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Che valore ha una causa

9 Gennaio 2022
Che valore ha una causa

Le regole per stabilire l’oggetto e quindi il valore del giudizio: la domanda dell’attore, i criteri per le cause relative a beni mobili, immobili, contratti, somme di denaro.

Il valore di una causa è determinante per una serie di conseguenze. Serve innanzitutto per quantificare l’importo del contributo unificato, la tassa cioè necessaria per accedere alla giustizia privata. Il valore della causa definisce anche la competenza del giudice (per determinate materie, infatti, è competente il giudice di pace fino a un certo importo, superato il quale la competenza è del tribunale). Infine, sempre in base al valore della causa, il giudice quantifica la parcella dell’avvocato che pone a carico della parte soccombente (la cosiddetta condanna alle spese processuali).

Ma come si fa a capire che valore ha una causa? Quali sono i criteri di determinazione? Cerchiamo di scoprirlo qui di seguito.

Cos’è il valore di una causa?

Il valore di una causa è ciò che potremmo chiamare volgarmente “la posta in gioco”, ossia il valore economico del diritto fatto valere. In altre parole, si tratta dell’oggetto della causa. Così ad esempio, in un’azione legale rivolta ad ottenere un risarcimento del danno, il valore della causa è dato dall’importo richiesto al responsabile; in una procedura di recupero crediti, il valore della causa è l’importo che si pretende dal debitore; in un processo per rivendicare la proprietà di un immobile, si prende a riferimento il valore catastale di quest’ultimo.

Quando il valore non è individuabile in base all’applicazione delle norme del codice, si considera indeterminato.

Se la domanda iniziale è formulata in modo generico ma si precisa durante la causa con accertamento tecnico, il suo valore è quello accertato al termine della causa.

Come si determina il valore di una causa?

La regola generale vuole che il valore della causa sia determinata in base alla domanda dell’attore, ossia con riferimento alla pretesa fatta valere da chi inizia la causa. Del resto, è la parte che agisce che deve dichiarare il valore della causa in calce al proprio atto introduttivo. Può anche formulare una dichiarazione di contenimento, in modo che il valore complessivo delle domande rientri nei limiti di competenza del giudice adito.

Per stabilire il valore della causa, si sommano al capitale gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori alla proposizione della domanda. Non si considerano invece gli interessi legali maturati dopo la notificazione dell’atto di citazione, anche se di essi l’attore richiede il pagamento nel proprio atto.

Il valore delle cause relative all’esistenza, alla validità o alla risoluzione di un rapporto contrattuale si determina in base a quella parte del rapporto che è in contestazione.

Il valore delle cause relative a somme di denaro si determina in base alla somma indicata dall’attore nella domanda introduttiva. È il caso più frequente quello in cui, ad esempio, nell’atto di citazione l’attore chiede il pagamento di una determinata somma espressa in euro.

Nelle cause relative a beni mobili, il valore della causa si determina in base al valore dichiarato dall’attore nella domanda introduttiva.

Per le domande di divisione il valore si determina con riferimento alla massa attiva da dividere.

Il valore delle cause per il regolamento di confini tra terreni si desume dal valore della parte di proprietà controversa, se questa è determinata; altrimenti il giudice lo determina secondo quanto emerge dagli atti. Se questi non offrono elementi per la stima, la causa si ritiene di valore indeterminabile.

Per le cause relative a beni immobili il valore si basa sul reddito dominicale o sulla rendita catastale alla data della proposizione della domanda.

Valore indeterminabile

Quando non è possibile determinare il valore della causa, la competenza spetta al tribunale che infatti è competente per le cause di valore indeterminabile.

L’indeterminabilità scatta nel caso di diritti non suscettibili di valutazione economica, perché non possono essere monetizzati. Ad esempio, è di valore indeterminabile il giudizio relativo alla nullità di un provvedimento disciplinare che coinvolge interessi di natura sia morale sia economica e le controversie relative all’inibitoria dell’utilizzo di clausole vessatorie promosse dalle associazioni dei consumatori.

Si può modificare il valore della causa?

Il nostro processo è fondato sulle cosiddette «preclusioni»: superata una determinata fase del processo non è più possibile modificare le proprie richieste. Sicché, in corso di giudizio, l’attore non può modificare la domanda aumentando ad esempio la richiesta e quindi anche il valore della causa.

Più domande contro la stessa persona

Se con un unico atto introduttivo, l’attore propone più domande contro la stessa persona, per determinare il valore della causa, si somma il valore delle singole domande, anche se le domande non sono altrimenti connesse.

Un’unica domanda contro più persone

Quando in uno stesso processo è chiesto in via giudiziale l’adempimento per quote di un’unica obbligazione da più persone o contro più persone, il valore della causa si determina facendo riferimento all’intera obbligazione.

Contestazione del valore

Il convenuto può contestare nella prima difesa (ossia nella comparsa di costituzione e risposta) il valore dichiarato o indicato dall’attore o quello presunto in mancanza di dichiarazione. Sollevata la contestazione, il giudice decide, ai soli fini della competenza, in base a quello che risulta dagli atti e senza apposita istruzione.



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