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Parcheggio a pagamento: senza soldi spiccioli ci può essere la multa?

10 Gennaio 2022
Parcheggio a pagamento: senza soldi spiccioli ci può essere la multa?

Parchimetro senza Pos: è possibile non pagare la sosta se non si hanno monetine?

In un’epoca in cui è possibile pagare il caffè anche con carta di credito ed in cui i contanti vanno via via scomparendo, è possibile trovarsi il portafogli completamente vuoto o comunque privo di monetine. In tali casi, quando si deve parcheggiare, alcuni Comuni consentono di pagare la sosta tramite app o comunque mediante Pos. Ma quando ciò non succede, perché il parchimetro è di “vecchia generazione”, come ci si deve comportare? In caso di parcheggio a pagamento, senza soldi spiccioli ci può essere la multa? In altri termini, è possibile evitare di pagare il ticket sulle strisce blu se il totem non consente il pagamento con carta di credito o bancomat? Sul punto si è pronunciata di recente la Cassazione [1].

Ipotizziamo il frequente caso di un automobilista che, trovando un parcheggio libero a pagamento, vi lasci l’auto ma, al momento di regolarizzare la sosta con l’acquisto dell’apposito ticket, si accorga di avere solo soldi di carta. I negozi lì intorno sono chiusi o non fanno cambi in monetine. Al tentativo di pagare tramite moneta elettronica, il conducente si accorge che il parchimetro non ha la fessura per le carte. A quel punto, convinto di essere dalla parte del giusto, se ne va per i fatti suoi, ritenendo che una eventuale multa sarebbe illegittima. 

Invece, secondo la Suprema Corte, la scusa di non aver avuto monete da inserire nel totem a ridosso delle strisce blu, non esime l’automobilista che intende parcheggiare nella zona riservata di fare il possibile per procurarsi gli “spicci” necessari. In caso contrario, la sanzione amministrativa è pienamente legittima.  

Nel caso di specie, ad avviso del ricorrente – un cittadino che, appunto, era stato multato per aver lasciato l’auto sul parcheggio a pagamento senza pagare il ticket, sostenendo di non avere “spicci” – la circostanza che i parchimetri del Comune di Firenze per il pagamento della tariffa di sosta, non accettassero banconote o carte di credito, insieme al fatto che egli non avesse monete con sé al momento del fatto contestatogli, avrebbe legittimato la sosta del suo veicolo anche in difetto di adempimento dell’obbligo di pagamento della relativa tariffa. 

Tuttavia, in materia di sanzioni amministrative – precisa la Cassazione – l’onere della prova che «la condotta vietata sia stata posta in essere senza colpa, e di aver fatto tutto il possibile per osservare la legge, cosicché nessun rimprovero possa essergli mosso», rimane a carico dell’agente.

In pratica, la giurisprudenza non esclude a priori la possibilità di impugnare la multa per essersi trovati nell’oggettiva impossibilità di pagare, ma ciò è possibile solo a patto di fornire la dimostrazione nel corso del giudizio. Non si tratta, di certo, di una prova agevole visto che il trasgressore dovrebbe dimostrare che:

  • il parchimetro era sprovvisto del dispositivo per il pagamento con carte di credito o di debito e che, nelle vicinanze, non ve ne fossero altri invece predisposti per tale uso;
  • che, nel momento in cui è stata effettuata la sosta, i negozi erano chiusi o non ve ne erano nel breve raggio di qualche centinaio di metri o – cosa molto più difficile da provare – che gli stessi commercianti abbiano rifiutato il cambio dei soldi di carta.

L’orientamento della Corte sembrerebbe comunque in contrasto con quanto previsto dalla legge [2] a norma della quale i gestori di pubblici servizi, nei rapporti con l’utenza, sono tenuti ad accettare i pagamenti anche con l’uso di strumenti tecnologici, come il Pos (sigla che sta per point of sale), in altri termini con carta di credito o bancomat. Tale norma viene estesa anche ai parcheggi a pagamento relativi alle aree pubbliche, di solito contrassegnati con le strisce blu. La legge ammette la possibilità dei Comuni di derogare all’obbligo di predisporre i Pos sui parchimetri solo nel caso di «impossibilità tecnica», ma in questa ipotesi non ricade il fatto che l’amministrazione sia priva di sufficienti fondi per far fronte all’aggiornamento delle macchinette. 

