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Quando è integrato il reato di pornografia minorile?

17 Maggio 2022 | Autore: Federica Bolla
Quando è integrato il reato di pornografia minorile?

Sexting e tutela dell’interesse del minore e della sua vulnerabilità.

Commette il reato di pornografia minorile chiunque utilizza minorenni per realizzare esibizioni o spettacoli pornografici o comunque per produrre materiale pornografico.

È accusato di questo reato anche chi spinge il minore a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici per trarne un profitto. Al pari, integra il reato anche colui che distribuisce e diffonde il materiale pedopornografico.

Cosa si intende con materiale pedopornografico? Si intende la rappresentazione fotografica che comporta la partecipazione di un soggetto minore di età a scene a sfondo sessuale.

Dal 2006, per la configurazione del reato occorre l’utilizzazione dei minori per la produzione di esibizioni o di materiale pedopornografico, a prescindere da qualsivoglia finalità lucrativa o commerciale; il soggetto che agisce deve essere consapevole della minore età dei ragazzi coinvolti.

Ma se il minore è consenziente alla produzione del materiale, quando è integrato il reato di pornografia minorile? Il suo consenso è rilevante? Vediamo.

Sexting minorile

Una prima importante decisione sul punto si è avuta nel 2018, quando le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 51815, hanno optato per la liceità del sexting primario, cioè la creazione di materiale pedopornografico con il consenso del minore. Infatti, non ci sarebbe utilizzazione illecita se il materiale prodotto raffigura un minore che ha raggiunto l’età del consenso e tale materiale è destinato a un uso strettamente privato. La condotta è frutto di una libera scelta del minore, a meno che non vi sia stata minaccia, inganno o violenza.

Con il consenso del minore non si può più parlare di “utilizzazione” del medesimo per la creazione di materiale pedopornografico e, pertanto, il reato non è integrato.

Se si esclude che l’autoproduzione consensuale di materiale pedopornografico integri il reato in esame, allora deve escludersi che anche il commercio o la divulgazione del suddetto materiale possano integrare il reato di pedopornografia.

Al fine di evitare questa allarmante conseguenza, le Sezioni Unite, nel 2020, hanno confermato che la divulgazione di immagini e video di natura sessuale autoprodotte dal minore continuano a integrare il reato di pedopornografia.

Il selfie pedopornografico

Nel 2019, le Sezioni Unite, con sentenza n. 552, hanno provveduto a sottolineare che integra, in ogni caso, il reato di divulgazione di materiale pedopornografico, la condotta di colui che divulga immagini pornografiche autoprodotte, il cosiddetto selfie, da minorenni.

Nuovamente le Sezioni Unite, intervenute in materia all’udienza del 28 ottobre 2021, in seguito all’ordinanza n. 25334/2021, hanno stabilito come il bene da proteggere non sia solo l’autonomia sessuale del minore ma anche la tutela della sua intimità e il contrasto alla diffusione del materiale pedopornografico. Questo è dovuto dalla grande incertezza che l’Italia conosce sulla questione del sexting minorile.

Il fenomeno si è diffuso ulteriormente grazie al notevole utilizzo di smartphone e allo sviluppo tecnologico; il sexting è infatti molto diffuso tra i minorenni.

Ritenere, pertanto, il sexting un illecito non sarebbe una soluzione adeguata e coerente con la realtà sociale. Tale decisione verrebbe infranta da moltissimi minori e ne renderebbe “criminali” un numero elevatissimo.

La domanda da porsi è se si debba dare prevalenza alla libertà del minore di realizzare immagini della propria vita sessuale o tutelare il minore da un eventuale futuro utilizzo illecito di queste immagini.

Da un lato, è certamente sostenibile che la documentazione della propria vita sessuale rientri nella libertà di qualsiasi soggetto: tale comportamento deve essere considerato una componente anche della vita e crescita del minore. Dall’altro, occorre sempre considerare il pericolo di una diffusione non consensuale di immagini sessuali e sempre più frequenti atti di estorsione e di bullismo.

È necessario proteggere il minore dalla vulnerabilità tipica della propria età, che lo porta a non considerare appieno i rischi in cui incorre.

Le Sezioni Unite hanno sollevato alcune perplessità in merito alla capacità del minorenne di dare il proprio valido consenso alla produzione di materiale sessualmente esplicito, anche se per uso domestico, escludendo infine che il minore possa prestare il proprio consenso alla divulgazione del medesimo materiale, indipendentemente dalla presenza di una relazione affettiva tra un minore e un soggetto adulto che, molto probabilmente, non può considerarsi paritaria.

È necessario trovare un adeguato bilanciamento tra le esigenze e i beni giuridici in gioco: la tutela dell’interesse del minore e della sua vulnerabilità deve essere controbilanciata dal riconoscimento di diritti e libertà individuali propri della persona.

Il minore, però, deve essere tutelato da scelte non ponderate o situazioni in cui la sua volontà venga estorta con espedienti o minacce.

Si è giunti alla conclusione che il reato di pornografia minorile non è integrato se viene rispettata la volontà del minore nella produzione di materiale pornografico per uso domestico, il cui valido consenso, a ogni modo, è fondamentale.

Diversamente, la diffusione di tali immagini può integrare il reato in esame, poiché prevale l’esigenza di tutelare il minore vietando l’invio di immagini (o video) intime a terzi non coinvolti nella loro produzione.



Di Federica Bolla


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