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Le più paradossali leggi e sentenze italiane

9 Gennaio 2022
Le più paradossali leggi e sentenze italiane

Dal fisco al risarcimento, dai reati al testamento: le più assurde norme e decisioni dei giudici in Italia. 

A spulciare leggi e sentenze italiane, a volte si trovano dei veri e propri paradossi che – a meno di essere vittime del sistema – non possono che far sorridere. Paradossi che riportano alla mente l’antico detto latino citato spesso da Cicerone: «summum ius, summa iniuria», ossia il sommo diritto è somma ingiustizia. Come a dire che l’uso rigoroso e indiscriminato di un diritto o l’applicazione rigida di una legge può diventare un’ingiustizia. Perché non è affatto scontato che ciò che giuridicamente è corretto lo sia anche socialmente o moralmente. E peraltro i principi generali e astratti della legge, quando applicati concretamente, potrebbero dar luogo a incongruenze. Un po’ come il paradosso del  “piè veloce Achille” non può mai raggiungere una tartaruga perché ad ogni passo del primo corrisponde un passo della seconda, seppur minimamente più breve, che la rende irraggiungibile. Insomma, ciò che funziona sulla carta non è detto che funzioni anche nel quotidiano. 

A ricercare le più paradossali leggi e sentenze italiane non si fa difficoltà: basta assumere un occhio critico dinanzi a determinati provvedimenti della magistratura o delle altre istituzioni. Ed chi pensa che questa sia una prerogativa solo italiana, si consoli sapendo che ogni sistema giudiziario ha le sue assurdità e contraddizioni. Ma procediamo con ordine.

Se un bambino si fa male a scuola il sindaco commette reato

Il sindaco è responsabile delle scuole pubbliche e quindi deve verificare che queste siano in regola con la dotazione antinfortunistica. Ma questo potrebbe anche implicare una sua diretta responsabilità nel caso in cui un bambino dovesse farsi male proprio a causa della mancata adozione delle misure di sicurezza. Com’è successo a Crema, proprio di recente, dove il sindaco ha ricevuto un avviso di garanzia perché un bambino si era chiuso le mani in una porta tagliafuoco risultata non regolamentare. Il caso giudiziario ha fatto discutere l’Italia: impensabile pensare che il sindaco possa controllare ciò che avviene quotidianamente negli istituti scolastici dove i professori dovrebbero controllare i bambini, specie quelli più piccoli. Peraltro, l’articolo 2048 del Codice civile stabilisce la responsabilità del personale scolastico per tutti gli infortuni occorsi ai minorenni da quando entrano a quando escono dalla scuola. Cosa c’entra il sindaco?

La cosa più paradossale è che, nel caso del sindaco di Crema, il Procuratore ha parlato di un atto dovuto: «l’avviso si spiega al solo fine di consentire poi l’audizione delle persone coinvolte nella vicenda illustrando nel dettaglio i fatti su cui saranno sentiti». Ma c’è bisogno di indagare una persona per poterla sentire in un procedimento penale? Che paradosso è mai questo.

Più è grande una buca meno possibilità hai di avere un risarcimento

Passando dal penale al civile, ma rimanendo sempre in tema di infortuni, non può mancare la consueta buca stradale in cui auto e pedoni cadono spesso. Qui il paradosso è dato dal fatto che, secondo la giurisprudenza, più è grande – e quindi pericolosa – la buca, minore è la possibilità di ottenere il risarcimento del danno da parte del Comune. Quindi, l’auto che cade in una voragine di due metri che l’amministrazione non ha mai voluto riparare, nonostante le segnalazioni e le lamentele del circondario, non può ottenere i danni. Chi invece mette un piede storto in una piccola fessura apertasi sul marciapiede viene risarcito. Com’è possibile? 

La ragione si spiega per via del principio in base al quale la distrazione è considerata, nel nostro ordinamento, fonte di responsabilità personale, che esclude quindi quella del custode della strada (ossia il Comune). Chi cammina deve guardare dove mette i piedi e le ruote. Sicché, tanto più è evidente l’ostacolo – la cosiddetta «insidia stradale» – tanto più questi è nella possibilità di vederlo in tempo ed evitarlo. Se non lo fa, non può poi prendersela con l’amministrazione locale. 

Quindi, quando si chiede un risarcimento al Comune perché la ruota dell’auto è finita in una crepa dell’asfalto, bisogna guardarsi bene dall’enfatizzarne la dimensione nell’intento di sottolineare la responsabilità del Comune per aver omesso la manutenzione delle strade. Una strategia del genere costituirebbe la classica zappata sul piede che farebbe perdere l’eventuale causa. 

Se stai molto male non puoi fare testamento

Chi non può scrivere, magari perché affetto da una malattia invalidante o perché paralizzato a seguito di un incidente non può fare testamento. Questo perché, in base alla nostra legge, il testamento olografo – quello cioè redatto dallo stesso cittadino – deve essere scritto a mano, su carta. Non si può quindi fare un filmato, non si può dettare le proprie ultime volontà a un parente e poi limitarsi a firmare. Nonostante l’avvento della digitalizzazione che consentirebbe di realizzare un video e di dare al file una marca temporale, garantendone così la certezza e l’inoppugnabilità, la normativa non è mai stata aggiornata. 