Proprio sulla scorta di ciò, alcuni giudici di pace hanno annullato, in passato, le multe per sosta in un’area dove il parchimetro non consentiva il pagamento con carte di credito o bancomat. Sul punto leggi il nostro articolo Parchimetro senza Pos: possono farmi la multa?


[1] Cass. ord. n. 277/2022.

[2] Art. 1, comma 901, della legge 208/15.

Cass. civ., sez. VI – 2, ord., 7 gennaio 2022, n. 277

Presidente Lombardo – Relatore Oliva

Fatti di causa

Con ricorso al Giudice di Pace di Firenze A.R. proponeva opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione emessa dalla Prefettura di Firenze a seguito del ricorso presentato avverso un verbale di contravvenzione al codice della strada, per aver lasciato la propria vettura in sosta, in area a pagamento, senza corrispondere la prescritta tariffa.

Con sentenza n. 2824/2017 il Giudice di Pace rigettava il ricorso. L’appello interposto dall’A.R. avverso la decisione di prima istanza è stato rigettato dal Tribunale di Firenze con la sentenza impugnata, n. 3072/2019.

Propone ricorso per la Cassazione di detta decisione A.R., affidandosi a due motivi.

La Prefettura, intimata, non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Ragioni della decisione

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS COD. PROC. CIV..

Inammissibilità del ricorso.

A.R. proponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace di Firenze contro una ordinanza ingiunzione emessa dalla locale Prefettura a fronte di una contravvenzione all’obbligo di pagamento della tariffa per la sosta di un veicolo sulla pubblica via. Il Giudice di Pace dichiarava inammissibile il ricorso. L’odierno ricorrente interponeva appello, che veniva respinto dal Tribunale di Firenze con la sentenza oggi impugnata, con la quale veniva accertata l’effettiva violazione della norma del codice della strada, da parte del trasgressore, e la mancanza della prova della buona fede del medesimo. Il ricorso, proposto dall’A.R. per la cassazione di detta decisione, è articolato in due motivi, con i quali si deduce la violazione o falsa applicazione di plurime norme di legge, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Ad avviso del ricorrente, la circostanza che i parchimetri predisposti dal Comune di Firenze per il pagamento della tariffa di sosta non accettassero banconote o carte di credito, unitamente al fatto che egli non aveva monete con sé al momento del fatto contestatogli, avrebbe legittimato la sosta del suo veicolo anche in difetto di adempimento dell’obbligo di pagamento della relativa tariffa.

I due motivi, che meritano di essere trattati congiuntamente, sono inammissibili poiché, come correttamente accennato dal Tribunale, in materia di sanzioni amministrative vige il principio per cui è sufficiente la prova della condotta commissiva od omissiva contemplata dalla norma, dovendosi – in tal caso – presumere la sussistenza dell’elemento oggettivo in capo al trasgressore (cfr. sul punto, ex multis, Cass. Sez. U, Sentenza n. 10508 del 06/10/1995, Rv. 494184 e Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 26306 del 07/11/2017, non massimata). L’onere della prova che la condotta vietata sia stata posta in essere senza colpa, e di aver fatto “tutto il possibile per osservare la legge”, cosicché “nessun rimprovero possa essergli mosso”, rimane a carico dell’agente (Cass. Sez. L, Sentenza n. 16320 del 12/07/2010, Rv. 614381; conf. Cass. Sez. 62, Ordinanza n. 19759 del 02/10/2015, Rv. 636814; Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 33441 del 17/12/2019, Rv. 656323). Il quale nel caso di specie non lo ha assolto, secondo la valutazione in punto di fatto svolta dal giudice di merito, non utilmente sindacabile in questa sede posto che il motivo di ricorso non può mai risolversi in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento del giudice di merito tesa all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea alla natura ed ai fini del giudizio di cassazione (Cass. Sez. U, Sentenza n. 24148 del 25/10/2013, Rv. 627790)”.

Il Collegio condivide la proposta del relatore.

Non risultano depositate memorie.

Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese, in assenza di svolgimento di attività difensiva della parte intimata nel presente giudizio di legittimità.

Ricorrono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.


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