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Rumore notturno raccolta rifiuti: come difendersi?

14 Maggio 2022 | Autore:
Rumore notturno raccolta rifiuti: come difendersi?

Immissioni rumorose provocate dal servizio di nettezza urbana: cosa bisogna fare per tutelarsi?

Ognuno dovrebbe avere il diritto di poter riposare serenamente durante le ore notturne. Purtroppo, ciò non è sempre possibile a causa di schiamazzi che provengono dal bar in strada, da vicini rumorosi, inquilini del piano di sopra che fanno le faccende nel cuore della notte, fabbriche e uffici aperti h24. Oltre ai soliti atti di inciviltà, a volte, è anche la pubblica amministrazione a metterci del proprio: è il caso del rumore notturno della raccolta rifiuti. Come difendersi?

Soprattutto nelle grandi città, gli addetti al servizio di nettezza urbana cominciano a lavorare molto presto, sia per poter raccogliere in tempo tutti i rifiuti, sia per evitare che, al mattino, i mezzi della nettezza possano intralciare il normale traffico cittadino. Il problema, però, è che la raccolta dei rifiuti in orario notturno può creare disagi a quanti vogliono riposare. Con questo articolo ci occuperemo proprio di ciò: vedremo come difendersi dal rumore notturno della raccolta rifiuti.

Rumori notturni: cosa dice la legge?

A proposito dei rumori notturni e della tutela del riposo, la legge prevede alcune norme che non sempre riescono a trovare applicazione concreta.

La prima di queste è l’art. 844 del Codice civile. Secondo la norma appena citata, il proprietario del fondo non può impedire le immissioni provenienti dal fondo altrui se le stesse non superano la normale tollerabilità.

Il limite della normale tollerabilità deve essere valutato dal giudice, in quanto la legge non fornisce un parametro di riferimento certo.

Il giudice, pertanto, dovrà di volta in volta valutare tutti i fattori del caso, quali le condizioni dei luoghi, le attività normalmente svolte, le abitudini delle persone, ecc.

Il giudice potrà tenere conto anche del cosiddetto preuso.

Se Tizio acquista un’abitazione nei pressi di una fabbrica, dopo non potrà lamentarsi dei rumori provenienti da quest’ultima, visto che, al momento dell’acquisto, era già a conoscenza della situazione.

Nel caso in cui i rumori siano intollerabili, la persona danneggiata può chiedere il risarcimento del danno e la tutela inibitoria, cioè la cessazione della condotta molesta; oltre a ciò, in taluni casi è addirittura possibile denunciare l’autore della condotta molesta (di tanto parleremo nel prosieguo).

Quando c’è inquinamento acustico?

Nel valutare la tollerabilità o meno dei rumori il giudice deve tener conto anche di altri parametri forniti dalla legge.

Le norme principali che disciplinano il settore dell’inquinamento acustico esterno sono contenute nella cosiddetta legge quadro sull’inquinamento acustico [1], la quale ha riconosciuto ampi poteri alle regioni e agli enti locali, in particolare ai Comuni, in relazione alla classificazione acustica dei loro territori e al rilascio dei provvedimenti autorizzatori.

La legge stabilisce dei limiti massimi per i rumori percepiti all’interno delle abitazioni. Essi consistono nella differenza, espressa in decibel, tra l’immissione di rumore (denominato ambientale) e il rumore presente senza l’immissione (denominato residuo). Questi limiti sono 5 decibel di giorno (dalle ore 6.00 alle ore 22.00) e 3 decibel di notte (negli altri orari).

Rumori notturni: cosa dice la giurisprudenza?

Una sentenza della Suprema Corte [2] ha ricordato che il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose non è mai assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, in ragione delle caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti, e non può prescindere dalla rumorosità di fondo, ossia dalla fascia rumorosa costante, sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni intollerabili, sicché la valutazione diretta a stabilire se i rumori restino compresi o meno nei limiti della norma, deve essere riferita, da un lato, alla sensibilità dell’uomo medio e, dall’altro, alla situazione locale. Spetta al giudice del merito accertare in concreto gli accorgimenti idonei a ricondurre tali immissioni nell’ambito della normale tollerabilità.

Ad esempio, la Cassazione [3], in materia di inquinamento acustico, ha stabilito che la mancata misurazione del rumore di fondo (da intendersi come la fascia rumorosa costante nella quale si verificano le immissioni ritenute moleste), nella fascia oraria a cui si riferiscono le contestazioni, impedisce di dimostrare l’intollerabilità delle immissioni sonore.

Il tribunale di Bergamo, con una recente sentenza [4], ha espresso un utile vademecum da tenere presente in materia di valutazione della tollerabilità delle immissioni rumorose. In pratica, questa decisione ha stabilito che:

  • il mancato rispetto dei limiti indicati dalla legge sull’inquinamento acustico, se provato, è sanzionabile in via amministrativa (ad esempio, il sindaco può emanare un’ordinanza per la cessazione) e, di conseguenza, anche in via privatistica, cioè per violazione dell’art. 844 cod. civ. Possiamo dunque affermare che la violazione dei limiti stabiliti dalla legge fa presumere anche la conseguente lesione dell’art. 844 cod. civ.;
  • di contro, il rispetto dei limiti fissati dalla legge sull’inquinamento acustico potrebbe comunque essere intollerabile per il vicino. In questo caso, scatterebbe la tutela civilistica ma non quella amministrativa. Ciò significa che, anche qualora i rumori fossero inferiori alle soglie sopra analizzate, comunque potrebbe integrarsi la tutela di cui all’art. 844 cod. civ.

