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È vessatoria la clausola di “tacito rinnovo” su un contratto?

12 Gennaio 2022
È vessatoria la clausola di “tacito rinnovo” su un contratto?

Condizioni generali del contratto: il tacito rinnovo non vincola se non c’è la doppia sottoscrizione, salvo nel caso in cui il contratto sia stato oggetto di trattativa tra le parti. 

È vessatoria la clausola di “tacito rinnovo” su un contratto? Chi si trova a firmare un contratto e a pagare un corrispettivo annuale sarà molto probabilmente vincolato al cosiddetto “rinnovo automatico”: in pratica, questi resta tenuto a rispettare l’impegno assunto fino all’invio di una lettera di disdetta da far pervenire alla controparte prima della data di rinnovo del contratto stesso. In questo modo, il vincolo è destinato a protrarsi di anno in anno, a tempo indeterminato, salvo formalizzare la volontà contraria. Si tratta di una tipica clausola inserita nei moduli di adesione a servizi periodici e continuativi come, ad esempio, quelli di abbonamento, polizze e assicurazioni, mediazioni immobiliari, ecc. 

Non sempre però si presta attenzione al contenuto di ciò che si firma e non poche volte ci si trova costretti a pagare ulteriori annualità senza aver alcuna intenzione di proseguire il rapporto. L’unico modo per svincolarsi è verificare se il contratto è stato redatto secondo i crismi stabiliti dalla legge. E l’articolo 1341 del Codice civile detta alcune importanti indicazioni in merito alle cosiddette clausole vessatorie, quelle cioè che implicano, per colui che accetta la scrittura, un vincolo particolarmente stringente, come appunto le proroghe e le rinnovazioni automatiche. Ecco perché è bene chiedersi se è vessatoria la clausola di tacito rinnovo apposta su un contratto. Ma la risposta non è così immediata. Cerchiamo di comprendere allora il senso della legge.

La seconda firma sulle clausole vessatorie

Il citato articolo 1341 del Codice civile impone, a chi predispone moduli e formulari prestampati, di far prendere cosciente cognizione alla controparte della presenza di clausole vessatorie. Questa cognizione si realizza richiedendo una seconda firma in una clausola finale e riassuntiva che elenca i numeri delle clausole vessatorie disseminate nel contratto. In questo modo, chi non ha partecipato alla redazione della scrittura privata e chi si trova dinanzi a un prestampato e all’alternativa se aderire o meno, senza possibilità di incidere sul contenuto dello stesso (proprio perché “standardizzato”) viene messo nella condizione di prestare maggiore attenzione alle clausole per lui più svantaggiose.

Quali sono le clausole vessatorie?

La norma contenuta all’articolo 1341 Cod. civ. elenca quali sono le clausole vessatorie ma non si tratta di una indicazione tassativa. Peraltro, la formulazione della stessa è abbastanza generica. 

Sono considerate vessatorie le clausole che comportano, a favore del predisponente (di colui cioè che ha redatto il contratto):

  • limitazioni di responsabilità ossia che esonerano in tutto o in parte il predisponente dalle conseguenze di un suo inadempimento (si pensi, ad esempio, alla clausola che preclude all’aderente il diritto di chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento o che esclude in tutto o in parte il suo diritto al risarcimento del danno);
  • facoltà di recedere dal contratto o di sospendere l’esecuzione (ad esempio il predisponente prevede la possibilità di risolvere il contratto per motivi diversi dall’inadempimento).

Sono altresì vessatorie le clausole che comportano, a carico dell’aderente (di colui cioè che si trova a firmare un contratto alla cui redazione non ha partecipato): 

  • decadenze e particolari oneri (si pensi alla clausola che stabilisce la perdita del diritto di garanzia se i vizi della cosa non sono denunciati con una particolare forma o entro un termine eccessivamente breve);
  • limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni;
  • esclusive, prelazioni o altre limitazioni alla facoltà di concludere altri contratti con terzi;
  • proroghe o rinnovi taciti: sono le clausole che riservano al predisponente il diritto di prorogare o rinnovare il contratto in mancanza di un’apposita disdetta dell’aderente;
  • deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria (ad esempio la clausola che impone un determinato foro o che stabilisce l’obbligo di rivolgersi a un arbitro).  

Il rinnovo tacito è una clausola vessatoria?

Da quanto appena visto si può dedurre facilmente che la clausola che prevede il rinnovo tacito è da considerare vessatoria solo nel caso in cui il contratto non sia il frutto di una trattativa tra le parti, quando cioè il suo contenuto è predisposto in forma standard da un solo soggetto mentre l’altro ha solo la possibilità di scegliere se aderire o meno. È appunto il caso dei contratti realizzati mediante moduli o formulari prestampati. In tale ipotesi, se la clausola vessatoria non è oggetto di apposita sottoscrizione, ulteriore rispetto a quella a fine contratto, essa è inefficace.

Secondo la Cassazione, tale clausola è vessatoria anche se prevista in favore di entrambe le parti [1].

Risultato: la previsione del rinnovo tacito di anno in anno prevista per entrambe le parti del contratto che non sia stato concluso attraverso moduli o formulari non integra una clausola vessatoria.

Come deve essere la clausola che chiede l’approvazione delle clausole vessatorie?

La clausola posta alla fine del contratto che richiede la doppia sottoscrizione al fine di rendere efficaci le clausole vessatorie deve indicare solo queste ultime e non anche le clausole che non lo sono. Diversamente, frustrerebbe l’esigenza del legislatore di consentire all’aderente di prendere consapevole visione delle limitazioni ai suoi diritti.


note

[1] Cass. 27 febbraio 1998 n. 2152, in riferimento alla sola clausola di proroga tacita: Cass. 10 maggio 2001 n. 6510.

Autore immagine: depositphotos.com


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