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Difesa del patrimonio

9 Gennaio 2022
Difesa del patrimonio

Come tutelare i beni dell’imprenditore dai rischi di debiti, fallimenti e conseguenti pignoramenti. 

Prima dell’avvio di un’attività è sempre bene effettuare una pianificazione di difesa del patrimonio personale dell’imprenditore. Ciò si rende necessario un po’ per via dell’incertezza economica a cui, purtroppo, negli ultimi anni ci siamo dovuti abituare e che ha reso più instabile (complice l’elevata pressione fiscale) l’arco di vita delle iniziative economiche; un po’ per via delle recenti riforme che, da un lato, hanno introdotto la responsabilità patrimoniale dell’amministratore della società di capitali e, dall’altro, hanno esteso la responsabilità dei soci per i debiti fiscali anche ai cinque anni successivi alla cancellazione dalla società dal registro delle imprese [1].

La difesa del patrimonio dell’imprenditore deve chiaramente essere effettuata per tempo, in anticipo rispetto all’eventuale nascita dei debiti. Diversamente, qualsiasi atto giuridico rivolto ad occultare i beni personali potrebbe essere soggetto alla cosiddetta azione revocatoria dei creditori: una causa cioè volta a rendere inefficaci tutte le vendite e le donazioni e a sottoporre poi a pignoramento detti beni. Senza contare che, sotto il profilo fiscale, l’imprenditore che abbia un debito per Irpef e Iva superiore a 50.000 euro e che, ciò nonostante, intesti i propri beni ad altri soggetti per sottrarli all’esecuzione forzata esattoriale, rischierebbe una denuncia per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. 

Questo però non significa che, per poter avviare un’attività imprenditoriale, bisogna rendersi prima «nullatenenti», ma è comunque bene operare una serie di scelte dettate da ciò che potremmo definire come prudenza e malizia imprenditoriale. Scelte chiaramente, proprio perché “anticipate” rispetto alla nascita delle obbligazioni – e dunque non rivolte a frodare i creditori – che possiamo considerare pienamente lecite e quindi legali, che alcun rischio possono quindi comportare sia sotto un profilo civile che penale. 

Vediamo allora quali sono i più ricorrenti atti di difesa del patrimonio che un imprenditore può predisporre.

Quando va pianificata la difesa del patrimonio 

La difesa preventiva del patrimonio dell’imprenditore si rende necessaria per evitare che eventuali debiti contratti nel corso dell’esercizio dell’attività d’impresa possano comportare un pregiudizio per il patrimonio personale. Si tratta di un problema che coinvolge, in maggior misura, l’imprenditore individuale, chi opta per le società di persone (ossia per una Snc, una Sas o una società semplice), il professionista e le cosiddette partite Iva. Questo perché tali forme giuridiche implicano una responsabilità diretta e personale dell’imprenditore e del socio (salvo per i soci accomandanti nelle Snc), con conseguente rischio di pignoramento dei propri beni (come la casa, il conto corrente, il patrimonio mobiliare, ecc.).

I rischi sono pressoché azzerati nelle società di capitali, ossia le Srl, le Spa e le Sapa dove i debiti sociali (quelli cioè della società) non si ripercuotono sul patrimonio personale dei soci che pertanto non potranno essere minimamente aggrediti da eventuali creditori. Tuttavia, anche nell’ipotesi della tradizionale Srl, è possibile configurare un rischio. Ciò avviene in capo all’amministratore della Srl, responsabile verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri a lui imposti dalla legge e dall’atto costitutivo. Dal 16 marzo 2019, difatti, gli amministratori rispondono anche verso i creditori sociali per inosservanza degli obblighi di conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. L’azione sociale si prescrive in 5 anni che decorrono dal momento in cui si produce il danno al patrimonio sociale, rimanendo sospesa finché gli amministratori restano in carica. Ciò vale anche e a maggior ragione nelle Srl unipersonali, dove il socio unico è anche amministratore. A questi, infatti, di norma è garantita la responsabilità limitata al solo patrimonio della società; tuttavia, resta ferma la sua responsabilità personale (quindi, con il patrimonio proprio) per gli atti colpevoli o dolosi derivanti dalla sua condotta di amministratore della medesima società.

