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Multa per accesso in Ztl con permesso scaduto

12 Gennaio 2022 | Autore:
Multa per accesso in Ztl con permesso scaduto

Cosa succede se il Comune non manda il consueto preavviso di scadenza? L’automobilista può dire di essere in buona fede e ottenere l’annullamento del verbale?

Le nostre abitudini hanno una forza enorme: un comportamento divenuto consuetudinario viene ripetuto in modo pressoché automatico, senza più interrogarci sul perché lo facciamo. Questo vale in qualsiasi campo, anche nella guida su strada. Così c’è chi compie sempre e allo stesso modo determinati tragitti conosciuti ormai a memoria, e passa e ripassa tutti i giorni in una via di un centro cittadino, dimenticandosi però che il suo permesso di accesso sta per scadere o è già scaduto. Ma le telecamere ai varchi continuano a funzionare, registrano puntualmente tutti i passaggi avvenuti e sono inesorabili: così arriva la multa per accesso in Ztl con permesso scaduto, che per i vigili equivale a non averlo, in quanto il titolo deve essere in corso di validità.

Spesso si tratta di multe a raffica, specialmente quando il percorso nelle zone a traffico limitato viene compiuto con regolarità. E allora le conseguenze per il portafoglio sono molto più pesanti di quelle derivanti da una multa isolata oppure occasionale. Il cittadino, tuttavia, confida nel fatto che molti Comuni italiani comunicano ai titolari del permesso l’approssimarsi della sua scadenza, per consentirgli di rinnovarlo in tempo utile. Così qualcuno sostiene in giudizio la tesi dell’«errore scusabile», che consente l’annullamento della sanzione amministrativa: il trasgressore non avrebbe colpa, perché avrebbe dovuto essere il Comune ad avvisarlo e a ricordargli che il suo permesso era in scadenza, o comunque a fargli presente che non era più valido.

Ma questa presunta buona fede dell’automobilista può valere in sede di opposizione al verbale, in modo da riuscire ad ottenere dal giudice o dal Prefetto l’annullamento della multa per accesso in Ztl con permesso scaduto? Alcuni giudici di Pace hanno accolto questa tesi. Adesso, la Corte di Cassazione si è espressa sul punto con una nuova ordinanza [1], che ti riportiamo per esteso al termine di questo articolo, e ha decretato qual è la sorte del verbale in questi casi. La vicenda decisa riguardava un cittadino romano, che in passato aveva ricevuto i preavvisi di scadenza, che poi non gli erano pervenuti più ed era così incappato in numerose violazioni.

Ztl: cos’è e come funziona?

Le Ztl (zone a traffico limitato) sono previste dall’art.7 del Codice della strada che, per regolamentare la circolazione nei centri abitati, consente ai Comuni di limitare l’accesso ad alcune aree del proprio territorio ai soli veicoli autorizzati, come quelli dei residenti e degli esercenti commerciali. Per ottenere il permesso di transitare in Ztl gli interessati devono presentare una domanda al Comune, in base alle previsioni stabilite nei regolamenti locali, indicando il proprio nominativo, la residenza o l’attività svolta e la targa del veicolo utilizzato per accedere nelle zone individuate.

Gli accessi nelle zone a traffico limitato devono obbligatoriamente essere segnalati con gli appositi cartelli indicatori (leggi “Ztl: come devono essere segnalate“), altrimenti la multa non è valida. Ai varchi di ingresso sono posizionate delle telecamere per rilevare le targhe dei veicoli in transito, in modo da evidenziare quelli non autorizzati e contestare l’infrazione per ciascun accesso compiuto da chi era privo di permesso oppure aveva un pass con validità scaduta.

Multa per accesso non autorizzato in Ztl

Chi entra a bordo di un veicolo a motore in una Ztl senza essere munito di permesso in corso di validità viene sanzionato in via amministrativa con una multa da un minimo di 81 euro a un massimo di 326 euro. L’infrazione deve essere contestata al trasgressore con verbale, la cui notifica deve avvenire entro 90 giorni dalla data di accertamento, altrimenti la multa è illegittima e può essere annullata, così come quando il varco di accesso non è segnalato (leggi “Multe Ztl: come fare ricorso“).

A ogni accesso non autorizzato in Ztl corrisponde una violazione: perciò sono possibili le multe plurime, tranne quando gli accessi si susseguono a brevissima distanza l’uno dall’altro; in tal caso, è possibile ottenere la contestazione di un’unica infrazione, ma con la sanzione aumentata fino al triplo di quella base. Quando, invece, gli accessi sono intervallati nel tempo, anche se ripetuti più volte nell’arco di un periodo, la giurisprudenza prevalente esclude la buona fede del soggetto contravvenzionato e rigetta i ricorsi perché, come ha sancito la Cassazione [2], «la pluralità degli accessi nel corso di due mesi nella medesima area attesta la piena dimestichezza e familiarità con in luoghi in esame, difficilmente compatibili con l’incolpevole ignoranza del divieto di accesso» (per ulteriori informazioni leggi “Ztl: quante volte si può prendere la multa?”).

