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Taratura autovelox scaduta si può fare ricorso dopo aver pagato?

12 Gennaio 2022
Taratura autovelox scaduta si può fare ricorso dopo aver pagato?

Si può chiedere il rimborso di una multa già pagata se ci si accorge, in un momento successivo, che è illegittima?

Le multe per autovelox sono illegittime tutte le volte in cui il verbale non indica la data dell’ultima taratura dell’apparecchio o quando la stessa è avvenuta più di un anno prima rispetto al rilevamento dell’infrazione. Gli strumenti elettronici della velocità devono infatti essere sottoposti a revisione annuale, così come imposto dalla Corte Costituzionale nel 2015. Potrebbe però succedere che l’automobilista si accorga di questo vizio solo in un momento successivo al pagamento della multa, visti i tempi con cui spesso la Pubblica Amministrazione risponde alle istanze di accesso agli atti. A questo punto sorge il problema se, in caso di multa illegittima per taratura dell’autovelox scaduta, si può fare ricorso dopo aver pagato? Ecco cosa dice, a riguardo, la nostra legge e, soprattutto, la giurisprudenza.

Ricorso contro la multa: termini

Il ricorso contro la multa può essere fatto entro termini perentori: 30 giorni se si intende agire dinanzi al giudice di pace o 60 giorni se si intende proporre l’impugnazione dinanzi al Prefetto. Il termine decorre da quando si è ricevuto la raccomandata o, al massimo, da quando la si è andata a ritirare all’ufficio postale (in questo secondo caso, però, non oltre il decimo giorno dalla consegna dell’avviso di giacenza nella buca delle lettere).

Ricorso contro la multa: condizioni

L’articolo 203 del Codice della strada, che regolamenta specificamente il ricorso al Prefetto, stabilisce espressamente che il trasgressore ha diritto a contestare la multa solo se non ha effettuato il versamento in misura ridotta. Il che quindi esclude la possibilità del ricorso quando si è già pagato la multa. La stessa disposizione – per giurisprudenza costante – viene ritenuta applicabile anche nel caso di ricorso al giudice di pace.

Lo scopo di tale previsione è facilmente intuibile: concedere uno sconto all’automobilista che rinuncia all’azione giudiziale, consentendo all’amministrazione di risparmiare sia in termini di recupero dell’importo che in spese processuali. Tant’è vero che, chi paga dopo i 60 giorni dalla notifica della multa, è tenuto a versare l’importo della contravvenzione in misura piena (che è quasi il doppio di quello indicato nel verbale).

Dunque, secondo i giudici della Cassazione [1], chi paga la multa con lo sconto del 30% (ammesso nei primi 5 giorni) o in misura ridotta (ammesso nei primi 60 giorni) riconosce l’infrazione commessa e la propria responsabilità, perdendo così anche il diritto di fare ricorso. Del resto, nel senso contrario, l’impugnazione della sanzione preclude al trasgressore di poter effettuare il pagamento in misura ridotta.

C’è un solo caso in cui è possibile presentare ricorso nonostante il pagamento: quando il conducente è soggetto diverso dal proprietario dell’auto e, quindi, con quest’ultimo responsabile in solido. In tale situazione, se il proprietario paga la multa, l’effettivo conducente può ugualmente fare ricorso (cosa che potrebbe essere per lui necessaria per non perdere i punti dalla patente). A dirlo è stata la Corte Costituzione [2] che tuttavia non si espressa sulla situazione contraria, ossia quando a pagare la multa sia il conducente e il proprietario voglia fare ricorso.

Che fare se il Comune non risponde all’istanza?

Tutte le volte in cui il cittadino, al fine di valutare la fondatezza del ricorso, presenti un’istanza di accesso agli atti all’amministrazione – come nel caso di richiesta del certificato di taratura – il ritardo di quest’ultima nell’esibizione della documentazione non legittima un differimento dei termini per il ricorso stesso.

Questo significa che bisognerà fare comunque una scelta, il più in fretta possibile, tra:

  • pagare la multa, rinunciando al ricorso;
  • oppure fare ricorso, rinunciando alla possibilità di pagare la multa in misura scontata e, nello stesso tempo, con l’incertezza di perdere la causa.

A quel punto, si potrà sollecitare il Comune, richiedendo i documenti necessari alla verifica della legittimità della contravvenzione. La raccomandata o la Pec di sollecito potrà essere esibita dinanzi al giudice di pace, in modo che, in caso di soccombenza dell’automobilista, questi non venga condannato a pagare le spese processuali.

Proprio per questo, però, la legge ha stabilito che il verbale di contestazione deve indicare la data dell’ultima taratura dell’autovelox, in modo che il cittadino non debba perdere tempo per verificare se tale adempimento è stato fatto nel termine di un anno. E se il verbale non indica la data della taratura, questo è un elemento sufficiente per impugnarlo o comunque per ottenere la compensazione delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso. Ma se la multa è stata già pagata, anche in questo caso, non è possibile fare ricorso.


note

[1] Cass. sent. n.13727/2010, sent. n.12899/2010.

[2] C. Cost. sent. n. 471/2015.


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