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Quanto tempo ha la vittima per denunciare una violenza?

16 Maggio 2022 | Autore:
Quanto tempo ha la vittima per denunciare una violenza?

Maltrattamenti contro familiari e violenza sessuale: qual è il termine per sporgere querela? Quando lo stupro è procedibile d’ufficio?

Ogni forma di violenza costituisce reato, anche quella meramente psicologica. La vittima può pertanto sporgere denuncia presso le autorità competenti affinché il responsabile sia punito per quello che ha fatto. Con questo articolo non parleremo di ogni tipo di violenza ai danni di una persona, bensì delle due forme di reato più diffuse e di cui sono generalmente vittime le donne: i maltrattamenti in famiglia e la violenza sessuale. Per la precisione, risponderemo alla seguente domanda: quanto tempo ha la vittima per denunciare una violenza?

Come diremo a breve, la violenza sessuale è un delitto punibile a querela di parte; significa che, senza la segnalazione della persona offesa, la polizia non può procedere nei confronti dell’autore del reato. Deve dunque essere la vittima a manifestare l’espressa volontà di denunciare il suo aguzzino. Diverso è, invece, il reato di maltrattamenti in famiglia, che per legge è procedibile d’ufficio. Se l’argomento t’interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quanto tempo ha la vittima per denunciare una violenza.

Violenza sessuale: quando è reato?

La violenza sessuale è il reato che commette chi costringe un’altra persona a compiere o subire atti sessuali [1].

Per “atti sessuali” non si intende soltanto il rapporto sessuale completo, ma qualsiasi coinvolgimento di parti del corpo definibili come “zone erogene”. Sono erogene quelle parti capaci di stimolare l’istinto sessuale (organi genitali, cosce, labbra, collo, seno, ecc.).

Dunque, sono stupro tutti i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti delle zone erogene, anche se fatti sopra i vestiti, capaci di eccitare chi li compie.

Anche un solo bacio, se dato su una zona erogena, può costituire violenza sessuale. Si pensi al bacio sulle labbra oppure a quello sul collo, quando sono estorti alla vittima senza il suo consenso.

Violenza sessuale: quanto tempo ha la vittima per denunciare?

La violenza sessuale può essere denunciata dalla vittima entro dodici mesi da quando il reato è avvenuto. Solo la persona offesa è legittimata a segnalare il fatto alle forze dell’ordine: si dice, infatti, che la violenza sessuale è un «reato procedibile a querela di parte».

Al contrario, se la vittima della violenza sessuale è un minore o una persona convivente (non necessariamente il coniuge), chiunque potrà procedere a sporgere denuncia, anche il soggetto che ha casualmente assistito al reato, senza limiti di tempo. In questa ipotesi, infatti, il reato è «procedibile d’ufficio».

Violenza domestica: quando è reato?

In Italia la violenza domestica è un reato, precisamente quello di maltrattamenti contro familiari e conviventi. I maltrattamenti consistono in condotte ripetute nel tempo capaci di infliggere sofferenze fisiche o anche solo morali.

Le caratteristiche dei maltrattamenti sono dunque due:

  • l’idoneità a provocare dolore, anche solo morale;
  • la reiterazione. Una sola condotta offensiva non sarebbe sufficiente. Si dice infatti che il reato di maltrattamenti è abituale, cioè deve necessariamente essere ripetuto nel tempo.

Per maltrattamenti si intende dunque ogni tipo di condotta che si traduce in un abuso nei confronti della vittima. Nei maltrattamenti non rientrano soltanto i soprusi fisici, ma anche quelli psicologici. Ad esempio, costituisce maltrattamento la condotta vessatoria consistente in continui insulti e umiliazioni.

Maltrattamenti: quando c’è reato?

Secondo la legge [2], scatta il delitto di maltrattamenti solo quando la condotta offensiva è posta in essere nei confronti di:

  • un convivente, non necessariamente parente o familiare;
  • una persona sottoposta alla propria autorità. Si pensi al rapporto tra il tirocinante e il suo maestro o tra dipendente e datore di lavoro;
  • una persona affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, per l’esercizio di una professione o di un’arte. È il caso degli alunni in una scuola, dei pazienti in un ospedale, degli anziani in una casa di riposo.

Insomma: i maltrattamenti sono reato soltanto se commessi nei confronti di un soggetto che si trova in un particolare rapporto con l’autore del crimine.

Se lo stesso fatto venisse commesso in altre circostanze, diverse da quelle sopra indicate, allora si avrebbe un altro reato oppure addirittura potrebbe non esserci alcun crimine.

Ad esempio, ingiuriare e umiliare una persona che si trova in strada non è reato, a meno che la condotta non si ripeta costantemente nel tempo, così da integrare il delitto di stalking.

Se, invece, la stessa condotta viene tenuta nei riguardi di un convivente (ad esempio, della moglie), allora si avrebbe il reato di maltrattamenti.

Maltrattamenti: quanto tempo ha la vittima per denunciare?

Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi è procedibile d’ufficio. Ciò significa che chiunque può sporgere denuncia alle forze dell’ordine, anche persona totalmente estranea alle violenze e al nucleo familiare.

Ad esempio, se il vicino di casa si accorge che dall’appartamento accanto provengono urla disperate, potrebbe egli stesso segnalare il fatto alle autorità.

Di conseguenza, per segnalare i maltrattamenti non occorre necessariamente la querela della persona offesa, sporta nel termine di tre mesi dalla commissione del crimine.

Violenza: quanto tempo ha la vittima per denunciare?

Tirando le fila di quanto detto sinora, possiamo concludere affermando che:

  • la vittima di violenza sessuale ha dodici mesi di tempo per poter sporgere querela. Non ha limiti di tempo se è minorenne oppure era convivente con l’aggressore al tempo del fatto;
  • la vittima di maltrattamenti in famiglia non ha limiti di tempo per sporgere denuncia, trattandosi di reato procedibile d’ufficio.

note

[1] Art. 609-bis cod. pen.

[2] Art. 572 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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