La separazione dei beni con il coniuge

Un attento imprenditore, che abbia contratto matrimonio o che stia per contrarlo, evita di optare per il regime della comunione dei beni. Con la comunione dei beni infatti espone il patrimonio del proprio coniuge al rischio di pignoramento per i debiti derivanti dalla propria attività. Questo perché, per legge, in caso di comunione dei beni, il creditore di un coniuge può pignorare i beni comuni fino al 50% del loro valore, compresi i conti correnti. 

Ricordiamo che non entrano in comunione – e pertanto non possono essere pignorati dal creditore del coniuge – i beni acquistati prima del matrimonio e quelli derivanti da donazioni o da successioni ereditarie anche se acquisiti dopo il matrimonio. 

Chi è già sposato e non ha dichiarato, al sacerdote o all’ufficiale di stato civile, di optare per la separazione dei beni è automaticamente entrato nel regime della comunione. Ma può uscirne in qualsiasi momento. Per passare dalla comunione alla separazione dei beni bisogna recarsi dal notaio che, con un proprio atto, determinerà il mutamento del regime patrimoniale della famiglia. 

Non è necessario simulare una separazione consensuale o, addirittura, un divorzio. La scelta potrebbe risultare necessaria solo se il debito è già sorto. Ma, anche in tal caso, il creditore potrebbe impugnare la finta separazione dimostrando che tra i coniugi non è cessata la convivenza (ad esempio, con un investigatore privato che possa accertare che i due continuano a vivere e a dormire sotto lo stesso tetto, nonostante il fittizio e formale cambio di residenza di uno dei due). Ecco perché, come anticipato, è bene che la pianificazione della tutela del patrimonio sia fatta quando ancora la situazione di necessità, ossia il rischio patrimoniale, non è sorto. Perché solo in tal caso l’azione revocatoria non può essere esercitata.

Il fondo patrimoniale 

Un altro strumento tipico di tutela del patrimonio dell’imprenditore è il fondo patrimoniale che, tuttavia, nel tempo ha perso la propria funzione. Esso serve per evitare il pignoramento sui beni personali dell’imprenditore inseriti nel fondo stesso, come la casa, un magazzino, un terreno, un’automobile, una barca, i titoli di credito (azioni e obbligazioni). Per effettuare un fondo patrimoniale è sufficiente essere sposati e recarsi da un notaio che effettuerà il rogito e lo annoterà poi all’atto di matrimonio. Il costo è relativamente limitato (non superando 1.500 euro).

Tuttavia, per legge, è comunque possibile pignorare i beni inseriti nel fondo patrimoniale se il debito è stato contratto per esigenze collegate ai bisogni della famiglia. E se l’attività imprenditoriale costituisce la principale fonte di reddito dei coniugi, allora il fondo patrimoniale non fornisce alcuna tutela.

Il fondo patrimoniale si rivela utile solo per quei casi in cui il debito deriva da attività speculativa o da esigenze voluttuarie: ad esempio, nel caso di acquisto di un’auto di lusso o dell’esercizio di una seconda attività d’impresa. 

Il fondo non tutela neanche dai debiti fiscali collegati all’attività imprenditoriale. 

Come per la separazione, anche il fondo patrimoniale deve essere costituito prima della nascita del debito e non dopo. In caso contrario, infatti, potrebbe essere soggetto all’azione revocatoria e reso inefficace entro 5 anni dalla sua costituzione. C’è comunque da dire che l’esistenza del fondo patrimoniale costituisce un deterrente per il creditore che, per poter pignorare i beni in esso inseriti, dovrebbe agire prima in giudizio proponendo una regolare causa.

La revocatoria viene poi rigettata se il debitore ha altri beni utilmente pignorabili (ad esempio una seconda casa). Quindi, si può ricorrere al fondo patrimoniale laddove in esso si inseriscano solo determinati beni, lasciando fuori – e quindi alla mercé dei creditori – gli altri, quelli magari il cui l’eventuale pignoramento crea un danno inferiore.