Multa Ztl senza preavviso di scadenza del pass: è contestabile?

Chi ha un permesso per l’accesso in Ztl in prossimità di scadenza deve premurarsi di rinnovarlo, dimostrando al Comune di essere ancora in possesso dei requisiti necessari per il suo rilascio. Il transito con permesso scaduto equivale a quello compiuto in assenza di permesso e perciò è sanzionabile come abbiamo visto poc’anzi.

Diversi Comuni italiani inviano, con varie modalità (una lettera, una e-mail o anche un sms) un preventivo avviso ai titolari di permesso in Ztl per informarli dell’imminente scadenza del loro pass, in modo da consentirgli di rinnovarlo tempestivamente. Quando questo preavviso diventa una consuetudine, nel cittadino si ingenera un affidamento sul fatto che debba essere il Comune a ricordargli la scadenza del permesso di transito in Ztl. Ma la Corte di Cassazione la pensa diversamente: con la nuova pronuncia che ti abbiamo anticipato all’inizio [1], ha dato torto a un automobilista che era stato contravvenzionato più volte per numerosi accessi in Ztl avvenuti con permesso scaduto.

Il suo ricorso cumulativo contro tutte queste multe è stato rigettato. Secondo gli Ermellini, la mancata comunicazione da parte del Comune della prossima scadenza del pass non scagiona il trasgressore, e dunque la violazione rimane, in quanto poteva essere facilmente evitata «con l’uso dell’ordinaria diligenza»: sarebbe bastato controllare periodicamente la durata di validità del permesso rilasciato. D’altronde, nella vicenda decisa, il ricorrente non aveva neppure dimostrato l’esistenza di un «consolidato comportamento dell’ente locale», ma si era limitato a produrre un solo preavviso di scadenza, risalente ad alcuni anni prima.


note

[1] Cass. ord. n. 288 del 07.01.2022.

[2] Cass. ord. n. 15724 del 04.06.2021.

Cass. civ., sez. VI – 2, ord., 7 gennaio 2022, n. 288
Presidente Lombardo – Relatore Oliva

Fatti di causa
Con ricorso del 26.4.2016 S.E.  e Q.U.  proponevano opposizione avverso dieci verbali di contravvenzione al codice della strada elevati nei loro confronti per accesso alla zona a traffico limitato in assenza del prescritto permesso. Con sentenza n. 31993/2016 il Giudice di Pace di Roma rigettava l’opposizione.
Interponevano appello avverso detta decisione gli odierni ricorrenti e il Tribunale di Roma, con la sentenza impugnata, n. 23773/2018, accoglieva parzialmente il gravame. In particolare, il giudice di secondo grado ravvisava l’unitarietà della condotta in relazione a due dei dieci verbali impugnati, poiché emessi a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, confermava dunque nove dei dieci verbali impugnati, nel minimo edittale della sanzione aumentato sino al triplo, e compensava le spese del doppio grado.
Propongono ricorso per la cassazione di detta decisione S.E. e Q.U., affidandosi a cinque motivi.
Roma Capitale, intimata, non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.
In prossimità dell’adunanza camerale, la parte ricorrente ha depositato memoria.

