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Imu su casa ereditata

11 Gennaio 2022
Imu su casa ereditata

Successione: come funziona il pagamento dell’Imu tra eredi e coniuge superstite?

Nel momento in cui si apre una successione e all’interno del patrimonio da dividere c’è anche un immobile, chi paga l’Imu sulla casa ereditata e come si dividono le relative quote? Cosa succede se uno degli eredi non paga l’Imu e cosa invece se l’abitazione viene destinata al coniuge superstite che vi continua a vivere? Tutte queste domande trovano una risposta nella legge. Ecco allora tutto ciò che bisogna sapere.

Imu casa ereditata: chi paga?

In generale, possiamo dire che l’Imu ricade sugli eredi. Il problema si pone però per quanto riguarda la ripartizione delle relative quote. Bisogna, a questo punto, distinguere tra: 

  • Imu già scaduta prima della data del decesso e non versata dal relativo titolare; 
  • Imu scaduta successivamente all’apertura della successione, ossia dopo il decesso. 

Bisogna prendere, a tal fine, come riferimento la data del decesso e non il momento della presentazione della dichiarazione di successione, che può avvenire nei dodici mesi successivi. 

Imu scaduta prima della morte

Per quanto riguarda il primo caso, ossia gli importi dell’Imu scaduti prima della morte, questi ricadono su tutti gli eredi, anche su coloro che non hanno ricevuto in eredità l’immobile, trattandosi di una passività che grava su tutta la successione. Tuttavia, trattandosi di un’imposta per la quale non vale la regola della «solidarietà», ciascun erede sarà tenuto a versare un importo pari alla propria quota di eredità. Questo significa che se uno degli eredi non paga, gli altri non rischiano nulla. In altri termini, il Comune non potrà chiedere a un solo erede le quote dovute anche dagli altri.

Imu scaduta dopo la morte

Anche per quanto riguarda l’Imu in scadenza dopo la morte, se ancora l’eredità non è stata divisa l’imposta ricade su tutti gli eredi. Neanche in questo caso però (come in quello precedente) si verifica la solidarietà passiva. Infatti, quando l’immobile è in comproprietà, ciascun titolare è responsabile solo per la propria quota. Ciò significa che il Comune non potrà chiedere il pagamento dell’Imu a uno solo degli eredi, lasciando a questi poi l’onere di rivalersi contro gli altri per le rispettive quote. Il che significa anche che, se un erede non paga la propria quota di Imu, gli altri non rischiano nulla. Ciascun comproprietario è infatti responsabile autonomamente dell’obbligazione tributaria per la sua quota. Insomma, in caso di comproprietà su una casa o altro immobile, si avranno tanti debiti fiscali per quanti sono i titolari del bene e non uno solo.

A questo punto bisognerà verificare anche se uno degli eredi vive all’interno dell’immobile. Come noto, infatti, l’Imu non è dovuta sull’abitazione principale ossia per l’immobile ove il contribuente, nello stesso tempo, risiede e vive abitualmente. 

Quindi, ad esempio, nel caso di due fratelli comproprietari al 50% di un appartamento ricevuto in eredità, l’Imu si divide in due quote, in base alle rispettive percentuali di possesso. Tuttavia, nel momento in cui all’interno dell’abitazione vive e risiede uno solo dei due eredi, mentre l’altro vive altrove, il Comune potrà pretendere la quota di Imu solo da quest’ultimo (essendo per lui “seconda casa”) e non dal primo (per il quale invece l’immobile è “prima casa”).

Quindi, i comproprietari che non abitano nell’appartamento e non utilizzano l’immobile come propria abitazione principale sono tenuti a corrispondere l’Imu relativa alla propria quota di proprietà.

Dunque, se uno degli eredi dichiara che l’immobile in questione costituisce la propria prima casa” – o meglio, la sua abitazione principale perché ivi vive e vi risiede, allora questi non sarà tenuto a versare alcuna somma, non essendo soggetto passivo Imu. 

Chi paga l’Imu se c’è il diritto di abitazione del coniuge superstite?

Potrebbe infine succedere che, seppur la proprietà dell’immobile viene divisa tra tutti gli eredi, all’interno di esso continui a stare il coniuge superstite (per come previsto dall’articolo 540 del Codice civile). In questo caso, unico soggetto passivo Imu è il coniuge superstite che esercita il diritto di abitazione sull’ex casa familiare, come dimostrato dal certificato di residenza anagrafica [1]. 

Quindi, gli altri eredi non saranno tenuti a versare l’imposta. Peraltro, se il coniuge superstite vive e risiede all’interno dell’immobile, avendolo destinato a propria abitazione principale, scatterà per lui l’esenzione d’imposta sulla prima casa. 

In buona sostanza, la presenza del coniuge superstite nell’immobile fa sì che l’Imu non debba essere versata né da quest’ultimo né da tutti gli eventuali coeredi che vantino una quota sull’immobile, neanche se, per questi ultimi, tale bene costituisce la seconda casa.

Se sussiste il diritto di abitazione, il soggetto passivo ai fini dell’Imu è il coniuge superstite. E se questi continua a vivere nella casa familiare facendone così la propria abitazione principale, potrà godere dell’esenzione di imposta prevista dalla legge.


note

[1] Ctr Campania, sent. n. 7285/18/2021. Il collegio di secondo grado ha rinvenuto nel certificato di residenza l’idonea prova contraria circa l’effettivo esercizio del diritto di abitazione, poiché dimostrava la residenza continuativa del coniuge superstite nella casa un tempo adibita a residenza familiare. In altre parole, la residenza certificata superava e vinceva la presunzione di non utilizzo dell’abitazione fondata sulle omissioni di carattere fiscale riscontrate dal Comune. Su queste basi, il collegio ha accolto l’appello e, in riforma della sentenza appellata, annullato l’avviso di accertamento, compensando interamente le spese di lite del doppio grado di giudizio.

Autore immagine: depositphotos.com


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1 Commento

  1. Una mia cognata, nubile e senza figli, è deceduta il 11/07/2021, e gli eredi, tre sorelle, hanno chiesto a INPS, il rateo della 13^ maturata dalla pensionata deceduta. Però INPS, ha detto che, essendo sorelle, eredi collaterali, dovrebbero restituire la quota di pensione di luglio non spettante, cioè i 20 gg. Finali del mese di luglio, e pertanto sarebbero a debito anziché a credito. È proprio così?

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