Rumori notturni: sanzioni

L’inosservanza dei limiti imposti dalla legge quadro sull’inquinamento acustico comporta una sanzione amministrativa, mentre i rumori intollerabili di cui all’art. 844 cod. civ. causano il risarcimento del danno, cioè una sanzione di tipo privatistico.

In altre parole, l’immissione intollerabile di cui parla l’art. 844 cod. civ. non si identifica necessariamente con quella che supera i limiti della legge sull’inquinamento acustico: il giudice, infatti, potrebbe ritenere intollerabile un rumore inferiore alle soglie sopracitate. Il superamento di detti limiti, però, è quasi sempre presunzione dell’intollerabilità dell’immissione.

Secondo la Cassazione, «In tema di immissioni sonore, l’eventuale rispetto dei limiti previsti dalla legge non può fare considerare, senz’altro, lecite le immissioni» [5].

Un rumore può semplicemente superare la normale tollerabilità, ed allora il comportamento del responsabile costituirà una violazione del solo art. 844 cod. civ., oppure può anche darsi che superi i limiti fissati dalla disciplina sull’inquinamento acustico, con conseguente ulteriore sanzione amministrativa.

Rumore notturno: quando è reato?

Va infine ricordato che le immissioni particolarmente rumorose possono integrare il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo.

Il Codice penale (art. 659 cod. pen.) stabilisce che chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, o ancora suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda sino a 309 euro.

Come provare i rumori notturni?

Per dimostrare l’intollerabilità dei rumori notturni, anche di quelli causati dalla raccolta dei rifiuti urbani, occorre una perizia fonometrica. Solo un accertamento tecnico potrebbe appurare la violazione della normativa appena citata.

Il giudice, nel valutare la tollerabilità o meno dell’immissione, può basarsi anche sulle prove testimoniali: se altre persone affermano di aver sentito gli stessi rumori, ritenendoli insopportabili, allora può ritenere provato il fatto lesivo.

Se questo è vero, è anche vero che la perizia tecnica è senz’altro preferita nelle aule di giustizia. In tema di immissioni di rumore, va ricordato che i mezzi di prova esperibili per accertare il livello di normale tollerabilità costituiscono tipicamente accertamenti di natura tecnica che, di regola, vengono compiuti mediante apposita consulenza d’ufficio, in quanto soltanto un esperto è in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone, l’intensità dei suoni, nonché il loro grado di sopportabilità per le persone, potendosi in tale materia ricorrere alla prova testimoniale soltanto quando essa verta su fatti caduti sotto la diretta percezione sensoriale dei deponenti e non si riveli espressione di giudizi valutativi.

Rumore notturno raccolta rifiuti: cosa fare?

Chi vuole difendersi dai rumori notturni causati dalla raccolta dei rifiuti deve innanzitutto diffidare la società che si occupa del servizio. In genere, si tratta di società interamente municipalizzate, cioè gestite dal Comune stesso.

La diffida deve invitare i responsabili della raccolta rifiuti a utilizzare maggiori precauzioni, magari non avvicinandosi troppo con i mezzi alle abitazioni, oppure a modificare gli orari della raccolta.

Se la diffida non dovesse servire, allora non resta che ricorrere al giudice. Nella domanda va chiesta la cessazione dei rumori (azione inibitoria), proponendo l’adozione di cautele o lo spostamento dell’orario di servizio. È possibile anche chiedere il risarcimento dei danni.

Dimostrare l’attività dei netturbini non è difficile, visto che seguono un orario pattuito con l’ente locale e, probabilmente, rinvenibile all’interno dei documenti in possesso della società o del Comune. Provare l’intollerabilità delle immissioni rumorose è invece un po’ più difficile: bisognerà ricorrere a perizie e testimoni, come visto in precedenza.

Rumore notturno raccolta rifiuti: come difendersi?

In sintesi, per difendersi da rumori notturni causati dal servizio di nettezza urbana si può fare ricorso al giudice chiedendo:

  • l’adozione di tutte le misure e gli accorgimenti più idonei per eliminare o attenuare i rumori, come ad esempio il divieto di giungere con i veicoli sin sotto le finestre delle abitazioni, oppure di mettere in sosta tali mezzi per lungo tempo nelle pubbliche vie, magari col motore acceso e in funzione, o ancora il divieto di usare alcuni veicoli specifici, come ad esempio i mezzi compattatori;
  • modificare l’orario della raccolta rifiuti.

note

[1] Legge n. 447 del 26 ottobre 1995.

[2] Cass., sent. n. 17051/2011.

[3] Cass., sent. n. 1025 del 17 gennaio 2018.

[4] Cass., sent. n. 1347 del 14 luglio 2021.

[5] Cass., sent. n. 9660 del 12 maggio 2015.

Autore immagine: canva.com/


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