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Testamento in stampatello: è valido?

12 Gennaio 2022
Testamento in stampatello: è valido?

Come deve essere redatto un testamento olografo: la scrittura, la grafia e la firma. 

Una recente ordinanza della Cassazione [1] risponde a un’interessante domanda: il testamento in stampatello è valido? Il problema non si pone per chi fa testamento dinanzi al notaio: la presenza del pubblico ufficiale, che redige il documento e che quindi ha il compito di controllare l’identità del dichiarante e di formalizzare le sue dichiarazioni, attribuisce al documento il valore di “piena prova” ed è quindi garanzia di attendibilità dello stesso. 

La questione della validità del testamento in stampatello si pone dunque solo per il testamento olografo, quello cioè fatto in casa. Chiunque infatti ne potrebbe contestare l’autenticità, la genuinità della firma e quindi la riconducibilità al defunto. In un’ipotesi del genere, seppur spetterebbe a chi agisce dimostrare la falsità del testamento, si aprirebbe una controversia giudiziaria la cui soluzione potrebbe richiedere anni. 

In questo quadro di incertezze, è bene che il testatore, al momento della redazione delle proprie ultime volontà, utilizzi tutti i crismi per evitare equivoci e contestazioni. Ecco che allora, la prima cosa da fare, è assicurarsi che la scrittura sia leggibile, che la firma sia quella regolarmente usata dall’interessato e che sul foglio non vi siano cancellature, abrasioni, correzioni o sviste. 

Posto che il testamento olografo è valido solo se redatto dalla mano del testatore e non da terzi (pertanto, non avrebbe valore legale il documento scritto al computer e poi stampato), la grafia utilizzata per redigere il testamento serve anche per comprendere se esso è davvero opera del defunto o di terzi. Ecco perché si guarda con diffidenza allo stampatello, più “imitabile” rispetto al corsivo. 

Ebbene, secondo l’ordinanza della Cassazione in commento, il testamento olografo scritto in stampatello può considerarsi valido e ha quindi pieno valore legale. Questo innanzitutto perché l’abitualità e la normalità del carattere grafico adoperato dal testatore non rientrano fra i requisiti di validità del testamento olografo richiesti dalla legge. Inoltre, ma non da meno, il livello di attendibilità raggiunto dalle attuali perizie calligrafiche consente infatti, con buon grado di precisione, di attribuire la paternità dello scritto, anche in caso di utilizzo dello stampatello. 

Il principio non è nuovo. Ci sono numerose pronunce che sposano tale interpretazione. Come già detto in passato dalla stessa Suprema Corte, l’uso dello stampatello non può escludere di per sé l’autenticità del testamento, non almeno se il ricorso a questa forma grafica costituisce un’abitudine del testatore o una necessità determinata dalle sue condizioni di salute (è difatti più semplice, in alcuni casi, scrivere in stampatello che in corsivo). Insomma, è sempre bene fare un’analisi caso per caso e a valutare tali circostanze deve essere il giudice. 

Dunque, il tipo di grafia o di scrittura utilizzata per fare il testamento, seppur non costituisce un requisito di validità del testamento stesso, è comunque un elemento significativo del quale tenere conto ai fini della valutazione della sua autenticità [2].

Per i giudici di primo e secondo grado, il testamento olografo redatto in stampatello è valido se viene accertata la consuetudine del defunto di utilizzare, oltre che al consueto carattere corsivo, anche – seppur di tanto in tanto – quello stampatello [3].  


note

[1] Cass. sent. n. 42124/2021.

[2] Cass. sent. n. 31457/2018.

[3] C. App. Torino sent. del 19.12.2000.

Autore immagine: depositphotos.com


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