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Il fisco può applicare sanzioni sulla base di presunzioni?

11 Gennaio 2022
Il fisco può applicare sanzioni sulla base di presunzioni?

Accertamenti fiscali: cosa sono le presunzioni e come difendersi.

Un nostro lettore ha ricevuto un accertamento fiscale da parte dell’ufficio delle imposte basato sul “tenore di vita” da questi condotto. In buona sostanza, al rilevamento dell’acquisto di determinati beni considerati di lusso, è stato ricalcolato il suo reddito con conseguente tassazione delle maggiori somme e applicazione delle sanzioni. Stupito di tale tecnica, il lettore ci chiede: il fisco può applicare sanzioni sulla base di presunzioni? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate ha effettuato una ricostruzione del reddito del contribuente mediante il cosiddetto accertamento sintetico, ossia tramite l’uso del redditometro. Il redditometro è un software che misura le spese fatte dal contribuente in un determinato periodo di imposta e le confronta con il reddito da questi dichiarato. Se, all’esito del controllo, le prime dovessero essere superiori al secondo e non v’è traccia di finanziamenti o della disponibilità di altri redditi da cui si è attinto, il fisco può presumere che le spese siano avvenute facendo ricorso a proventi in nero ossia non dichiarati. 

Prima però di inviare la richiesta di pagamento vera e propria, l’ufficio delle imposte avvia una fase preliminare di confronto con il contribuente. A questi viene chiesto di giustificare la disponibilità del maggior reddito così ricostruito. Se il contribuente fornisce la prova di ciò, il procedimento si chiude; diversamente, scatta l’accertamento fiscale vero e proprio e il recupero a tassazione dei maggiori redditi. 

Ma questo non è l’unico caso in cui il fisco può ricorrere alle cosiddette “presunzioni”. Si pensi anche all’ipotesi in cui un soggetto riceva un bonifico sul conto o versi dei contanti senza dichiararli: anche in questo caso, l’Agenzia delle Entrate può presumere che si tratti di redditi imponibili, dando al contribuente la possibilità di fornire la prova contraria. 

Ma perché il ricorso a queste presunzioni che potrebbero far ritenere che il contribuente si trovi in una posizione di inferiorità rispetto all’Amministrazione finanziaria? Cerchiamo di comprendere come mai il legislatore ha voluto fornire alla macchina tributaria uno strumento così forte nei confronti del cittadino, imponendo a quest’ultimo di difendersi per evitare le sanzioni. 

È piuttosto improbabile che chi evade o elude le imposte se ne vanti per iscritto, consegnando tale confessione alle autorità delegate ai controlli. E proprio perché le prove scritte dell’evasione usualmente non abbondano, la legge autorizza l’Agenzia delle Entrate a ricorrere a meccanismi presuntivi per ricostruire le dimensioni della ricchezza imponibile non dichiarata e calcolare i tributi cosi dovuti.

Per spiegare cos’è e come opera una “presunzione” in ambito fiscale, facciamo un esempio classico. Una volta stabilita la quantità media di caffè che va inserita in una macchinetta per fare una tazzina, ne deriva che, a tanti chili di caffè impiegato dal bar nel corso dell’anno, equivalgono tanti caffè venduti. Visto il prezzo medio del caffè, il calcolo dei ricavi annuali è presto fatto.

Ed ancora: se un ristorante acquista un determinato numero di fazzoletti e posate di carta, si presume che abbia servito un pari numero di clienti. Se una persona chiede un mutuo a una banca e si impegna a pagare una rata di mille euro al mese, ma dichiara un guadagno di 800 euro mensili al fisco, si presume che stia evadendo. Se un contribuente acquista una casa, ma è disoccupato e quindi privo di reddito, e non riesce a dimostrare di aver ricevuto una donazione da un familiare, subisce l’accertamento fiscale. 

Le presunzioni quindi sono dei meccanismi processuali che agevolano il fisco, sgravandolo dell’onere di una prova di cui potrebbe non disporre. Ma questo non toglie che tali meccanismi possono portare a degli sbagli. Ragion per cui, contro le presunzioni del fisco il cittadino può sempre opporre la prova contraria. E difatti, in tutti gli esempi che abbiamo appena fatto, il contribuente può difendersi dimostrando la regolarità della propria posizione. Del resto, così come per la legge penale vale la presunzione di innocenza, anche per la legge fiscale il cittadino non può essere considerato un “presunto evasore”.

Alla possibilità di fornire prove di segno contrario da parte del soggetto sottoposto a controllo, si aggiunge anche l’obbligo per l’ufficio di motivare e spiegare i ragionamenti alla base dei recuperi d’imposta.

In conclusione, è bene aver chiaro che il potere del fisco di “presumere” l’evasione è un potere che deve essere esercitato solo in determinate circostanze e nel rispetto di determinate modalità, come previsto dalla legge.



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