Ragioni della decisione
Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C. INAMMISSIBILITÀ del primo, secondo, terzo e quinto motivo; ACCOGLIMENTO del quarto.
Con la sentenza impugnata il Tribunale di Roma ha parzialmente accolto l’appello proposto da S.E. e Q.U. avverso la sentenza del Giudice di Pace di Roma, con la quale era stato rigettato il ricorso proposto dai predetti appellanti avverso dieci verbali di contravvenzione per accesso alla zona a traffico limitato di Roma Capitale. Il Tribunale, in particolare, ha rigettato il primo motivo di gravame, con il quale gli appellanti, odierni ricorrenti, avevano sostenuto la loro assenza di colpa e la scusabilità dell’errore, per non aver tempestivamente provveduto a rinnovare il permesso di accesso alla zona a traffico limitato, ed ha parzialmente accolto il secondo motivo, con il quale gli appellanti invocavano l’applicazione del principio di unicità della condotta, limitatamente a due soli verbali, elevati a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro.
Propongono ricorso per la cassazione di tale decisione S.E. e Q.U. affidandosi a cinque motivi.
Con il primo di essi, i ricorrenti sostengono che la loro buona fede doveva essere ritenuta in re ipsa, poiché il mancato rinnovo del permesso di accesso alla zona a traffico limitato era dipeso soltanto dal fatto che Roma Capitale, a differenza di quanto fatto in passato, non aveva inviato un preavviso di scadenza del permesso medesimo.
Con il quinto motivo, logicamente connesso al primo, i ricorrenti lamentano il vizio di motivazione in relazione al mancato riconoscimento, in loro favore, della buona fede e dell’errore scusabile.
Le due censure, suscettibili di trattazione unitaria, sono inammissibili.
Il Tribunale ha ritenuto, all’esito di apprezzamento in fatto non utilmente censurabile in sede di legittimità, se non nei soli limiti del sindacato sulla motivazione (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 23019 del 30/10/2009, Rv. 610357) che l’errore in cui sono incorsi i ricorrenti potesse essere evitato con l’uso dell’ordinaria diligenza. Sul punto, questa Corte ha affermato che “In tema di sanzioni amministrative, la buona fede rileva come causa di esclusione della responsabilità amministrativa quando sussistono elementi positivi idonei ad ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta e quando l’autore medesimo abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge, onde nessun rimrovero possa essergli mosso, neppure sotto il profilo della negligenza omissiva” (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 11977 del 19/06/2020, Rv. 658272; conf. Cass. Sez. 2, Sentenza n. 13610 del 11/06/2007, Rv. 597317). Il mancato rinnovo del permesso di accesso alla zona a traffico limitato non è stato ritenuto, dal giudice di merito, conforme alla regola di diligenza; nè gli appellanti, odierni ricorrenti, avevano dimostrato l’esistenza di un loro affidamento su un consolidato comportamento dell’ente locale, posto che essi avevano prodotto solo un preavviso di scadenza del permesso in oggetto, risalente però al 2012.
Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano la mancata applicazione del principio di unicità della condotta per tutti i verbali impugnati.
La censura è inammissibile.
Il Tribunale ha ritenuto, all’esito di un giudizio di fatto non censurabile in questa sede, di poter configurare l’unicità della condotta soltanto con riguardo a due verbali, riferiti ad accessi alla zona a traffico limitato verificatisi a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro. Nel contestare tale statuizione, i ricorrenti invocano in sostanza un riesame del giudizio di merito, estraneo alla natura ed alla finalità del giudizio di legittimità (Cass. Sez. U, Sentenza n. 24148 del 25/10/2013, Rv. 627790).
Con il terzo motivo i ricorrenti lamentano l’omessa pronuncia del Tribunale sugli ulteriori 31 verbali di contravvenzione, sempre per accesso alla zona a traffico limitato in assenza di permesso, dei quali essi avevano ricevuto notificazione dopo aver proposto il ricorso in prime cure.
Il motivo è inammissibile.
Nella narrativa del ricorso i ricorrenti danno atto di aver chiesto al Giudice di Pace di poter depositare in atti del giudizio di prima istanza detti ulteriori verbali, ma che la relativa istanza era stata rigettata. La sentenza impugnata non indica che, in relazione a detta statuizione, gli odierni ricorrenti avessero proposto una specifica censura in appello, nè questo viene chiarito nel motivo in esame. La questione, pertanto, deve ritenersi nuova.
Con il quarto motivo, invece, i ricorrenti lamentano l’erronea applicazione, da parte del Tribunale, della maggiorazione dell’aumento fino al triplo della sanzione minima edittale.
La censura è fondata.
Il Tribunale ha configurato l’unicità della condotta soltanto con riguardo a due verbali, ma ha applicato la maggiorazione del triplo del minimo edittale con riferimento a tutti e nove i verbali. Poiché la condotta unitaria era stata accertata con esclusivo riferimento a due verbali, e nella specie a quelli elevati in data (OMISSIS), rispettivamente alle XXXX ed alle XXXX, solo in relazione a tali violazioni poteva applicarsi la maggiorazione di cui si discute.
La sentenza va pertanto cassata, limitatamente al capo con cui viene disposto l’aumento del triplo del minimo edittale con riferimento a tutti e nove i verbali residui, e non invece soltanto a quello elevato in data (OMISSIS) alle ore XXXX, fermo il già disposto annullamento di quello, immediatamente successivo, elevato in pari data, alle ore XXXX”.
Il Collegio condivide la proposta del Relatore e ritiene che la statuizione relativa all’aumento fino al triplo del minimo edittale, contenuta nella sentenza impugnata, vada eliminata.
La memoria depositata dal ricorrente non offre argomenti ulteriori rispetto ai motivi di ricorso, essendo meramente reiterativa degli stessi.
In definitiva, vanno dichiarati inammissibili il primo, secondo, terzo e quinto motivo, mentre va accolto il quarto, con cassazione della sentenza impugnata in relazione alla censura accolta. Non essendo necessario alcun ulteriore accertamento in punto di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con eliminazione, dalla decisione del Tribunale di Roma oggetto di impugnazione, della statuizione relativa all’aumento del minimo edittale fino al triplo, di cui anzidetto.
Le spese del presente giudizio di legittimità vanno dichiarate irripetibili, alla luce dell’accoglimento soltanto parziale del ricorso. Per quelle del giudizio di merito, invece, va confermato il governo contenuto nella sentenza impugnata.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibili primo, secondo, terzo e quinto motivo; accoglie il quarto motivo del ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e, non essendo necessario alcun ulteriore accertamento di fatto, decide la causa nel merito, ai sensi di quanto previsto dall’art. 384 c.p.c., comma 2, disponendo l’eliminazione, dal dispositivo della sentenza impugnata, dell’aumento fino al triplo del minimo edittale. Conferma il governo delle spese operato dal giudice di merito, in relazione al relativo giudizio. Dichiara irripetibili le spese del presente giudizio di legittimità.


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