pronunciato sugli appelli incidentali di TIM S.p.a. e di Fastweb S.p.a. in quanto condizionati all’accoglimento dell’appello principale e quindi reputandoli evidentemente assorbiti.
Il giudice dell’impugnazione di merito avrebbe, invece, violato l’art. 112 c.p.c., se avesse pronunciato sugli appelli incidentali nonostante il loro carattere condizionato.
Il secondo motivo è inammissibile in quanto esso, sotto le spoglie della violazione della norma, cerca di confutare il giudizio di fatto del giudice di merito che ha escluso sussistessero circostanze su cui basare la liquidazione del danno. La Corte di Appello di Perugia ha, invero, affermato che alla liquidazione equitativa non poteva farsi luogo, per carenza delle allegazioni dello stesso F. , non essendo a detto fine sufficiente quella che la mancata disponibilità, per circa otto mesi, di un’utenza telefonica fissa comportasse necessariamente un danno all’attività libero professionale, quale ingegnere, del F. a fronte del notorio uso prevalente delle utenze telefoniche mobili.
Il terzo motivo è inammissibile per estraneità alla ragione del decidere della Corte territoriale in quanto il giudice dell’impugnazione di merito non ha rigettato gli appelli incidentali ma li ha reputati assorbiti, perché condizionati, e l’esercizio del potere di compensazione delle spese di lite è discrezionale ed è riservato al giudice di merito, come affermato da, oramai costante, giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 11329 del 26/04/2019 Rv. 653610 – 01), alla quale il Collegio presta adesione e intende assicurare continuità: “In tema di spese processuali, la facoltà di disporne la compensazione tra le parti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale non è tenuto a dare ragione con una espressa motivane del mancato uso di tale sua facoltà, con la conseguenza che la pronuncia di condanna alle spese, anche se adottata senza prendere in esame l’eventualità di una compensazione, non può essere censurata in cassazione, neppure sotto il profilo della mancanza di motivazione.”.
Il ricorso, nel riscontro di inammissibilità e di infondatezza delle censure, è infondato.
Il ricorso è, pertanto, rigettato.
Le spese di lite di questa fase di legittimità seguono la soccombenza e, valutata l’attività processuale espletata, sono liquidate in favore delle due controparti, come da dispositivo, con distrazione in favore dei difensori di TIM S.p.a., che hanno reso la dichiarazione di cui all’art. 93 c.p.c..
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 2.200,00 per ciascuna controparte, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge, con distrazione in favore degli avvocati Bodo Germana e Carota Maria Cristina.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto


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