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Dipendente in malattia non comunica il cambio di domicilio

12 Gennaio 2022
Dipendente in malattia non comunica il cambio di domicilio

Cosa rischia il lavoratore che si sposta durante la malattia rendendo impossibile la visita fiscale?

Tra gli obblighi del lavoratore assente per malattia vi è quello di rendersi reperibile ai fini della visita fiscale da parte del medico dell’Inps. Per questa ragione, il certificato medico deve indicare il luogo ove questi si troverà durante tutto il decorso della degenza. E se dovesse intervenire uno spostamento in un altro luogo, l’interessato sarebbe tenuto a fornire immediata comunicazione all’azienda. Cosa rischia il dipendente in malattia che non comunica il cambio di domicilio? La risposta è in una recente ordinanza della Cassazione [1].

Ricordiamo innanzitutto che i lavoratori assenti per malattia hanno l’obbligo di sottoporsi, preferibilmente sin dal primo giorno, a visita medica da parte del medico curante il quale emette un apposito certificato che comunica, in via telematica, all’Inps.

Il lavoratore può recarsi direttamente presso l’ambulatorio del medico nell’orario di apertura (visita ambulatoriale); se però le condizioni di salute non consentono uno spostamento, l’attività medica viene prestata a domicilio. La visita domiciliare deve essere eseguita:

  • nel corso della stessa giornata, quando la richiesta perviene entro le ore 10,00;
  • entro le ore 12,00 del giorno successivo, in caso di richiesta recepita dopo le ore 10,00.

Durante la visita, il lavoratore deve fornire al medico la propria tessera sanitaria e comunicare l’eventuale indirizzo di reperibilità da inserire nel certificato, solo se diverso da quello di residenza (o del domicilio abituale) in possesso del datore di lavoro.

Il lavoratore, inoltre, deve richiedere al medico il numero di protocollo identificativo del certificato (cosiddetto PUC) per comunicarlo al proprio datore di lavoro, quando richiesto.

L’Inps, a sua volta, mette a disposizione dei datori di lavoro gli attestati di malattia ricevuti dai medici.

La legge prevede altresì l’onere per il lavoratore di verificare che in detto certificato medico sia stato indicato e, in difetto di indicarvi egli stesso, il luogo del proprio domicilio durante la malattia, se diverso dal domicilio abituale. L’inosservanza di siffatto onere, in mancanza di norme sanzionatorie specifiche, fa venir meno il diritto del lavoratore all’indennità di malattia per l’intero periodo in cui l’Inps – a sua volta tenuto ad esperire le opportune indagini per integrare il documento – non sia stato in grado, usando l’ordinaria diligenza, di esercitare il potere dovere di controllo della malattia.

Per consentire il controllo dello stato di malattia, il lavoratore ha l’obbligo di essere reperibile presso l’indirizzo abituale o il domicilio occasionale durante tutta la durata della malattia, comprese le domeniche e i giorni festivi, nelle seguenti fasce orarie giornaliere:

  • dalle ore 10,00 alle 12,00 e dalle ore 17,00 alle 19,00 per i lavoratori del settore privato; 
  • dalle ore 09,00 alle 13,00 e dalle ore 15,00 alle 18,00 per i dipendenti pubblici.

Anche durante il periodo di congedo per malattia, il lavoratore è tenuto all’obbligo di reperibilità e, pertanto, a comunicare la variazione del relativo indirizzo al datore di lavoro. Dunque, il dipendente che omette di comunicare tale variazione, così di fatto impedendo la visita fiscale, può essere soggetto a sanzione disciplinare. In merito però a tale sanzione, se il contratto collettivo prevede una sanzione diversa dal licenziamento, il datore di lavoro non può adottare una misura più rigorosa. Questo implica che l’eventuale licenziamento è illegittimo e, a detta della Cassazione, l’azienda è tenuta a reintegrare il lavoratore e, quindi, a ridargli il posto. 

L’aspetto più importante di tale pronuncia è, pur statuendo l’illegittimità del licenziamento, escludere che si possa procedere al semplice risarcimento del danno nei confronti del lavoratore: va invece ripristinato il rapporto di lavoro.

La questione sottoposta alla Suprema Corte vede il caso di un dipendente licenziato per omessa comunicazione della variazione di domicilio al datore di lavoro in costanza di congedo per malattia durante il quale – per accertata negligenza dell’Inps per non aver proceduto alla registrazione della variazione del precedente domicilio comunicato dal lavoratore – veniva dichiarato irreperibile alla visita di controllo ed assente ingiustificato al lavoro per i successivi giorni fino all’effettivo rientro. 

La Cassazione ha innanzitutto ritenuto di poter qualificare l’assenza per malattia alla stregua del “congedo” e come tale suscettibile, ai fini sanzionatori, della disciplina prevista dal relativo Ccnl di categoria. 

In questi casi, il Contratto collettivo può prevedere formule come la seguente: «È dovere del personale comunicare immediatamente all’azienda ogni mutamento della propria dimora sia durante il servizio, che durante i congedi». La sanzione definita dal Ccnl può essere di tipo conservativo (la multa): sicché, in tali casi, il datore di lavoro non può invece infliggere il licenziamento. 

Ricordiamo che, nell’ambito del licenziamento disciplinare illegittimo, la reintegrazione sul posto si applica solo nell’ipotesi in cui il fatto contestato non sia mai stato commesso (a prescindere da ogni valutazione relativa alla proporzionalità) o nell’ipotesi in cui il Ccnl o il codice disciplinare prevedano, per tale comportamento, una sanzione conservativa (ossia una sanzione che non incida sul rapporto di lavoro).


note

[1] Cass. sent. n. 36729/21.

Autore immagine: depositphotos.com


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