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La shared residence del minore

13 Maggio 2022 | Autore:
La shared residence del minore

Affidamento condiviso con collocazione paritaria: cosa prevede la legge a proposito della frequentazione dei genitori in caso di separazione?

La fine di un matrimonio comporta inevitabili ripercussioni sulla prole, soprattutto se minorenne. Quando i genitori si separano devono infatti stabilire con chi andranno a vivere i figli. Secondo la legge, il criterio da preferire è sempre quello dell’affidamento condiviso: in attuazione del principio di bigenitorialità, i figli minori devono stare con entrambi i genitori, cercando di trascorrere con loro un uguale periodo di tempo. È ciò che viene definito come la shared residence del minore (che, in italiano, suonerebbe più o meno come “residenza condivisa”).

In realtà, è facile intuire come un affido completamente paritario tra i genitori sia quasi impossibile, a meno che non si ipotizzi uno scenario di questo genere: padre e madre, separati, continuano a vivere nello stesso edificio ma in due appartamenti diversi, divisi solo da una rampa di scale. A parte questa ipotesi (piuttosto rara, se solo si pensa che, dopo una separazione, si preferisce vivere il più lontano possibile dall’ex), è davvero difficile immaginare che la prole possa dividere equamente, al 50%, il tempo da trascorrere con i genitori. Come funziona allora la shared residence del minore? Vediamo cosa dice la legge.

Affido condiviso: cosa dice la legge?

Quando due genitori si separano, la legge [1] stabilisce che i figli minori debbano essere affidati ad entrambi, compatibilmente con le esigenze della prole, sempre se ciò sia possibile.

È dunque la legge a prevedere che l’affido condiviso sia la prima soluzione da prendere in considerazione quando la coppia si separa.

Come detto in apertura, però, non sempre è possibile ricorrere a questa soluzione. Si pensi, ad esempio, al padre che va a vivere lontano con un’altra donna: in un caso del genere, l’affidamento condiviso diventa di fatto impossibile, sia per la distanza tra le residenze dei genitori, sia per la presenza di una nuova persona nella vita del genitore.

Affido condiviso: in cosa consiste?

L’affido condiviso, almeno in teoria, presuppone che i figli minori trascorrano la stessa quantità di tempo sia col padre che con la madre. È quella che viene definita “shared residence”, cioè residenza condivisa o, meglio ancora, affido condiviso con collocazione paritaria. In pratica, i bambini devono trascorrere ugual tempo sia con un genitore che con l’altro.

Un esempio di shared residence può essere così immaginato: i minori sono affidati, mensilmente, 15 giorni alla madre e 15 giorni al padre; oppure, trascorrono i giorni dispari col padre e quelli pari con la madre, dando vita a un’alternanza giornaliera.

Shared residence: perché non è sempre possibile?

La shared residence non è però quasi mai la soluzione ideale per la prole, soprattutto se si trova ancora in tenera età. È facile comprendere, infatti, le enormi difficoltà che sorgono nell’attuare pienamente la “residenza condivisa”, che imporrebbe ai genitori di trasportare continuamente i figli per portarli dall’ex, e i bambini a subire il trauma di dover continuamente cambiare casa.

Affido condiviso con collocazione prevalente: cos’è?

Per evitare gli effetti destabilizzanti della shared residence del minore, la giurisprudenza ammette pacificamente l’affidamento condiviso con collocazione prevalente. Di cosa si tratta?

In pratica, formalmente l’affido resta condiviso, nel senso che i figli possono trascorrere del tempo sia con la madre che col padre. La collocazione (o il collocamento) prevalente sta a significare, però, che uno dei genitori starà più tempo con la prole. In genere, il genitore collocatario è la madre.

In pratica, con la collocazione prevalente i figli risiedono a casa di un solo genitore (in genere, l’abitazione che, prima della separazione, era considerata casa familiare), con la possibilità di pernottare a casa dell’altro in determinati giorni della settimana.

In poche parole, al contrario dell’affido condiviso di tipo paritario, quello con collocazione prevalente consente a un genitore di stare più tempo con i figli, evitando possibili traumi derivanti da un continuo spostamento.

Secondo la prevalente giurisprudenza, «affido condiviso» non significa necessariamente affido paritario, potendo il giudice (o le parti, se c’è accordo consensuale) stabilire presso quale genitore la prole avrà la residenza stabile, consentendo però all’altro di prelevare i bimbi per poterli tenere con sé.

La differenza tra affido condiviso con collocazione privilegiata e affido esclusivo è evidente: nell’affido condiviso, il genitore non collocatario ha un diritto di visita e di frequentazione della prole di gran lunga maggiore rispetto al coniuge che ha perso l’affido dei figli in quanto esclusiva dell’altro genitore.

Shared residence del minore: quando conviene?

Da quanto appena detto si evince chiaramente che la shared residence del minore (o affido condiviso paritario) è davvero possibile solo in pochi casi, per lo più riconducibili a due circostanze:

  • l’età avanzata della prole. Si pensi ai figli diciassettenni che non hanno problemi a lasciare la casa familiare quasi ogni notte per andare a dormire a casa dell’altro genitore;
  • la vicinanza dei genitori. Se gli ex coniugi non abitano l’uno distante dall’altro, sarà più semplice garantire una frequentazione effettivamente paritaria.

note

[1] Art. 337-ter cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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