Il trust

Come il fondo patrimoniale, il trust ha come scopo quello di tutelare e proteggere determinati beni o diritti nei casi in cui essi siano riservati a uno o più beneficiari oppure in cui debbano soddisfare uno scopo prestabilito.

Per mezzo del trust il disponente (il settlor) trasferisce uno o più beni o diritti a un fiduciario (il trustee), che ne acquista la proprietà ma con l’obbligo di amministrarli a vantaggio del beneficiario (il beneficiary). Si può nominare un guardiano per controllare l’operato del trustee. Alla scadenza del trust, il trustee restituisce i beni al settlor.

La costituzione di un trust è un’operazione complessa e pone dei problemi non solo sotto il profilo giuridico ma anche sotto il profilo fiscale. Inoltre, comporta una serie di costi, tra cui la parcella dei professionisti coinvolti nella consulenza preliminare sulla fattibilità e nella predisposizione dell’atto istitutivo, nonché le imposte sul trasferimento dei beni dal disponente al trustee.

Tuttavia, il trust, a differenza del fondo patrimoniale, protegge anche dai debiti contratti per ragioni personali. Ma come il fondo, se viene istituito dopo la nascita del debito, può essere oggetto di revocatoria entro 5 anni dalla sua costituzione.

La prima casa

L’attuale normativa prevede il divieto di pignoramento della prima casa per debiti fiscali, derivanti cioè dalle cartelle esattoriali. A tal fine però è necessario che il contribuente non sia intestatario di altri beni, neanche per quote, e che l’immobile in questione sia ad uso abitativo, non di lusso (non deve cioè essere accatastato nelle categorie A/1, A/8 e A/9) e deve essere infine luogo di residenza del contribuente. 

Per non far pignorare la prima casa è quindi necessario: cedere eventuali altre proprietà anche se in comunione con altri soggetti (si pensi a una quota derivante da una successione ereditaria) e fissare la propria residenza nell’immobile in questione.

Attenzione: tali tutele impediscono solo il pignoramento. Ma l’Agente della Riscossione può ugualmente iscrivere ipoteca. La presenza dell’ipoteca non esclude la possibilità di usare l’immobile e anche di venderlo (a patto che l’acquirente sia informato di ciò). 

L’ipoteca finisce per essere un peso del tutto ininfluente se non si intende vendere la casa. 

In ogni caso, se anche l’imprenditore dovesse essere titolare di altri beni immobili, il pignoramento potrebbe avvenire solo se il debito supera 120mila euro. Questo significa che per evitare che ciò avvenga è possibile pagare solo una parte delle cartelle per far scendere l’esposizione debitoria al di sotto di tale tetto. 

Intestazione di beni ad altri soggetti

Chi è intestatario di beni di valore farà bene, prima della nascita di eventuali debiti, a intestarli ad altri soggetti perché, così facendo, eviterà che gli stessi possano essere pignorati. Potrebbe farlo nei confronti del coniuge o dei figli anche se minorenni. Per gli immobili è necessario un atto notarile. In caso di donazione, non è necessario versare le imposte di donazione se il beneficiario è un figlio, un nipote, il coniuge o un genitore e il valore del bene non supera 1 milione di euro. Se invece il beneficiario è un fratello o una sorella, l’atto di donazione è esentasse se il valore del bene non supera 100mila euro. 

In caso di cointestazione del bene con un altro soggetto, il pignoramento potrà ugualmente essere esperito ma la metà del ricavato dalla vendita andrà restituito all’altro cointestatario del bene. Il che costituisce un forte deterrente all’esecuzione forzata.

Approfondimenti

Come evitare azione revocatoria


note

[1] L’articolo 28, comma 4, D.Lgs. n. 175/2014 dispone che «ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495, cod. civ. ha effetto trascorsi 5 anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro Imprese».

Autore immagine: depositphotos.com


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