Diritto e Fisco | Articoli

La donazione al figlio deve essere provata

30 Luglio 2014
La donazione al figlio deve essere provata

Legittimo l’accertamento sintetico nei confronti del contribuente che sostiene di avere ricevuto i soldi per l’acquisto di un’automobile dal proprio genitore se non dimostra la provenienza della donazione.

Attenzione ai prestiti tra familiari: anche le elargizioni frutto delle normali consuetudini familiari, come le donazioni provenienti da mamma e papà, devono essere provate all’Agenzia delle Entrate. Diversamente scatta l’accertamento fiscale.

È un avvertimento che, oltre ad essere costantemente ribadito dai giudici e, da ultimo, da una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa [1], è stato da noi più volte ripetuto nelle pagine di questo portale (leggi, per esempio, l’articolo “Attenzione ai prestiti tra familiari”).

Gli acquisti effettuati dal contribuente che travalicano le sue possibilità economiche possono essere considerati “sospetti” dal fisco. Pertanto il cittadino deve essere sempre pronto a dimostrare la provenienza del denaro utilizzato; diversamente l’amministrazione può presumere che si tratti di “nero” e procede con l’accertamento sintetico attraverso il  redditometro.

I consumi, infatti, devono essere sempre proporzionati ai redditi dichiarati. Così, se il contribuente si trova a disporre di somme extra, frutto di donazioni e liberalità, è bene che si cauteli in anticipo chiedendo l’accredito attraverso sistemi tracciabili come, per esempio, un bonifico bancario o un assegno. In tal modo egli potrà provare al fisco la provenienza del denaro e riuscirà a predisporre una valida difesa contro l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

I giudici sono orientati nel richiedere la prova scritta dell’atto di liberalità del genitore. Se così non fosse, l’eventuale ricorso contro l’accertamento verrà quasi sicuramente rigettato.

In tema di accertamento dei redditi [2] elementi indicativi di capacità contributiva, tra gli altri, sono, per esempio, la disponibilità (in Italia o all’estero) di autoveicoli, nonché di residenze principali o secondarie.

La disponibilità di questi beni costituisce, quindi, una presunzione di capacità contributiva. In pratica, il contribuente che abbia acquistato un’automobile o una casa benché il proprio reddito dichiarato non glielo permettesse, passa sotto la lente del Fisco. E non perché ciò sia frutto di una valutazione fatta dall’Agenzia delle Entrate locale, ma perché è la stessa legge che impone di ritenere, quale conseguenza del fatto della disponibilità di tali beni, l’esistenza di un reddito non dichiarato.

Il contribuente, se vuole evitare la sanzione, deve fornire la prova scritta di redditi non imponibili idonei al mantenimento del possesso di tali beni. A tal fine, la tracciabilità del pagamento risponde ad una esigenza che va rispettata anche nei rapporti tra parenti o affini. E ciò anche se, nella comune esperienza, è solito presumere che tra tali soggetti sono ricorrenti le donazioni o i prestiti di denaro.

La disponibilità finanziaria necessaria per far fronte agli investimenti può provenire anche da una donazione indiretta. La differenza con la donazione diretta è che, se in quest’ultima il donante dona il bene acquistato (come normalmente avviene coi consueti “regali”), in quella indiretta, invece, viene consegnato il denaro affinché, con esso, il beneficiario possa autonomamente procedere ad acquistare il bene (si regala, per esempio, un “assegno” o una somma liquida di soldi).

Dunque, le donazioni indirette devono sempre avvenire con strumenti tracciabili onde evitare problemi seri con il fisco. Una consuetudine familiare – come quella di aiutare economicamente un figlio – non può infatti valere come giustificazione nei confronti del Fisco.


note

[1] Cass. sent. n. 16832/14 del 24.07.2014.

Autore immagine: 123


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