Cosa deve fare allora chi non può scrivere il testamento e non può muoversi da un letto? Deve per forza chiamare un notaio, sostenendone ovviamente anche i costi. 

Lo spam è vietato ma non si può fare nulla per difendersi

La legge vieta il trattamento non autorizzato di dati altrui. Chi raccoglie indirizzi, numeri di telefono, preferenze e gusti senza aver ricevuto il consenso del soggetto interessato commette sia un illecito civile, sia un reato. Ma il paradosso è che chi riceve vagonate di email spam o di sms pubblicitari non può far nulla per tutelarsi se non inviare una semplice segnalazione al Garante della Privacy. Questo perché, secondo la Cassazione, il fatto di dover cancellare un messaggio non gradito con la pressione di un semplice tasto sulla tastiera o sul cellulare costituisce un fastidio tutto sommato tollerabile, dinanzi al quale non si può scomodare la magistratura e tutta la macchina giudiziaria, distraendo i giudici dalle questioni più serie. Sicché, in buona sostanza, non è possibile ottenere un risarcimento del danno. 

Chi fa un incidente per colpa di cani randagi non può ottenere il risarcimento

Immaginiamo che un cane randagio attraversi la strada mentre stai guidando l’auto o il motorino. Per non investirlo sterzi all’improvviso e vai a sbattere contro un muro o un’altra auto. A questo punto vorrai avere dal Comune il risarcimento per i danni subiti, non avendo predisposto un valido sistema di prevenzione dai rischi collegati al randagismo. Del resto, spetta al Comune e all’Asl organizzare il servizio di accalappiacani. 

Ma siccome c’è sempre chi abusa dei diritti e che, per ottenere il risarcimento da una caduta per strada, si inventa la scusa dei cani randagi, i giudici hanno di recente posto un limite invalicabile: per farsi rimborsare i danni è necessario dimostrare che il Comune fosse informato della presenza dei cani in quella specifica via. Come se i cani non si muovessero mai ma, al pari delle persone, fissassero la propria residenza e domicilio in una determinata via. In pratica, o si ha la sfera di cristallo e si avvisa il Comune della presenza dei randagi prima di subire l’incidente, oppure bisogna dire addio ad ogni possibilità di risarcimento. 

Chi scarica film e musica commette un reato più grave di chi minaccia

A furia di inasprire le sanzioni nei confronti di chi viola il copyright, a tutela delle case discografiche, si è sfasata tutta la scala di proporzione tra i reati. Sicché è più grave condividere un file a scopo di lucro, per il quale si è soggetti alla reclusione da sei mesi a tre anni e alla multa da 2.582 a 15.493 euro, che minacciare di morte una persona, condotta per la quale si subisce una banale multa fino a 1.032 euro. 

Questo sfasamento avviene in tanti altri ambiti del diritto penale in cui si è voluto rinforzare le sanzioni senza però considerare che, così facendo, si rendeva automaticamente meno gravi altri reati puniti con lo stesso genere di sanzione. 

Le tasse sulla donazione

Se tua madre o tuo padre ti regala una casa non paghi le tasse. Se te la regala tuo fratello o tua sorella invece sì. Perché questa discriminazione tra familiari? Perché la legge stabilisce che, per le donazioni tra coniugi o tra genitori, nonni, nipoti e figli, l’imposta sulle donazioni scatta al superamento della franchigia di 1 milione di euro (ed è del 4%). Invece per le donazioni tra fratelli e sorelle, l’imposta scatta al superamento della franchigia di 100.000 euro (ed è del 6%). 

Insomma, ci sono parenti di serie A e parenti di serie B.

Il danneggiamento non è sempre reato

Se una persona ti sfregia l’auto nel cortile del condominio non puoi denunciarla. Se lo fa per strada sì. Questo perché il reato di danneggiamento è stato depenalizzato a meno che non avvenga su «cose esposte alla pubblica fede» ossia in luoghi pubblici o aperti al pubblico ove si presume che la gente rispetti l’altrui proprietà, come appunto ai bordi delle vie cittadine o nel parcheggio di un supermercato. 

Così, se ti accorgi che il vicino di casa ti ha bucato la ruota con un chiodo nel cortile e tu, per reazione, gli dici che lo riempi di pugni, lui ti può denunciare per le minacce subite e tu non puoi farlo. 

Non si può contestare un atto fiscale inviato all’indirizzo sbagliato

Se il fisco ti notifica un atto ma lo invia all’indirizzo sbagliato non puoi contestarlo: se lo fai vuol dire che lo hai, in qualche modo, ricevuto e quindi sei stato messo nella condizione di difenderti. E quindi la tua impugnazione sana il difetto di notifica. 

Peraltro, è entrata in vigore una nuova legge in forza della quale, se dal sito di Agenzia Entrate-Riscossione ti accorgi che, nell’elenco delle cartelle a tuo nome, ce ne sono alcune che non hai mai ricevuto, non puoi impugnarle per farle cancellare. Risultato: in entrambi i casi, devi far finta di nulla e attendere i successivi atti di riscossione per impugnare questi ultimi. 



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